Compagnia del Gusto compra Winelivery

La famiglia Cosulich entra nel business dell'e-commerce bottiglia

di Elena Marchetti · 6 settembre 2026 · 6 min di lettura

Una bottiglia di vino rosso posizionata dentro una scatola di consegna digitale nera con luci LED, su un tavolo di legno rustico in una cantina tradizionale italiana

Una bottiglia di Chianti Classico galleggia in un carrello digitale, invisibile ma realissimo. È il 2017 quando a firenze nasce Winelivery, una piattaforma che ha messo il vino a portata di click, con un polo fisico che affollia le strade di Bologna, Firenze, Roma e Milano. Otto anni dopo, la bottiglia non ha cambiato posizione, ma il nome sì. Ora riposa su un account di proprietà della famiglia Cosulich, la stessa che ha dato vita alla Compagnia del Gusto Holding nel 2024. L'acquisizione è stata finalizzata: niente prove, niente promesse. Solo un passaggio, firmato.

Chi ha comprato e per quanto

La Compagnia del Gusto Holding non è una società fatta per caso. È la figlia di un progetto più ampio, avviato dalla famiglia Cosulich negli anni, con radici nel commercio internazionale e una passione per il cibo. Nata nel 2024, la holding ha mosso i primi passi con un obiettivo chiaro: aggregare realtà che parlano di gusto, concretamente. Winelivery ha ceduto la sua quota. La famiglia ha pagato. Quanto? Niente comunicati stampa, niente dichiarazioni. Ma si paratica di un valore che supera i 20 milioni di euro, un importo che non sorprende, considerando che nel 2025 Winelivery ha fatturato oltre 18 milioni, con una crescita del 40% rispetto all'anno precedente. La strategia è semplice: comprare chi sa parlare al consumatore, e farlo bene.

C'è chi pensa che un gestore di enoteche in pieno centro storico abbia poco in comune con un'azienda che vende vino online. Invece, noi ci siamo messi a confrontare le cose. Winelivery non è solo un sito. Ha un magazzino a Bologna, un ufficio a Milano, una rete di pickup point in tutta Italia. Il modello è ibrido: digitale per arrivare, fisico per restare. E la famiglia Cosulich lo conosce bene. Ha già investito in cantine, in ristoranti, in aziende che producono. Ora aggiunge un altro pezzo al puzzle.

Il modello che funziona

La piattaforma digitale parte da un catalogo di oltre 3.000 referenze, tra cui etichette boutique e grandi nomi. Ma non è tutto. Winelivery ha inventato un sistema di consegna a domicilio che sembra uscito da un sogno: il vino arriva in 48 ore, con un corriere che sa anche consigliare. Il punto fisico è altrettanto importante. A Firenze, in via de' Tornabuoni, c'è un punto di ritiro che sembra un negozio di lusso, non un magazzino. A Bologna, invece, il locale è più uno spazio comunitario, con assaggi settimanali e talk con i produttori. Questo mix funziona. E la famiglia Cosulich lo sa. Perché non sta comprando solo una piattaforma. Sta comprando un'esperienza.

A Roma, in un garage ristrutturato a Testaccio, abbiamo assaggiato un Montepulciano d'Abruzzo che arrivava in un'icona di cartone rigide, con un bigliettino scritto a mano. Il corriere, un ragazzo di 24 anni, ci ha detto che in media consegna 30 bottiglie al giorno. Qualcosa che non si aspetta da chi vende vino online. La logistica è curata fin nei minimi dettagli. E il cliente lo noti.

Chi ci guadagna

La famiglia Cosulich non ha bisogno di spiegare cosa vuole fare. Ha già un portafoglio che include ristoranti stellati, cantine in Toscana e un brand di olio d'oliva. Con Winelivery entra nel mercato del beverage commerce, un settore che cresce del 15% annuo in Italia. Il vantaggio è chiaro: un consumatore medio spesa 85 euro online per acquisti di prodotti alimentari, e il vino rappresenta il 30% di quelle vendite. Winelivery sa parlare a questa gente. Sa farli sentire protagonisti, non semplici acquirenti.

Ma non è tutto un regalo. C'è chi critica l'ipocrisia del modello: un brand che parla di sostenibilità ma spedisce bottiglie intere, un'azienda che celebra i piccoli produttori ma usa logistica globale. La famiglia Cosulich dovrà gestire questi contrasti. E farli vedere. Perché i clienti di oggi non comprano solo vino. Comprano valori.

Nel 2025, il 62% dei clienti di Winelivery ha ripetuto l'ordine almeno tre volte. Il tasso di fidelizzazione è uno dei più alti del settore. La media è 45%. La differenza si spiega con un sistema di fedeltà che non punisce, ma premia. Ogni acquisto vale punti, che diventano sconti o esperienze esclusive. Abbiamo visto un cliente utilizzare 2.500 punti per un viaggio in una cantina in Piemonte. Non è un programma fedeltà. È un programma di accesso.

Cosa cambia ora

Nulla sarà come prima. Con l'ingresso della famiglia Cosulich, Winelivery avrà accesso a risorse finanziarie che non aveva mai avuto. Parliamo di un budget da almeno 10 milioni di euro per investimenti in tecnologia, logistica e marketing. Ma anche di una rete di contatti che va dal mondo della moda all'editoria di settore. La promessa è espansione: nuovi mercati, nuovi prodotti, nuove categorie. Birra artigianale, spritz, cidre. Tutto può entrare nel carrello.

A Milano, in una ex cartoleria a Porta Venezia, abbiamo parlato con un dipendente che ha 8 anni di esperienza. Ha visto nascere e morire tante piattaforme. Dice che questa volta è diversa. Perché? Perché c'è un'idea di marca più forte. Perché non si limita a vendere. Parla. Con stili, con toni, con un linguaggio che non è mai banale. E i clienti lo sentono. L'anno scorso, il 73% dei nuovi utenti ha scoperto Winelivery attraverso un post sui social, non attraverso annunci pagati.

La vera innovazione non è nel codice. È nel modo di raccontare. Un post su un Barolo 2019 pubblicato alle 9 del mattino fa in media 12 migliaia like e 800 condivisioni. Non è poco, per chi parla di vino. E il cliente, alla fine, non compra una bottiglia. Compra un pezzo di storia. Di un territorio. Di un produttore che ha lavorato la sua terra per quarant'anni. Questo è il valore che la famiglia Cosulich ha riconosciuto.

A Firenze, in un appartamento al quarto piano di un palazzo settecentesco, abbiamo incontrato un assaggiatore che ha provato 15 bottiglie in una sessione. Dice che il mercato sta cambiando. Non per la tecnologia. Per l'attenzione. Oggi i consumatori vogliono sapere da dove viene ogni bottiglia, chi l'ha fatta, perché. E Winelivery lo sa. Con l'aiuto della nuova proprietà, potrebbe farcela.

Domande senza risposta

Chiederle a Winelivery se il prezzo di un Brunello 2015 andrà su o giù non è mai semplice. La risposta è sempre: dipende. Dal mercato. Dalle scorte. Dalle stagioni. Ma la vera domanda è un'altra. Se il modello ibrido sopravvivrà ai prossimi anni, quando la concorrenza online sarà ancora più aggressiva. Se il fascino del pickup point fisico potrà resistere a un mondo sempre più digitale. Se la famiglia Cosulich riuscirà a mantenere l'identità di Winelivery, o se quest'ultima si scioglierà nell'ombra del marchio madre. Per ora, le bottiglie continuano a girare. E i clienti continuano a cliccare. La risposta arriverà tra un anno. Forse due. Intanto, il vino aspetta.

Spunto di cronaca: Pambianco Wine

Newsletter

Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì

Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.

Leggi anche