Brexit, l'accordo SPS sul cibo: cosa cambia dal 2028

Regno Unito e Ue ridisegnano le regole sanitarie su carne, pesce e sementi: meno controlli sulla Manica, ma l'intesa arriva solo nel 2028.

di Alessandro Ratti · 4 novembre 2026 · 3 min di lettura

Scaffale di un supermercato britannico con cassette di prodotti freschi parzialmente vuote e un addetto che controlla una lista

Un terzo in meno. Le esportazioni alimentari britanniche verso l'Europa sono calate di circa un terzo rispetto al 2019, come riporta il Guardian. Questo dato spiega meglio di qualsiasi discorso cosa è successo al comparto del cibo nel Regno Unito dopo la Brexit.

Il Regno Unito è uscito dall'Unione europea sul piano commerciale alla fine del periodo di transizione, il 31 dicembre 2020. Da allora i controlli alle frontiere, le certificazioni sanitarie e le nuove procedure hanno reso più difficile esportare alimenti freschi e deperibili.

Importare prodotti freschi è diventato difficile, chi esporta ha più burocrazia, i controlli sanitari e doganali aggiungono costi: la separazione dall'Unione europea ha reso più fragile e più cara tutta la filiera alimentare. E alla fine a pagare sono stati i consumatori.

Scaffali, ritardi e listini più cari

Sugli scaffali dei supermercati le conseguenze si sono viste: consegne in ritardo, difficoltà a rifornirsi di alcuni prodotti, costi più alti per gli importatori e, in alcuni casi, meno alimenti freschi disponibili. Non è un caso che dopo la Brexit si siano moltiplicati gli appelli delle associazioni di categoria per ripristinare rapporti commerciali più semplici con l'Europa.

A un certo punto, dopo molto lavoro, la situazione sembra aver trovato un nuovo equilibrio. C'è anche chi giura che non si possa più tornare indietro. Intanto, però, qualcosa sta cambiando.

Meno certificazioni per chi attraversa la Manica

Regno Unito e Unione europea hanno definito i dettagli di un nuovo accordo sui prodotti alimentari e agricoli. L'intesa punta a eliminare una parte consistente degli ostacoli commerciali introdotti dopo la Brexit. Riguarda le norme sanitarie e fitosanitarie, il cosiddetto accordo SPS (Sanitary and Phytosanitary), e dovrebbe ridurre di molto certificazioni e controlli sulle merci alimentari che attraversano la Manica.

In concreto, sarà più semplice esportare e importare carne fresca, pesce, molluschi, prodotti agricoli e sementi, comprese le patate da semina. L'obiettivo è riavvicinare le regole britanniche a quelle europee, evitando che ogni partita di merce debba affrontare procedure che in molti casi hanno trasformato un normale scambio commerciale in un percorso a ostacoli.

Non è un ritorno all'Europa, almeno non in senso istituzionale. È però un segnale di distensione, e passa proprio dal cibo.

In vigore nel primo trimestre del 2028

I tempi non sono brevi. L'accordo dovrebbe entrare in vigore nel primo trimestre del 2028, dopo l'approvazione delle modifiche legislative britanniche necessarie e un periodo di transizione per alcune categorie di prodotti. Non sarà un cambiamento immediato, ma la direzione è significativa.

Tra i prodotti più penalizzati in questi anni ci sono uova, pollo e derivati delle patate. Anche il consumatore britannico ha dovuto fare i conti con un mercato meno semplice da rifornire, soprattutto per prodotti europei di nicchia, piccoli quantitativi e specialità gastronomiche. Quanto di quel vuoto riuscirà a colmare l'intesa SPS, lo diranno i prossimi anni.

Spunto di cronaca: Dissapore

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