Paolo Lopriore vince il premio Bob Noto a Buonissima 2026

Alla Centrale Nuvola Lavazza, la sesta edizione della kermesse torinese premia lo chef de Il Portico di Appiano Gentile.

di Giulia Ferrero · 21 ottobre 2026 · 4 min di lettura

Ritratto editoriale di un cuoco con i capelli arruffati in una sala di ristorante, con una statuetta di bronzo sul tavolo accanto a lui.

Torino, Centrale Nuvola Lavazza. La sesta edizione di Buonissima si apre, come sempre, con l'omaggio a Bob Noto. Sul palco sale Paolo Lopriore. Oggi è chef de Il Portico di Appiano Gentile. Un tempo era un autore rivoluzionario al Canto della Certosa di Maggiano, a Siena. Il premio a lui intitolato quest'anno ha un tema preciso: la Passione.

Bob Noto era gastronomo, grafico e fotografo. Lo hanno definito «il più grande palato del mondo» e «l'uomo che ha portato in Italia Ferran Adrià». Ogni anno un premio dedicato lo celebra. A consegnarlo c'è una giuria: Antonella Fassio, moglie di Noto, e nomi di primo piano come Ferran Adrià, Paolo Griffa, Marco Bolasco, Sara Peirone. Con loro ci sono i direttori artistici di Buonissima: Matteo Baronetto, Stefano Cavallito e Luca Iaccarino.

Un premio per chi sta fuori dai radar

Lopriore è uno chef straordinario e schivo. Ha sempre scelto di stare lontano dal mainstream e dalle mode passeggere. Porta avanti un percorso rigoroso, senza compromessi, coerente fino in fondo. Anche l'ultimo progetto, al Portico, vive di understatement: una gastronomia fatta di ricette «semplici» della tradizione, anche da asporto.

Al Canto della Certosa di Maggiano la sua cucina era intellettualmente provocatoria e controintuitiva. Pionieristica nell'uso dell'amaro: ne sa qualcosa Gianluca Gorini. Una mancanza di ruffianaggini, scelta di proposito, la rendeva incomprensibile ai più. Michelin compresa, che è arrivata a togliergli la stella.

Al Portico le certezze si spostano

Al Portico l'apparente semplicità delle preparazioni nasconde altro. Lopriore ha scombinato le certezze della ristorazione. La composizione dei piatti è conviviale, lasciata all'interazione dei commensali. Il menu è praticamente assente, davvero quotidiano e di mercato. La dimostrazione che integrità e idee forti non sono solo del fine dining o di una cucina d'autore ermetica.

La rivoluzione è ancora in atto. La novità recente: puoi esprimere un desiderio su cosa mangiare, per tre sere a settimana e per piccoli gruppi.

La motivazione del riconoscimento è un ritratto affettuoso. Ricorda che ci sono stati grandi cuochi che hanno fatto la storia, altri che stanno nascendo e altri che nasceranno. Ognuno diverso dagli altri, ma capace di non perdere di vista il proprio amore personale per la cucina. Non tutti, si legge, sono mossi dalla bruciante consapevolezza di avere una missione: questa è passione. Occhi brillanti, capelli arruffati, animo fanciullescamente e perennemente curioso fanno di questo cuoco «il paladino di una sana e rara irrazionalità». Dedizione, sensibilità, ostinazione, personalità: passione. Un esempio che ha ancora molto da raccontare, ma al quale tanto deve ancora essere riconosciuto.

Quando ha ritirato la statuetta, la commozione si è unita al ricordo di Bob Noto e a una riflessione lucidissima sul ruolo del cuoco contemporaneo. «Sono felice di ricevere questo premio, uno dei due più importanti della mia carriera», ha detto Lopriore. Il primo è stato nel 2020, il premio Pellegrino Artusi. Lì ha capito che il suo lavoro ha più valore sulla cultura che sulle classifiche. Poi il ricordo di come Noto era solito apostrofarlo — «Lopri, quando parliamo ti gradisco senza le braccia conserte» — e la considerazione finale: spesso la passione verso la cultura addomestica la creatività.

Il palmarès e la serata a Torino

Con questa vittoria Lopriore entra in un palmarès che negli anni ha incoronato giganti della cucina mondiale: Andoni Luis Aduriz nel 2021 per l'Irriverenza, Massimiliano e Raffaele Alajmo nel 2022 per l'Ironia, René Redzepi nel 2023 per la Creatività, Mariella Organi nel 2024 per l'Empatia, Alain Passard nel 2025 per il Talento.

La festa di premiazione è stata solo l'inizio. Al Ristorante Del Cambio si è tenuta la tradizionale cena in onore di Bob Noto, firmata a sei mani da Alessandro Procopio del ristorante D'O, Alberto Fluttero e il resident chef Francesco Rovai. In contemporanea, le sale barocche di Palazzo Madama — patrimonio UNESCO progettato da Filippo Juvarra — hanno ospitato l'Opening Dinner di Buonissima 2026.

Dieci chef stellati da tutta Italia hanno lavorato insieme: Alessandro Della Tommasina, Alessandro Negrini e Fabio Pisani, Giuseppe Iannotti, Moreno Cedroni, Richard Abou Zaki, Antonia Klugmann, Alfonso Caputo, Federico Zanasi, Antonio Romano e Marco Sacco.

Buonissima è partita così, restituendo al palco principale un grande nome della storia moderna della cucina italiana. Lopriore, del resto, non se n'è mai andato davvero. La domanda semmai è un'altra: quanto ci vorrà perché la sua idea di menu quotidiano e di piatto conviviale diventi normale anche altrove?

Spunto di cronaca: Dissapore

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