Chi lavorerà nel turismo? La domanda che non ha risposto
Un anno dopo il WTTC a Roma, il tema del lavoro resta irrisolto alla vigilia della conferenza a Malta.
di Alessandro Ratti · 3 ottobre 2026 · 3 min di lettura

A pochi giorni dall’apertura della prossima edizione del WTTC a Malta, il dibattito sul futuro del lavoro nel turismo torna a dominare i lavori. Non è un richiamo casuale al passato. È un promemoria strategico. L’intervento del ministro saudita Ahmed al-Khateeb, ascoltato a Roma l’anno scorso, aveva colpito per la sua lettura “occidentale” del turismo: un settore che apre opportunità a chi ha poca istruzione, impiega sempre più donne, si sostiene al privato e investe massicciamente nella formazione.
I numeri che non si possono ignorare
Il WTTC aveva messo su tavola dati inconfondibili. Un settore che cresce più velocemente della capacità di trovare lavoratori. Un gap di competenze che rischia di frenare l’espansione globale. Una trasformazione sociale che passa dalla formazione, dall’inclusione e da un nuovo rapporto tra imprese e istituzioni. Rivedere quelle parole oggi significa arrivare a Malta con una consapevolezza diversa: il tema del lavoro non è un capitolo del programma, ma la chiave di tutto.
Non si tratta di un semplice “throwback”. È una vera e propria agenda. Il turismo non cresce solo con nuove rotte o nuovi hotel. Cresce con persone che scelgono di restare nel settore, di formarsi, di crescere. E quel video che pubblichiamo oggi — una selezione di clip che funzionano anche senza commento — è un modo per ricordare che la sfida del talento non è un problema del futuro. È già qui.
Una trasformazione sociale in atto
L’anno scorso, a Roma, il ministro al-Khateeb aveva parlato di un turismo accessibile. Di un settore che offre opportunità a chi ha poca istruzione. Che impiega un numero crescente di donne. Che vive grazie alla spinta del privato. Che investe in modo massiccio sulla formazione. Frasi che, riascoltate alla luce del 2026, suonano più attuali che mai.
Eppure, il nodo non si è largato. Il gap di competenze si è accentuato. Le aziende cercano, ma non trovano. Le istituzioni si impegnano, ma non bastano. E il privato continua a spingere, ma senza una strategia condivisa. Il risultato? Un settore che cresce, ma che non sa tenere. Che attira, ma non trattiene. Che si espande, ma non si forma.
Il video che proponiamo non ha bisogno di commenti. Le immagini parlano da sole. I volti, le mani, i sorrisi. Tutto quello che il turismo sa fare, oggi, e non sa fare, domani. E la domanda che resta, un anno dopo, è sempre la stessa: chi lavorerà nel turismo?
L’agenda di Malta
Alla vigilia della conferenza a Malta, quelle parole non sono più un monito. Sono un’agenda. Il tema del lavoro non è un capitolo del programma. È il punto di partenza. Il turismo non si costruisce con nuovi hotel o nuove rotte. Si costruisce con persone. Con chi resta. Con chi si forma. Con chi cresce.
E se nessuno risponderà a questa domanda? Se il settore continuerà a cercare senza trovare? Se la formazione non seguirà l’inclusione? Se il privato non troverà più sostegno dalle istituzioni? Allora, un anno dopo, il WTTC ci avvertirà di nuovo. Ma forse, questa volta, non ci sarà nessuno a sentire.
Spunto di cronaca: Quality Travel
Newsletter
Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì
Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.



