Campionato della Pizza 2026: vince Palazzo Petrucci

Davide Ruotolo in cima alla classifica davanti ai Martucci, a Bro' e a Giuseppe Bove.

di Redazione Chiavi del Gusto · 3 settembre 2026 · 4 min di lettura

Davide Ruotolo lavuta l'impasto della pizza durante la finale del Campionato della Pizza 2026 a Napoli

Sedici squadre in gara, tre giorni di assaggi, una giuria che non ha mai smesso di prendere appunti. A Napoli, nella serata di mercoledì 2 settembre, il Campionato della Pizza 2026 ha chiuso i conti con un nome che pesava già nell'aria: Palazzo Petrucci. Il primo classificato è Davide Ruotolo, trentaquattro anni, mani asciutte e un'idea di impasto che a Via Posillipo funziona da tempo.

La classifica finale, ruolo per ruolo

Dietro Ruotolo, staccati di poco, i fratelli Martucci: secondo posto per il lievitista, terzo per il pizzaiolo. Quarta piazza per la pizzeria Bro', quinta per Giuseppe Bove, reduce da una stagione complicata a livello personale e tornato in pedana con la grinta di sempre. Sei squadre arrivate da fuori regione, dieci dalla Campania: la sproporzione racconta la geografia reale del settore.

Il punteggio finale di Ruotolo, 488,5 su 500, è arrivato al termine di una gara tirata. La giuria era composta da quindici tecnici fra maestri pizzaioli, giornalisti enogastronomici e un rappresentante dell'Associazione Verace Pizza Napoletana. Nessun bonus di carriera, nessuna wild card: si è votato disco per disco, assaggio dopo assaggio, in cieco, con i cartellini coperti fino alla fine.

Cosa ha convinto davvero

Tre dettagli, fra i tanti possibili. Il cornicione di Ruotolo, alto e irregolare, si spezzava a mano senza opporre resistenza: segno di una maturazione lenta, circa diciotto ore a temperatura controllata, e di un'idratazione spinta oltre il settanta per cento. Il fondo, asciutto sotto il palato, senza quella macchia di umidità che tradisce la fretta. Poi il pomodoro: San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOP, passata a crudo, sale fino, niente cottura preventiva. Una scelta di purezza che in platea ha spaccato la giuria.

Convince meno, a nostro avviso, la gestione del tempo: il banco di Palazzo Petrucci ha servito le ultime Margherite con trenta secondi di ritardo rispetto al cronometro ufficiale. Poco, in gara. Tanto, in una sala piena. Ruotolo lo sa e probabilmente ci penserà prima della prossima edizione.

I fratelli Martucci, la costanza che paga

Secondo e terzo posto, stesso cognome, due ruoli diversi. Il team Martucci si è presentato a Napoli con un lievitista e un pizzaiolo separati, scelta tecnica che consente di lavorare il disco al momento, senza pressioni di lievitazione. Il risultato è un'evidenza: 487,1 il lievitista, 486,8 il pizzaiolo. Trentacinque millesimi di distanza, praticamente una questione di temperatura ambiente.

La loro proposta, la Padellino contemporanea, ha messo d'accordo cinque giurati su quindici: gli altri dieci l'hanno giudicata troppo personale, fuori scala rispetto ai parametri classici. Un rischio calcolato, che a noi della redazione è sembrato onesto. Chi vince non sempre convince tutti, e chi arriva secondo non sempre perde.

Bro' e Bove, la geografia del movimento

Quarta piazza per Bro', pizzeria di via dei Tribunali storica, con un punteggio di 484,9. Il loro punto forte, la gestione del calore del forno a legna: costante, mai superiore ai 430 gradi al cuore della calotta. Un dettaglio tecnico che ai profani sfugge e che invece spiega perché il loro disco non ha mai quel fondo bruciato che si vede in molte insegne cittadine.

Giuseppe Bove chiude quinto a 483,6. Reduce da un'estate difficile, lo si è visto concentrato, quasi silenzioso, mentre gli altri pizzaioli chiacchieravano tra un assaggio e l'altro. La sua Marinara, con aglio dolce di Nubia e origano fresco, è stata probabilmente la migliore della categoria: la giuria glielo ha riconosciuto a metà, penalizzandolo però sulla gestione della mozzarella di bufala, arrivata in prova un grado sotto la temperatura richiesta dal disciplinare interno.

Sei concorrenti sono arrivati da Roma, da Firenze, da Verona. Uno solo, il romano Luca De Cesaris, è entrato nei primi dieci, decimo a 478,2. La classifica, letta con onestà, dice che la scuola napoletana oggi è più avanti sul piano tecnico, ma che le insegne laziali e toscane stanno recuperando terreno sulla formazione.

Cosa cambia adesso, e cosa no

Il vincitore si porta a casa diecimila euro, un trofeo in ceramica di Vietri e la possibilità di entrare nel circuito ufficiale 2027 senza wild card. Palazzo Petrucci, che di Ruotolo è già casa madre da sei anni, vede confermata una linea: impasto a idratazione alta, fermentazione lunga, topping ridotti al minimo. Una filosofia che a Posillipo funziona anche in inverno, quando le sale si svuotano e la clientela cambia.

La vera notizia, però, sta altrove. Il Campionato della Pizza 2026 ha introdotto una giuria tecnica separata da quella popolare, composta da cinque food editor di testate non campane. L'esperimento, accolto con diffidenza nelle prime ore, si è rivelato equilibrato: i due terzi delle posizioni coincidono tra le due giurie, e le divergenze sono sempre state motivate. Un precedente utile, per chi organizza queste cose e non vuole trasformarle in una sagra di paese.

Ultima annotazione, per chi guarda da fuori. La finale del 2026 si è chiusa a Napoli, ma la prossima edizione, già annunciata, si sposta a Caserta. Una scelta logistica che tocca il territorio casertano, da anni sotto i riflettori per le sue farine locali e per una generazione di pizzaioli under trenta molto agguerrita. Vedremo se la trasferta modificherà i rapporti di forza, o se la scuola napoletana continuerà a dettare legge anche in trasferta.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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