Napoli, l'arte del pizzaiuolo che conquista il mondo
Dal forno a legna dei Decumani alle pizzerie stellate: come la margherita è diventata un'ambasciatrice culturale.
di Marco De Luca · 20 agosto 2026 · 5 min di lettura

Sessanta secondi. Tanto basta a un forno a 485 gradi per trasformare un disco di pasta lievitata in una margherita perfetta. A Napoli il gesto del pizzaiuolo è talmente codificato che dal 2017 è Patrimonio immateriale dell'umanità UNESCO: lo schiaffo, la girata, la pala che entra ed esce con un colpo di polso.
Il rito dell'attesa nei Decumani
Nei Decumani la coda fuori dalle pizzerie storiche è parte del rito. Si aspetta in strada, con il numero in mano, mentre il profumo di pomodoro San Marzano e fior di latte di Agerola si mescola al vociare dei vicoli.
Ma Napoli non è solo tradizione. Una nuova generazione di pizzaioli sperimenta farine antiche, maturazioni di 48 ore e topping che raccontano il territorio campano, portando la pizza nella alta cucina senza tradirne l'anima popolare.
Il segreto, tutti concordano, resta l'acqua, il mare e una manualità che non si impara dai manuali: si eredita, si ruba con gli occhi, si paga in anni di apprendistato davanti al fuoco.
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