Birra artigianale italiana: nel 2025 la quota sale al 4,2%

Unionbirrai presenta i dati a FilieraBirra: 720 mila ettolitri e quasi 940 birrifici attivi in Italia.

di Marco De Luca · 20 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Bicchieri di birra artigianale su un tavolo di legno in un piccolo birrificio italiano, con coni di luppolo e orzo in primo piano

Per anni, chi produce birra artigianale in Italia si è sentito ripetere la stessa cifra: 3%. La quota di mercato strappata a un comparto dominato dagli industriali, rimasta ferma anche quando il numero dei birrifici cresceva in modo esponenziale. Un numero che per i produttori suonava come una iattura. Poi, nell'anno in cui il movimento compie i suoi primi trent'anni, arriva un dato che cambia il passo.

Nel 2025 la birra artigianale italiana ha prodotto circa 720 mila ettolitri. È il 4,2% di tutta la birra prodotta in Italia: la soglia psicologica è superata. Dietro il numero ci sono quasi 940 birrifici, tra piccoli, medi e grandi, sparsi ormai in tutta Italia.

FilieraBirra, la fotografia del settore a Milano

I dati li presenta Unionbirrai, l'associazione di categoria che tutela i piccoli produttori indipendenti. L'occasione è l'ottava edizione di FilieraBirra, evento dedicato al tema “Innovazione e nuovi modelli di consumo” e ospitato al Palazzo della Cultura di Milano. Il presidente dell'associazione, Vittorio Ferraris, ha illustrato la fotografia aggiornata del comparto.

Per arrivare alle stime, l'analisi parte dalle rilevazioni ufficiali dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Nel 2025, secondo l'ADM, gli impianti con una produzione annua inferiore o uguale a 10mila ettolitri sono stati circa 930, con un gettito complessivo di accise stimato attorno ai 9 milioni di euro. Quella prima fetta di produzione vale circa 470mila ettolitri. Poi si aggiunge il contributo di circa una dozzina di piccoli birrifici indipendenti di dimensioni leggermente maggiori, capaci di apportare altri 250mila ettolitri complessivi.

«A trent'anni dalla nascita della birra artigianale italiana, questi numeri raccontano quanto sia diventato importante un movimento nato dall'iniziativa di pochi pionieri», ha detto Ferraris. «Oggi parliamo di centinaia di imprese che producono qualità, esprimono competenze e valorizzano i territori attraverso birre con una propria identità. Il valore di questo comparto non si misura soltanto nei volumi prodotti, ma nella sua capacità di rappresentare un modello imprenditoriale indipendente, diffuso e profondamente legato al tessuto economico e sociale del Paese».

Quanto pesano i soci Unionbirrai

Il report non si ferma al quadro nazionale: guarda anche al peso delle aziende associate. Sono 290 i produttori legati all'associazione che nel 2025 hanno realizzato in tutto circa 310 mila ettolitri di birra. Una cifra che equivale a quasi il 70% della produzione totale dei microbirrifici e a circa il 45% del volume complessivo dei piccoli birrifici indipendenti italiani. Il ruolo rappresentativo e operativo di Unionbirrai, in questi numeri, è evidente.

L'analisi mette in luce anche la varietà dimensionale delle imprese: si va dai piccolissimi impianti a strutture produttive molto più articolate. Una diversità che è ricchezza culturale ed economica, ma chiede strategie flessibili e risposte mirate per ogni esigenza.

Le priorità per il comparto

L'associazione ha indicato le sue priorità: rafforzare la filiera italiana delle materie prime, sviluppare la maltazione, aumentare le collaborazioni territoriali, promuovere costantemente le produzioni indipendenti e arrivare a una semplificazione concreta degli adempimenti fiscali e amministrativi.

«La sfida dei prossimi anni è trasformare questa ricchezza produttiva in nuove opportunità di sviluppo», ha aggiunto Ferraris. «Rafforzare il rapporto tra agricoltori, maltatori e birrifici significa costruire una filiera più integrata, sostenibile e competitiva, capace di generare valore sul territorio. Allo stesso tempo dobbiamo favorire la cooperazione tra imprese e creare condizioni normative e fiscali più adeguate alle loro dimensioni. La birra artigianale italiana ha dimostrato di saper innovare e distinguersi per qualità: ora dobbiamo metterla nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale».

Resta il dato storico: la quota di mercato del craft, per quanto piccola, cresce, e Unionbirrai punta a consolidarla. Dopo trent'anni in cui il 3% sembrava un tetto invalicabile, il 4,2% è un punto di partenza o l'ennesima soglia da difendere?

Spunto di cronaca: Dissapore

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