Piano35, Marco Sacco lascia: Torino cerca un nuovo staff
Il ristorante stellato più alto d'Italia cambia gestione dal 3 gennaio 2027 e in città si apre il Totochef
di Marco De Luca · 28 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Il 3 gennaio 2027 è la data cerchiata in rosso. Da quel giorno Piano35, il ristorante stellato più alto d'Italia, dentro il grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino, e lo chef Marco Sacco non lavoreranno più insieme. Il divorzio è ufficiale. E i tempi sono stretti.
Sette anni di consulenza, poi il ringraziamento
Sette anni. Tanto è durata la consulenza del Gruppo Sacco sotto la Mole. Nelle dichiarazioni ufficiali della banca, il ringraziamento formale è andato all'intero gruppo per il lavoro svolto a Piano35. Un dettaglio che rende probabile l'addio simultaneo di Christian Balzo, chef resident del locale.
Intesa Sanpaolo ha diffuso una nota per rassicurare sul futuro del ristorante stellato. "La Banca è al lavoro per individuare la nuova gestione in modo da riaprire appena possibile e dare così continuità alla valorizzazione del grattacielo disegnato da Renzo Piano, campione di sostenibilità, sede di cultura, luogo di lavoro per duemila persone di Intesa Sanpaolo".
Il Totochef di Torino e le parole di Balzo
In città si apre un Totochef caldissimo, tutto sul destino di un pezzo pregiato della scacchiera locale. Balzo seguirà il Gruppo Sacco, magari verso il Verbano sull'Isola dei Pescatori? O resterà a presidiare la cucina della banca? Raggiunto da Scatti di Gusto, lo chef si trincera dietro una prudente cortesia istituzionale: "Al momento posso dire solo quello che so, ovvero che continuerò a cucinare. Dove e come, è ancora presto per dirlo".
Marco Sacco ha commentato così il passo indietro: "A Torino lasciamo una parte importante della nostra storia". Poi il ringraziamento a Intesa Sanpaolo e l'appuntamento ai clienti torinesi nei suoi due ristoranti. La scelta sembra motivata dalla volontà di concentrare energie e risorse migliori sui due indirizzi storici del Verbano-Cusio-Ossola: il Verbano sull'Isola dei Pescatori e, soprattutto, il Piccolo Lago di Mergozzo. L'obiettivo per il 2027 è chiaro: fortificare i due presidi e provare a riconquistare le due Stelle Michelin. Un talento fedele e collaudato come Balzo, in questa partita, è un asset da non farsi sfuggire.
Il caso Piccolo Lago e i silenzi della Rossa
Proprio il Piccolo Lago è stato al centro del caso più discusso della critica recente. Storico bistellato, il ristorante era stato escluso in blocco dalla Guida Michelin 2025, forse per la nota vicenda giudiziaria legata a un'intossicazione da norovirus durante un banchetto. Poi è arrivata la piena assoluzione in Corte d'Appello a Torino. La Rossa, però, ha deciso di non reinserire il locale nemmeno come menzione nell'edizione 2026.
Vigilia tesa per il 12 novembre
L'attenzione degli addetti ai lavori è puntata sul 12 novembre, giorno della presentazione ufficiale della nuova Guida Michelin. Una vigilia tesa per il capoluogo piemontese, che ha già incassato l'addio alla Stella e alla relativa scheda di Unforgettable. Il progetto avanguardistico era riuscito nell'impresa non banale di sostituire lo chef Christian Mandura con la coppia Stefano Mancinelli e Sabrina Stravato, mantenendo intatta la stella. Almeno prima dello stop improvviso di settembre.
Da lì in poi, la sparizione dai radar della Rossa. A cui si è aggiunta la questione dei voucher già pagati dai clienti e rimasti congelati. La proprietà ha però annunciato la riapertura autunnale, forse a novembre, con veste e firma rinnovate. Intesa Sanpaolo assicura che ci sono già nuovi profili all'orizzonte, pronti a raccogliere il testimone di Marco Sacco e a blindare la stella di Piano35.
Torino si trova di nuovo a un bivio. La ristorazione d'autore è davvero la chiave migliore per trasmettere la cultura gastronomica torinese? Mentre i grandi progetti faticano a trovare una continuità stabile e le brigate si sfaldano sotto il peso delle dinamiche aziendali, la Torino più verace continua a dimostrare la sua tenuta. Quella delle piole, delle trattorie di territorio e della convivialità democratica senza fronzoli: lo scheletro più solido e protetto della ristorazione locale. Resta da capire se il futuro della città sarà ancora una febbrile caccia alle Stelle o se si voterà alla tradizione più autentica.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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