Pizza napoletana: Bro e I Vesuviani in una serata insolita

Due visioni della tradizione partenopea si incontrano a Castello di Cisterna per un evento condiviso.

di Giulia Ferrero · 22 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Due pizze distinte su un tavolo di legno in una pizzeria napoletana: una Margherita classica e una creazione moderna con topping colorati

Quattro fratelli, due pizzerie, un unico banco. A Castello di Cisterna si è svolta una serata evento in cui i fratelli Tutino, noti come Bro, e i fratelli De Maria, I Vesuviani, hanno messo a confronto due visioni della pizza napoletana. Non una competizione, ma un confronto aperto. Il menu alla carta ha lasciato ogni cliente libero di sperimentare. Tra portate, dolci e caffè, la collaborazione ha acceso un dibattito silenzioso: la tradizione può evolversi senza spezzarsi.

I Vesuviani arrivano da Castello di Cisterna e Casoria. Si definiscono «pizzaioli da zero generazioni». Niente dinastie, niente eredità. La loro storia nasce dalla panificazione e dalla scuola Bonci. La pizza non è il centro unico. C’è spazio a palle, padellini, teglie. La loro forza è la pluralità. Ogni formato è parte di un’ampia vetrina. La varietà non è un optional. È strutturale.

Bro, invece, parte da Napoli. Piazza Mercato, 222b. I fratelli Tutino rappresentano la quinta generazione. Ciro e Antonio hanno maturato esperienza a San Giorgio a Cremano, poi Ciro ha lavorato a Firenze. Oggi Antonio gestisce la sala, Ciro l’impasto e la cottura. La loro pizza richiama la ruota di carro. Ma non è una copia. L’impasto è ad alta idratazione, con lievitazione lunga e cottura a temperature più basse. Il risultato conserva l’aspetto, ma cambia la consistenza.

Un menu senza regole, pieno di sorprese

L’antipasto ha aperto con un gesto inaspettato. I Vesuviani hanno proposto la Teglia Napoli per il mondo: mozzarella di bufala, alici di Cetara, origano di montagna, concentrato di pomodoro, polvere di olive nere caiazzane, olio all’aglio. 12 euro. Bro ha risposto con la Domenica alle 15: frittatina di manfredi con ragù napoletano otto ore, ricotta di bufala e basilico. 4 euro. Due modi per dire la stessa terra. Uno con la tradizione in tavola, l’altro con un gesto fritto che sembra un’incarnata.

Il padellino Da Vittori dei Vesuviani ha portato il datterino caramella, cuore di bue, piennolo e san Marzano, burro acido, parmigiano e polvere di basilico. 20 euro. Bro ha risposto con il Roastbeef e Patate: impasto in teglia con crosta di patate, fiordilatte, girello di manzo, fondo bruno, purea di carota ossidata. 10 euro. La pizza riprende la porchetta in crosta di patate, ma con un tocco romano. Il roastbeef al posto della porchetta, la carota invece della mayo. Un’interpretazione fedele, ma non uguale.

La Margherita a Ruota di Carro dei Bro costa 7 euro. Semplice. Classica. Il punto di riferimento. Poi arriva Non è una pizza per napoletani. Impasto I Vesuviani con salame piccante, fiordilatte, composta di ananas piccante, fonduta di provolone del Monaco DOP, basilico, olio EVO. 14 euro. L’ananas non tradisce la fedeltà al gusto. La personalità di Bro resta intatta. La pizza non è una copia. È un’interpretazione.

Natale in casa chiude il menù. Pizza in pala, salsa al pecorino, scarole saltate in padella. Dopo la cottura, scarola marinata, mela annurca ossidata e caramello dell’acqua di fermentazione. 26 euro. Una rivisitazione delle pizza di scarole napoletane. Il topping di Bro sulla pala de I Vesuviani esprime la fusione. L’appartenenza alla terra non deve diventare una gabbia. La tradizione è punto di partenza, non confine.

Dolci che parlano di Napoli

I dolci hanno chiuso la serata con un tocco natalizio anticipato. Il Pain au Chocolat Genovese dei Vesuviani: genovese napoletana di vitellone bianco, pecorino romano e cioccolato fondente. 9 euro. Il Panettone Artigianale dei Vesuviani al cioccolato fondente dei Bro con crema chantilly. Anche 9 euro. Due versioni dello stesso desiderio. La cioccolato dei Bro non è un’aggiunta. È un’apertura. La tradizione del panettone incontra l’innovazione del cioccolato.

Il caffè Sansone Guatemala chiude ogni pasto. 2 euro. Disponibile il Blend (70% arabica, 30% robusta) o la variante Guatemala. Profili diversi. Persistenze diverse. Vincenzo Sansone li racconta. Ogni tazza è un’esperienza. Non un’abitudine. La serata non finisce con la pizza. Finisce con un sorso che sa di terra e di viaggio.

Nel 2026, i fratelli Tutino hanno ottenuto il quarto posto al Campionato della Pizza. Un soffio dal podio. Un risultato che conferma la crescita. Antonio e Ciro hanno iniziato nel 2019. Prima, la esperienza in famiglia a San Giorgio a Cremano. Poi Ciro a Firenze. Oggi, a Napoli, Bro genera un flusso importante. La tradizione più radicata incontra un’idea di pizza che non si ferma al passato. Il riferimento visivo è lì. Ma l’intervento tecnico cambia tutto.

L’impasto indiretto ad alta idratazione è la base. Tempi lunghi. Cottura a temperature inferiori. La pizza conserva l’aspetto della ruota di carro, ma la consistenza è diversa. Crosta più soda. Interno più soffice. I Tutino non rifiutano la tradizione. La trasformano. Il pubblico riconosce l’immagine. Ma il gusto sorprende. È un equilibrio delicato. Tra memoria e innovazione.

La repubblica democratica della pizza

I Vesuviani non hanno una tradizione da rivendicare. Il loro percorso nasce dalla panificazione. La prima sede apre nel 2018 a Castello di Cisterna. Nel 2023 arriva Casoria. Federico guida il secondo locale. Francesco segue l’originario. La loro pizza non è solo tonda. C’è pala, teglia, padellino, mattonella. Ogni formato ha la sua logica. La farina, le fermentazioni, le strutture degli impasti sono la base. La pizza è parte di una vetrina più ampia. Non il centro. Uno spazio.

La loro identità nasce dalla pluralità. Non da un’unico formato. Non da una sola interpretazione. Il Vesuvio non è solo la vista. È l’affaccio sul mondo. La varietà non è un’aggiunta decorativa. È una scelta strutturale. Ogni cliente trova il suo spazio. Ogni pizza ha la sua voce. La Repubblica democratica della pizza non è un slogan. È una pratica quotidiana.

Le classifiche di settore parlano di entrambi. Ma non definiscono il valore. Il riconoscimento e il successo non coincidono. La complessità di una pizzeria non si misura con un punteggio. Si misura con la capacità di far rimanere i clienti. I due locali hanno molti posti a sedere. Il ricambio è costante. Anche nelle serate infrasettimanali. La tradizione non è un recinto. È un punto di partenza.

Bro e I Vesuviani non cercano di essere uguali. Non hanno bisogno di dichiarare guerra alla tradizione. La conoscono. La usano. Sanno dove intervenire. La pizza partenopea non è immobile. La tradizione resta un riferimento. Ma non un limite. Ogni idea nuova deve chiedere il permesso di esistere. Non di sostituire. Di coesistere.

Pizzeria I Vesuviani. Via Madonnelle, 65, 80030 Castello di Cisterna NA. Telefono: 081 329 6996. Instagram. Bro di Ciro e Antonio Tutino. Piazza Mercato, 222b, 80142 Napoli NA. Telefono: 081 379 7908. Instagram. Due indirizzi. Due modi di intendere la stessa terra. La pizza non è un dogma. È un linguaggio. E come ogni linguaggio, si evolve. Con chi lo parla. Con chi lo ascolta. Con chi lo cambia.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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