Cellulari ai bambini al ristorante: la Sardegna prova il patto

Dal 1° novembre, per un mese, quindici ristoranti sardi chiedono a genitori e figli di mettere via i telefoni durante il pasto. Il progetto si chiama «A tavola senza schermi».

di Giulia Ferrero · 28 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Cestino di legno con due smartphone appoggiati su un tavolo di ristorante, accanto a un mazzo di carte da gioco per bambini e a una guida piegata, con un piatto di pasta sfocato sullo sfondo.

Quindici ristoranti in Sardegna. Un mese di prova, dal 1° novembre. Alle famiglie propongono un patto semplice: telefoni in borsa o in un cestino per tutto il pasto. Nessun divieto, nessuna sanzione.

Il progetto si chiama «A tavola senza schermi». Lo ha promosso Anna Cau, garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna ed ex magistrata minorile, insieme a Fipe Confcommercio Sardegna, l'associazione che rappresenta i pubblici esercizi.

Un patto, non un divieto

Che il cellulare a tavola sia un problema lo diciamo da almeno dieci anni. La novità è che adesso al centro ci sono bambini e adolescenti, e che gli studi concordano: l'abuso di connessione porta a disagi e disturbi. In moltissimi Paesi del mondo, Italia esclusa, stanno approvando leggi per vietare il telefono sotto i 14 anni e i social sotto i 16.

I dati citati dai promotori: il 95% degli adolescenti italiani usa lo smartphone regolarmente, uno su quattro mostra segnali di utilizzo problematico, l'87% dei genitori di preadolescenti chiede più informazioni su come gestire il digitale.

Nel frattempo la percezione è cambiata. Prima era una questione di galateo, ingenua e primigenia. Adesso è la necessità di garantire la convivialità nei luoghi che a quella convivialità sono preposti.

Dalla cassettiera di Rubbiara alle Black Phone Box

L'Italia, in questo senso, ha un primato: c'è chi ha cominciato quando gli smartphone non esistevano. All'Osteria di Rubbiara, a Nonantola, in provincia di Modena, già nei primi anni Novanta Italo Pedroni aveva fatto costruire una cassettiera di legno con dodici scomparti per riporre i telefoni dei clienti durante il pasto.

Poi gli esempi si sprecano. Nel 2016 l'Hamburgheria di Eataly di Torino aveva introdotto le Black Phone Box, scatole con lucchetto per chiudere i cellulari, e premiava con dei biscotti chi resisteva fino alla fine del pasto. Nel 2012, a Los Angeles, l'Eva Restaurant dello chef Mark Gold offriva il 5% di sconto a chi lasciava il telefono all'ingresso. Iniziative che passano sempre da un divieto o da una merce di scambio: lo stesso sistema con cui si educano gli animali o i bambini molto piccoli. Peccato che si rivolgano agli adulti.

Il Kit del Ritrovo e la guida dei pediatri

Cau, all'agenzia DIRE, ha spiegato che l'iniziativa ha due funzioni: richiamare l'attenzione sull'abuso dei dispositivi elettronici nei momenti dedicati alla socialità e informare le famiglie sui rischi di un uso scorretto delle tecnologie digitali da parte dei minori.

Ogni ristorante che aderisce mette a disposizione il «Kit del Ritrovo»: giochi divisi per fascia d'età, da usare mentre si aspetta che arrivino le portate. L'idea è che quando arriva il pasto si mangia e si parla insieme. Il materiale è stato preparato con il contributo della Federazione italiana medici pediatri (FIMP), che ha fatto anche una guida sul rapporto tra bambini, adolescenti e tecnologie digitali, fornita insieme ai giochi.

Alla fine del mese di sperimentazione i promotori valuteranno se estendere l'iniziativa a tutti i ristoranti associati a Fipe Confcommercio Sardegna, sempre su base volontaria. Non è stato però chiarito con quali criteri giudicheranno il successo del progetto, né se raccoglieranno dati sull'effettiva adesione delle famiglie.

Spunto di cronaca: Dissapore

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