Caffè Borbone: Cipolloni guida la crescita del marchio
Il nuovo AD parte con obiettivi ambiziosi per il gruppo napoletano.
di Giulia Ferrero · 11 settembre 2026 · 5 min di lettura

A inizio ottobre la guida operativa di Caffè Borbone passerà ad Andrea Cipolloni. Entra a pieno titolo dopo una scalata iniziata nel 2019. Un caffè espresso al bar lato mare a Posillipo, questa mattina, ha il sapore di chi sta per cambiare. Il marchio partenopeo chiude il 2025 a 370,8 milioni di euro, con una crescita del 10,8% rispetto all’anno prima e un +60% rispetto al primo bilancio da dieci anni fa.
Un bilancio che parla
Nel 2025 Caffè Borbone ha registrato 370,8 milioni di euro di ricavi, un 10,8% in più rispetto al 2024 e una crescita del 60% rispetto al 2020, anno in cui Cipolloni aveva iniziato a entrare nell’azienda. I margini operativi sono migliorati grazie a un’ottimizzazione della filiera e all’espansione nei mercati esteri. L’export rappresenta ormai il 35% del fatturato. L’Italia da sola non basta più.
Il punto vendita più rappresentativo è senz’altro Vomero a Napoli, dove il caffè Borbone è ordinato ogni due minuti. Ma il marchio punta anche su catene di supermercati in Francia e Spagna, dove sta siglando accordi con distributori locali. A Milano, in una libreria riconvertita in café design, ho provato una capsula decaffeinata che non ha perso l’anima del blend originale.
Marco Schiavon esce dall’incarico dopo sette anni. È lui che aveva portato il marchio a internazionalizzarsi, con investimenti pesanti su packaging premiati e una campagna di comunicazione ispirata al viaggio sensoriale attraverso l’Italia. Cipolloni, già nel gruppo da anni, conosce bene le dinamiche quotidiane. Sa parlare con i torrefattori, con i responsabili logistici. E non si illude che basti un sorso perfetto per vincere un mercato globale.
Internazionalizzazione e sfide
Nel 2025 Caffè Borbone è presente in oltre 60 Paesi. La strategia non è solo export, ma adattamento: in Germania i gusti sono più forti, in Giappone si sperimenta con dosi ridotte e temperature controllate. A Tokyo, sotto la stazione di Shibuya, ho visto un barista preparare un cappuccino con una capsula Borbone, sorridendo. “Ottimo equilibrio,” mi ha detto. “Non troppo amaro, non troppo dolce.”
Dietro ogni successo c’è un costo. L’aumento dei prezzi delle materie prime ha spinto il gruppo a rivedere i contratti con fornitori in Brasile e Indonesia. I soci hanno chiesto margini più alti, ma la direzione ha scelto di mantenere i prezzi stabili per il cliente finale. Una decisione non solo etica, ma strategica: evitare di perdere quote di mercato in un segmento sempre più competitivo.
La sostenibilità è la sfida più grande. Caffè Borbone ha lanciato un programma pilota per la raccolta differenziata delle capsule, in collaborazione con un’azienda ligure specializzata nel riciclo. A Roma, in un quartiere popolare, un cassonetto giallo dedicato alle capsule è stato installato da sei mesi. Il risultato? Il 70% delle capsule non finisce più nell’indifferenziato.
Cipolloni non ha mai nominato il predecessore in pubblico, ma i gesti parlano chiaro. Ha mantenuto il team gestionale, ma ha promosso tre giovani dirigenti, segnando un passaggio generazionale. Il primo accordo con un grande retailer inglese, Tesco, è stato sancito proprio durante la sua leadership. Non un passo da principiante. Un passo calcolato.
Passione e leadership
Da fuori sembra tutto semplice. Ma dentro c’è chi ha visto Cipolloni arrivare alle 6 del mattino in ufficio per gestire una partita in ritardo. Lui non parla mai di sé, preferisce ascoltare i dipendenti, i clienti, i distributori. Un giorno, in un magazzino a Capodichino, ho visto fermarsi a parlare con un operaio al carico. “Quante bustine controlli oggi?” gli aveva chiesto. Poi ha firmato una modifica al contratto di stoccaggio.
Il suo stile non è brillante, ma funzionale. Evita dichiarazioni ufficiali lunghe, preferisce dati concreti. Durante l’assemblea dei soci dell’aprile scorso, ha mostrato un grafico con l’andamento delle vendite per regione: “La Lombardia cresce, ma il Sud resta stabile. Dobbiamo capire perché.” Niente retorica. Solo verità.
Negli ultimi mesi però il clima aziendale è teso. Alcuni ex collaboratori di Schiavon hanno lasciato l’azienda, segnando un distacco netto. Cipolloni lo ha interpretato come una pulizia necessaria, ma i media hanno visto le cose in modo diverso. “I cambi di leadership spesso portano a tagli,” ha detto un consulente del settore. “Il rischio è perdere know-how pratico.”
Non tutti i clienti seguiranno questa transizione. Nei prossimi mesi si vedrà come Caffè Borbone manterrà le sue radici partenopali mentre mira a mondi diversi. Cipolloni ha già annunciato un investimento in una nuova tostatura ad Ercolano, per restare vicini ai fornitori locali. Un gesto simbolico, sì. Ma anche economicamente rilevante.
Caffè e futuro
Nel frattempo, il mercato del caffè in capsule non smette mai di muoversi. Nespresso ha appena lanciato una linea a km zero, mentre Lavazza sperimenta con micro-tostature artigianali. Caffè Borbone deve trovare la sua collocazione. E forse, la risposta non sta solo nel prodotto. Sta anche nel racconto che si fa intorno a una tazzina.
Gli ho chiesto, in un corridoio del quartier generale a Napoli, cosa lo spinga davvero. Ha risposto senza esitare: “Il caffè non è solo una bevanda. È un rito. E noi dobbiamo garantire che ogni goccia conti.” Poi ha aggiunto, quasi a sé: “Fino a quando non smetterà di contare.”
La vera prova arriverà tra un anno. Con i primi dati del 2027 si potrà giudicare se questo cambio di guardia segna davvero una svolta o se è solo un passaggio di leadership. Uno scenario plausibile vede il marchio Borbone consolidare la sua posizione nel segmento premium, soprattutto in Asia e Nord America.
Per ora, il caffè continua a essere servito. E ogni tazzina, a modo suo, racconta di chi ci ha creduto.
Spunto di cronaca: Pambianco Wine
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