Ana Roš e i 50 Best: «La visibilità è la valuta di scambio»
La chef tre stelle di Hiša Franko annuncia su Instagram che non sarà alla cerimonia di Lima: «L'abilità nel promuovere un ristorante rischia di contare più del lavoro in cucina».
di Elena Marchetti · 22 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Sessantesima nella prima metà della classifica 50 Best appena rivelata, tre stelle Michelin, un ristorante in una valle della Slovenia. Ana Roš ha scelto Instagram per dire una cosa sola: quest'anno alla cerimonia dei 50 Best Restaurants, a Lima, non ci sarà. La reazione dell'internet gourmettaro è stata immediata.
Il post che ha spaccato l'internet gourmettaro
Chi si aspettava l'ennesimo gran rifiuto di premi e patacche varie da parte di una cuoca ormai arrivata si è sbagliato di grosso. Quello di Roš è un attacco lucido e circostanziato, pacato nei toni, a un sistema che si è talmente distorto da diventare la parodia corrotta di sé stesso.
La frase chiave sta lì, in mezzo al post: «quando la visibilità diventa la valuta di scambio, l'abilità nel promuovere un ristorante rischia di diventare più importante dello stesso lavoro in cucina».
«Per molti anni sono stata orgogliosa di essere parte della 50 Best»
Roš non rinnega il passato, e lo mette nero su bianco con trasparenza: «per molti anni sono stata orgogliosa di essere parte della 50 Best. Specialmente agli inizi, la sensazione era quella di appartenere a una comunità vivace che celebrava l'eccellenza. Ho portato ospiti da tutto il mondo in una piccola valle in Slovenia, e mi ha portato amicizie che ancora conservo, e per tutto questo sono molto grata».
Un'introduzione accomodante, che però anticipa la stoccata. «Col tempo, però, il successo nella classifica ha cominciato a dipendere sempre di più dalla visibilità all'interno del sistema stesso. Nel settore, quantità sempre più importanti di tempo, soldi e impegno vengono dedicati all'ecosistema che circonda gli awards – dagli eventi internazionali ai viaggi e cene stampa».
Uno sforzo che, ormai, toglie risorse a ciò che per la chef conta davvero: «i nostri ospiti, il nostro team, i fornitori, e il lavoro quotidiano per rendere il nostro ristorante migliore».
La vetrina che teneva in piedi i nomi snobbati dalla Rossa
Il tema non è nuovo. Noi, commentando le varie classifiche annuali dei 50 Best Restaurants, abbiamo spesso auspicato che l'Italia si rapportasse allo stesso sistema da cui Ana Roš è stata in grado di ricavare visibilità: per sé stessa e per tutta la ristorazione slovena. Quella era l'unica vetrina internazionale capace, negli anni, di porsi come alternativa alla sacralità della Michelin, portando all'attenzione grandi nomi snobbati dalla rossa.
È il caso del Lido 84 di Gardone Riviera, sedicesimo posto l'anno scorso e italiano più alto in classifica con appena una stella, ritenuta dai più davvero troppo stretta. Quest'anno i fratelli Camanini sono ormai fuori dai giochi, visto il loro clamoroso e inaspettato ritiro dall'attività.
La percezione, però, è sempre stata quella: i grandi nomi italiani presenti in 50 Best – Romito, Niederkofler, Alajmo, Crippa – sono spettacolari solisti, talenti puri che giocano da soli la loro partita contro squadre meglio organizzate. E non ci sarebbe stato nulla di male, siamo adulti e sappiamo come funziona, ad alimentare quell'«ecosistema» di cui Roš parla nel suo post.
Nessuna risposta, per ora
Almeno finora. Perché qualcosa si è rotto, e la chef di Hiša Franko sembra aver dato voce ad anni di sussurri e gossip nei corridoi della comunicazione gastronomica: secondo quelle voci, l'entusiasmo iniziale di chi detiene il diritto di voto nella Academy dei 50 Best – o millanta di farlo, che è un altro problema – avrebbe lasciato il posto a pretese esorbitanti, tra viaggi e trattamenti da vip.
Dai diretti interessati, al momento, nessuna risposta. Come questa crisi d'immagine verrà gestita dirà molto. La Michelin vive ormai perennemente sotto attacco, tra chef che rinnegano le stelle e accuse di non avere abbastanza ispettori e di scrivere le schede con l'IA, e ci ha abituati a risposte tanto rare quanto laconiche. I 50 Best potrebbero davvero porsi come vera alternativa alla guida gommata, affrontando con concretezza e trasparenza i temi portati alla luce da Ana Roš. Attendiamo fiduciosi.
Spunto di cronaca: Dissapore
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