Turismo scolastico: crescita e nuove regole

Il mercato del viaggio scolastico continua a espandersi, guidato da riforme che semplificano le pratiche.

di Giulia Ferrero · 16 settembre 2026 · 6 min di lettura

Studenti in uniforme scolastica italiani che salgono su un pulliman giallo alla stazione dei treni, con valigie e un tablet che mostra un itinerario di viaggio

Nel corridoio della secondaria Cesa, a Roma, tre alunni di terza media caricano valigie in attesa del pullmino per la gita in Toscana. Fuori, il driver apre un’app: quella di Quality Travel, che mostra subito gli aggiornamenti normativi. Non è più un quaderno, ma un sistema diretto. L’app ha raccolto oltre 60 milioni di login da insegnanti in un anno. Il tour operator non è più un intermediario: è un sistema operativo.

Il mercato italiano del turismo scolastico ha superato i 1,4 miliardi di euro nel 2025, secondo dati dell’Associazione Italiana Turismo Scuole. Il 68% dei docenti che organizzano viaggi lo fa almeno due volte l’anno. La Sardegna, la Basilicata e il Molise sono le destinazioni meno richieste, mentre Lombardia, Lazio e Veneto dominano con il 52% delle prenotazioni. A Firenze, una professoressa di storia ha cambiato destinazione dopo il crollo di un ostello a Venezia: la sicurezza non è più un optional, ma un must contrattuale.

Normativa 2025: cosa è cambiato davvero

Il decreto ministeriale numero 117 del 15 aprile 2025 ha introdotto una clausola obbligatoria sui contratti con fornitori esteri: tutti i partner devono dimostrare di rispettare le norme ambientali UE. Un istituto di Bologna ha dovuto cambiare struttura in Grecia perché l’hotel non aveva il certificato EU Ecolabel. Il ministero ha stanziato 2,3 milioni di euro per un portale gratuito che verifica in tempo reale le licenze dei viaggiatori. Dal 1° ottobre, ogni scuola deve indicare un referente unico per i viaggi: un nome, un numero, un’email. Niente più deleghe.

A Trieste, il preside Marco Bassi ha ridotto il budget viaggi del 30% nel 2025: ha chiesto alle famiglie di contribuire direttamente, come per le uscite culturali. L’idea non ha ottenuto il consenso universale. La protesta dei genitori ha portato alla Camera un’interpellanza con 12.000 firme. Il governo ha risposto con un emendo: le scuole possono chiedere un contributo volontario, non obbligatorio, fino a un massimo del 15% del costo totale. Il fondo nazionale per i viaggi scolastici, alimentato da una tassa sui biglietti aerei, ha erogato 89 milioni di euro in quattro anni. Ma il 42% degli istituti non li ha mai richiesti.

Digitalizzazione: l’alba del tour operator smart

L’app di Quality Travel ha integrato l’AI per stimare i costi: un viaggio a Roma per 30 studenti viene calcolato in 1.247 euro, con un margine di errore sotto il 3%. La piattaforma ha acquisito 15 startup minori nel 2025, tra cui Treccani Travel, specializzata in itinerari culturali. A Milano, un’insegnante ha organizzato un viaggio in Germania: il preventivo è arrivato in 38 minuti. Prima ci volevano tre settimane. Il 71% degli insegnanti ha firmato digitalmente, senza appunti sporchi di caffè e inchiostro.

Ma la digitalizzazione non ha risolto il problema delle assenze. A Napoli, il 22% degli studenti non partecipa ai viaggi per motivi familiari. Un’indagine dell’Università di Bari ha scoperto che le famiglie con redditi bassi rifiutano il viaggio perché non possono permettersi le spese impreviste. Il governo regionale ha lanciato un bonus scolastico da 500 euro per famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro. La domanda si è esaurita in tre giorni. A Palermo, una professoressa ha usato i fondi del Progetto Europa: ma il 15% degli alunni non aveva passaporto valido. La burocrazia è la causa di cancellazioni che costano al settore 12 milioni di euro l’anno.

La sicurezza sanitaria è diventata il fattore determinante. Dopo l’epidemia di mpox nel 2024, il ministero ha richiesto un certificato sanitario obbligatorio per ogni studente, non più vecchio di 72 ore. A Bari, la scuola ha dovuto annullare un viaggio in Spagna perché un alunno non aveva fatto il tampone. I costi extra di tamponi, mascherine e assicurazioni sono saliti al 18% del prezzo totale. Un gruppo di genitori ha fatto ricorso: la Corte Costituzionale lo ha respinto nel marzo 2025, sostenendo che la salute non è negoziabile. Il 34% dei genitori ha chiesto il rimborso per assicurazioni superflue.

Destinazioni che resistono: dove vanno gli studenti

La Toscana ha registrato un aumento del 41% di iscrizioni per viaggi scolastici nel 2025. La piazza del Campo a Siena, con i suoi 900 euro a persona per una settimana, è il posto più richiesto. Ma a Roma, i costi del trasporto pubblico spingono le scuole a destini più vicini. Un istituto di Grosseto ha organizzato un viaggio in Basilicata: i fondi sono bastati, ma i genitori lamentano la scarsità di attività. Il turismo scolastico non è solo cultura: è anche svago. La provincia di Lecce ha chiesto un aumento del 25% per lezione per i viaggi estivi. Risposta del governo: zero stanziamenti.

A Venezia, l’invasione di crocieristi spinge le scuole a evitare la laguna. Il Consorzio Venezia Autentica propone itinerari alternativi: Murano, Burano, Torcello. Ma i costi dei vaporetti sono saliti al 22%. Un istituto di Vicenza ha scelto il Veneto interno: villa Almerici a Valdagno. Il prezzo era la metà. Il tour operator ha aggiunto un’attività di pottery a Bassano: i ragazzi hanno speso 15 euro ciasuno. Il 67% degli insegnanti ritiene che le attività artigianali siano più significative delle visite guidate.

L’Europa è al centro. Dopo il crollo del 2023, i viaggi in Francia e Spagna sono raddoppiati. Ma la Germania ha visto un calo del 19% per colpa del caro-bollette. Un istituto di Torino ha cambiato destinazione: invece che Monaco, è andato in Repubblica Ceca. I ragazzi hanno visitato Praga per 450 euro a testa. La scuola ha risparmiato 8.000 euro. Il presidente della provincia ha firmato un accordo con l’Ambasciata di Praga: sconti del 30% per gruppi scolastici. Ma il 12% degli alunni non è partito per mancanza di documento.

Il turismo scolastico non è solo Economia: è identità. A Palermo, una scuola ha organizzato un viaggio in Albania: i ragazzi hanno conosciuto i loro doppiani nazionali. Il tour operator ha pagato un’associazione locale per un pranzo tradizionale. Il conto: 23 euro a persona. In Italia, lo stesso pranzo costa 47 euro. La differenza si chiama convenienza. Ma non sempre. A Bologna, il tentativo di un viaggio in Romania è fallito: nessuna guida parlava italiano. Annullato. Il rifatto costa 3.500 euro. Il 45% dei docenti accetta i viaggi solo se ci sono garanzie vincolate.

Il futuro: cosa aspetta i turisti scolastici

Per il 2026, l’Aspromonte Turistica prevede un aumento del 15% delle prenotazioni. La Calabria punta su esperienze immersive: pesca, agricoltura, tradizioni. Ma manca l’infrastruttura. Un istituto di Cosenza ha rinunciato a un viaggio in Costa d’Entella: nessun albergo ha posti per 40 ragazzi. La Regione ha stanziato 1,2 milioni di euro per agenzie di collocamento: nessuno ha risposto. Il turismo scolastico ha bisogno di investimenti, non solo di regole. A Udine, il sindaco ha aperto un b&b gestito dagli studenti: 12 posti, 35 euro a notte. Il 92% degli insegnanti lo consiglia. Ma nessuno lo ha mai prenotato.

Chiude la stagione, non il dibattito. Il governo ha aperto un’indagine sull’equità dei costi. Ma non ha mai chiesto: cosa resta di un viaggio quando non c’è chi lo organizza?

Spunto di cronaca: Quality Travel

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