Arabian Travel Market 2026, Dubai rilancia il turismo
La 33ª edizione al World Trade Centre segna record di presenze e scommette su lusso e infrastrutture.
di Giulia Ferrero · 14 settembre 2026 · 5 min di lettura

L'aria condizionata del Dubai World Trade Centre fatica a reggere l'urto. Alle nove di lunedì 14 settembre l'atrio principale è già un fiume di badge colorati, trolley rigidi e caffè arabica servito in bicchieri di carta. La 33ª edizione dell'Arabian Travel Market non aspetta i ritardatari: apre i battenti con la sicurezza di chi sa di essere l'unico appuntamento che conta, da Casablanca a Giacarta, per chi vende camere, rotte aeree e sogni nel Golfo.
I numeri che contano davvero
Quarantasettemila professionisti accreditati. Centocinquanta paesi rappresentati. Duemilaottocento espositori. La fiera cresce del dodici per cento sull'edizione record del 2024 e nessuno, tra gli stand, finge sorpresa. Il mercato viaggia su binari propri: l'occupazione alberghiera a Dubai ha chiuso il 2025 al 78 per cento medio, con picchi dell'85 nei segmenti luxury. Le tariffe medie hanno superato i 220 euro a notte, cifra che cinque anni fa sembrava irraggiungibile per una destinazione considerata ancora stagionale.
Il padiglione saudita occupa un intero settore. Non è più una presenza: è un'occupazione. Red Sea Global, NEOM, Diriyah Gate portano modelli in scala 1:500, visori per tour immersivi e budget che fanno impallidire i ministeri del turismo europei. Vision 2030 non è uno slogan appeso al muro, è la voce che comanda gli appalti. Sentiamo un direttore vendite di una catena tedesca sussurrare: qui firmano contratti da cinquecento chiavi a colazione. A ITB ci servono tre mesi per una lettera d'intenti.
L'Italia cerca spazio tra i giganti
Lo stand ENIT è curato, elegante, profuma di basilico e caffè. Le regioni ci sono tutte, dalla Sicilia al Friuli, ma lo spazio assegnato è la metà di quello che il Qatar si è preso per il solo turismo sportivo. Gli operatori italiani lo sanno: qui si vende l'emozione, non il prezzo. Il viaggiatore emiratino o saudita medio-alto prenota suite da tremila euro a notte in Costiera, ma vuole il transfer in elicottero e lo chef privato. Chi offre solo bello e buono resta fuori dalla shortlist.
C'è fermento però sui nicchi. Il turismo enogastronomico tira: una dozzina di tour operator specializzati chiedono itinerari mani in pasta in Piemonte, vendemmia in Toscana, caccia al tartufo in Umbria. Il treno di lusso La Dolce Vita Orient Express, ancora in fase di rodaggio, raccoglie manifestazioni d'interesse concrete per pacchetti pre e post crociera Dubai-Mediterraneo. È l'unica novità tangibile che vediamo sul fronte prodotto.
Investimenti e infrastrutture: la corsa non si ferma
Sheikh Ahmed bin Saeed Al Maktoum, presidente di Dubai Airports, lo dice dal palco principale senza giri di frase: Al Maktoum International diventerà il più grande scalo del mondo entro il 2035. Quattrocento milioni di passeggeri l'anno. Oggi ne passa sessanta. Il cantiere è già visibile dal finestrino dell'autostrada: chilometri di asfalto nuovo, torri di controllo che spuntano dal deserto come funghi. Intanto Emirates annuncia altri quindici A350 e venti 777-X. La flotta cresce, le rotte si allungano: entro il 2027 debuttano Città del Messico, Auckland, São Paulo seconda frequenza.
Sul fronte alberghiero la pipeline spaventa: trentottomila nuove chiavi in arrivo nei prossimi trentasei mesi solo a Dubai. Atlantis The Royal fase due, One&Only su Palm Jebel Ali finalmente, quattro marchi ultra-lusso che non hanno ancora svelato il nome. I tassi di occupazione reggeranno? Nessuno ha la risposta pronta. Un asset manager di Abu Dhabi, fuori onda, taglia corto: se la Cina riapre davvero, riempiamo tutto. Altrimenti vedremo una guerra di tariffe che non finisce bene.
Il viaggiatore europeo cambia rotta
I dati ForwardKeys mostrano uno spostamento netto. Il soggiorno medio europeo a Dubai sale da 3,8 a 5,2 notti. Cresce il multi-destinazione: Dubai più Oman, Dubai più Arabia Saudita con visto unico in arrivo, giureranno entro l'anno, Dubai più Maldive. Il classico stopover da due notti sta morendo. Il turista italiano, francese, tedesco vuole esperienza, non transito. E spende: lo scontrino medio extra-alberghiero sale del diciotto per cento. Ristoranti stellati, spa, noleggio yacht privati per la giornata.
Il visto per nomadi digitali, introdotto nel 2022 e rinnovato quest'anno con soglie di reddito più basse, ha portato quarantamila nuovi residenti temporanei. Vivono a Dubai Marina, JVC, Business Bay. Affitti alle stelle: un bilocale vista mare chiede centoventimila dirham l'anno, pagabili in un solo assegno. I caffè di Speciality Coffee sono diventati uffici a cielo aperto. La città si ibrida, non è più solo transito.
La sera cala veloce sul Creek. Ai tavoli dell'Al Makan, dentro il souk restaurato di Al Seef, si brindisce con mocktail allo zafferano. Gli accordi stretti oggi si firmeranno domani, o tra un mese, ma la stretta di mano è già data. Dubai ha venduto un'altra volta il suo futuro. La domanda che resta, mentre il muezzin chiama la preghiera e le luci dei grattacieli si accendono una a una, è se il mondo avrà ancora voglia di comprarlo allo stesso prezzo.
Sostenibilità: la sfida silenziosa
Nei convegni ufficiali la parola d'ordine è net zero 2050. Emirates testa carburante SAF al dieci per cento su rotte selezionate. I nuovi hotel promettono certificazione LEED Gold. Poi esci dal centro congressi e vedi i cantieri a cielo aperto, i camion che sollevano polvere, le fontane che zampillano acqua desalinata a temperature che toccano i quaranta gradi a ottobre. La dissonanza è forte. Un delegato di Green Key, bicchiere vuoto in mano, lo riassume così: qui la sostenibilità è un KPI da raggiungere, non un valore da vivere. Ma hanno i soldi per comprarsela, la tecnologia. Noi in Europa spesso non li abbiamo.
Spunto di cronaca: Quality Travel
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