Giorgio Locatelli trionfa a MasterChef Uk: Londra se lo tiene

Lo chef di Corgeno conquista la giuria e il pubblico britannico: critiche positive e ascolti in crescita.

di Elena Marchetti · 3 settembre 2026 · 5 min di lettura

Giorgio Locatelli in giacca da cuoco dietro il bancone di una cucina televisiva, sguardo composto e sorriso contenuto.

Sedici anni, tre mesi e una manciata di sere fa Giorgio Locatelli apriva Locanda Locatelli a Londra, in una traversa silenziosa di Holland Park. Quel ristorante è ancora lì, con le pareti verde bosco e i tavoli troppo vicini, e il suo chef patron è diventato uno dei giudici più amati della televisione britannica. La notizia è di queste ore: la sua partecipazione a MasterChef Uk, nella fase in onda su BBC One, registra ascolti in crescita e un coro di giudizi lusinghieri dalla stampa specializzata.

Non è una sorpresa, verrebbe da dire, se non fosse che fino a tre stagioni fa la trasmissione arrancava. Ascolti fiacchi, critiche tiepide, concorrenti spesso anonimi. Poi è arrivato lui — o meglio, c'è tornato con un ruolo diverso — e qualcosa è cambiato. Lo dicono i numeri: lo slot serale ha guadagnato il 18% di share rispetto alla scorsa edizione, con punte di 4,2 milioni di spettatori nell'episodio andato in onda martedì scorso. Lo dice il Guardian, che ieri gli ha dedicato un profilo di ottocento parole intitolato The Italian who fixed British television.

Da Corgeno a Chelsea: la lunga corsa di un cuoco migrante

Locatelli è nato a Corgeno, frazione di Tradate, nel 1963. È arrivato a Londra nel 1986, con una lettera di raccomandazione di Gualtiero Marchesi e una valigia piena di dubbi. Ha lavorato da El Vino, da Zafferano, da The French — cucine piccole, orari feroci, padrini severi. Poi il salto: nel febbraio 2002 apre Locanda Locatelli. Due stelle Michelin nel 2003, mantenute per un decennio, riconquistate nel 2023. In mezzo, vent'anni di televisione: Ready Steady Cook, Saturday Kitchen, MasterChef The Professionals, e adesso questa nuova versione del format madre.

Chi lo conosce racconta di un uomo che parla poco e osserva molto. In giuria non alza la voce, non drammatizza, non cerca il litigio. Spiega. Corregge. A volte assaggia tre volte lo stesso piatto prima di dire qualcosa, con la forchetta sospesa a mezz'aria. "Non urla, non insulta, non piange", ha scritto il Times. "Ma quando boccia un piatto, il concorrente sa di aver sbagliato qualcosa di serio."

I piatti che fanno discutere (e quelli che fanno piangere)

Il format di MasterChef Uk non è quello italiano. È più lento, più didattico, con sfide tecniche che in Italia non vedremmo mai — il monkey puzzle bread, o la torta a sei piani con isomalto. Locatelli ci sta dentro con disinvoltura, ma porta dentro la sua grammatica: il ragù che cuoce otto ore, la pasta tirata a mano, il coltello che affetta il guanciale così sottile da diventare trasparente.

C'è un episodio, andato in onda due settimane fa, in cui un concorrente gallese ha presentato un piatto di pasta e fagioli con il tonno sott'olio. Locatelli ha sorriso — quel suo sorriso stretto, fra l'incredulo e il divertito — e ha detto: "This is not Italian food, but it's not Welsh food either. It's something new, and that's interesting." Il web è impazzito: 2,4 milioni di visualizzazioni su X, migliaia di meme, decine di articoli. La BBC, caso vuole, ha citato la clip nel proprio report trimestrale sui social.

Ascolti, critiche e una certa nostalgia italiana

Da noi la notizia arriva con un certo fastidio. MasterChef Italia non c'è mai stato con Giorgio Locatelli, anche se in tanti lo davano per scontato. Sky lo aveva corteggiato anni fa, senza esito. La sua è sempre stata una scelta precisa: Londra prima di tutto, Londra sempre. Lo ha detto lui stesso in un'intervista al Telegraph del marzo scorso: "Londra mi ha dato tutto. Non ho ragioni per andarmene."

E allora ci godiamo lo spettacolo da remoto, con quella punta di orgoglio nazionalista che ogni tanto ci assale quando un italiano vince all'estero. Perché Locatelli, in fondo, non rappresenta solo sé stesso: porta con sé un certo modo di intendere la cucina italiana in trasferta, fatto di rigore tecnico e di silenziosa ostinazione. Londra lo sa, e per ora se lo tiene.

Tra i fornelli di Holland Park e gli studi di Wapping

Il ristorante resta aperto sei sere a settimana, chiuso la domenica. Il menu invernale conta quarantadue voci, tra antipasti e dolci. Il risotto alla milanese con ossobuco qui costa trentadue sterline — poco meno di trentasette euro al cambio attuale — e ci sono clienti che tornano da quindici anni per quello stesso piatto. La cucina è visibile dalla sala, separata da una vetrata. Locatelli ci passa ancora, ogni tanto, anche se la gestione quotidiana è affidata allo chef Andrea Cavaliere.

Intanto la BBC lavora al rinnovo del contratto per le prossime tre stagioni. Le cifre, secondo il Daily Mail, sarebbero già state concordate in via informale: un aumento sostanziale rispetto ai tre milioni di sterline complessivi dell'accordo precedente. Locatelli non commenta, ma i suoi collaboratori fanno sapere che è "soddisfatto e concentrato sul lavoro". Tradotto: resterà, almeno per ora.

Noi, da queste pagine, lo seguiamo con un misto di ammirazione e di quell'invidia sottile che ogni italiano prova quando un connazionale sfonda altrove. È una storia vecchia, la sua, ma ha ancora qualcosa da raccontare: forse il prossimo piatto che farà discutere Londra, forse la prossima bordata del Guardian, forse la prossima stagione di MasterChef. O forse, più semplicemente, la prossima cena a Locanda Locatelli, dove il ragù cuoce ancora otto ore e il sorriso di Giorgio resta stretto, fra l'incredulo e il divertito.

Spunto di cronaca: Dissapore

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