Belmond, cocktail analcolici e vino al calice: la strategia F&B
Lorenzo Soleri al Wine & Food Summit: il benessere guida le scelte food & beverage del gruppo di Lvmh.
di Giulia Ferrero · 9 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Cocktail veri, anche senza alcol. Belmond ha chiesto ai suoi bar manager di crearne a basso contenuto alcolico o completamente analcolici, usando fermentazione, infusione e altre tecniche. Il gruppo dell'ospitalità di lusso controllato dal francese Lvmh ha messo il benessere al centro della strategia, sia nelle esperienze sia nel food & beverage.
Lo racconta Lorenzo Soleri, divisional director of operations Southern Europe di Belmond, sul palco del 6° Wine & Food Summit promosso da Pambianco – PwC. «È un fenomeno che stiamo osservando con grande interesse e che stiamo già sviluppando, soprattutto nell'ambito del food & beverage», spiega.
Cocktail senza alcol, il riscontro è positivo
La clientela, dice Soleri, guarda sempre di più alla salubrità di quello che consuma. Finora il riscontro è molto positivo e conferma che la direzione è interessante da seguire.
Sul vino, invece, Belmond non ha una strategia specifica. Il motivo è semplice: ci sono già prodotti con gradazioni diverse, e un ospite che vuole un vino più leggero può scegliere quelle etichette. In carta sono arrivati anche i vini dealcolati, ma per ora i consumi non sono significativi. Chi non beve vino, oggi, tende a prendere una bevanda analcolica o un cocktail senza alcol. L'offerta resta in carta in ogni caso.
Vino al calice sì, bottiglie intere no
I consumi variano. In alcune location il gruppo ha registrato una flessione nelle vendite di vino. Non è tanto una questione di prezzo, precisa Soleri, quanto di quantità. Il vino al calice funziona molto bene, anche perché oggi ci sono sistemi che permettono di proporre etichette di alta qualità in questo modo. È invece calato il consumo di bottiglie intere.
Equilibrio nei piatti, e la pasticceria
Sul fronte gastronomico l'attenzione è sull'equilibrio nutrizionale delle proposte, un ambito in cui Belmond vuole investire ancora. Gli ospiti chiedono più equilibrio nei piatti, sia nelle quantità sia dal punto di vista nutrizionale.
Nella ristorazione il gruppo alterna concept proprietari e collaborazioni con nomi affermati. Da Vittorio firma DaV Mare al Romazzino e allo Splendido Mare. Massimo Bottura cura la direzione creativa di Oro al Cipriani. In altre strutture, invece, continua a sviluppare concept proprietari, che danno un controllo ancora maggiore sulla qualità dell'offerta.
C'è poi la pasticceria. Dall'anno scorso Belmond collabora con lo chef pâtissier francese François Perret. Il suo ruolo non è indicare quali prodotti realizzare, perché l'intenzione non è proporre per forza una pasticceria o una panificazione francese. Perret aiuta piuttosto a imparare tecniche diverse, che il gruppo può poi reinterpretare per sviluppare una proposta più creativa e più vicina alle aspettative degli ospiti.
Lago di Como nel 2029-2030, e non solo
Sull'espansione, l'Italia resta il primo Paese per numero di strutture del gruppo, seguita dal Perù. Belmond continua a valutare nuove opportunità: c'è un progetto sul Lago di Como per il 2029-2030 e la ricerca guarda ad altre regioni italiane.
La bussola è lo slow luxury, che secondo Soleri rappresenta bene la filosofia di Belmond: un lusso vissuto con calma, senza frenesia. L'Umbria, per esempio, potrebbe essere interessante. Anche in Sicilia, dove il gruppo ha già due alberghi a Taormina, ci sono altre località che potrebbero offrire opportunità di sviluppo.
Spunto di cronaca: Pambianco Wine
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