Human Company punta al turismo rigenerativo

Il gruppo toscano presenta il bilancio di sostenibilità e traccia la rotta per un outdoor che restituisce più di quanto prende.

di Elena Marchetti · 25 settembre 2026 · 5 min di lettura

Ciclabili tra i pini e tende glamping con pannelli solari in un villaggio Human Company in Toscana

Entri nella sala riunioni di Via Mannelli a Firenze e ti colpisce l'odore di resina di pino mescolato al caffè ristretto. Fuori piove, una pioggia di fine settembre che lava l'asfalto e pulisce l'aria. Sul tavolo di rovere ci sono le bozze del quinto Bilancio di Sostenibilità di Human Company: fogli Excel stampati, evidenziati a penna gialla. Simone Bianchi, il presidente, li sfoglia con calma. "Qui dentro c'è la nostra scommessa", dice toccando un grafico. "Non è filantropia. È l'unico modo per stare sul mercato nei prossimi dieci anni".

I numeri 2025 sono chiari: fatturato a 182 milioni di euro, più quattordici percento sull'anno prima. Diciotto strutture tra Italia e Croazia, quasi quattromila dipendenti in alta stagione. La crescita non viene da nuove aperture — solo una in Istria — ma dalla riqualificazione dell'esistente. Il RevPAR, il ricavo per unità disponibile, ha superato i novanta euro a notte nei villaggi top di gamma. Un valore che l'outdoor italiano faticava a raggiungere prima del Covid.

Il bilancio che non ti aspetti

Il documento certificato B Corp — lo sono dal 2022, tra i primi gruppi turistici in Europa — dedica trenta pagine alla catena di fornitura. Centoventi fornitori auditati su criteri ambientali e sociali. Il settantatre percento della spesa alimentare resta entro cento chilometri dai villaggi. A Norcenni Girasole Village, nel Chianti, la colazione porta miele dell'apicoltore di Greve e pane cotto nel forno a legna del paese. Non è storytelling: è una clausola contrattuale. Chi non rispetta i parametri entro due rinnovi, esce dall'elenco.

La parola "rigenerativo" compare quarantasette volte nel report. Non è un aggettivo decorativo. Significa che ogni struttura deve misurare l'impronta ecologica netta: suolo, acqua, biodiversità. A Marina di Bibbona, il camping Village Ţuţu ha convertito quindicimila metri quadrati di asfalto in prato stabile e zone umide. Risultato: meno deflusso superficiale, più uccelli acquatici censiti dall'università di Pisa, temperature percepite abbassate di due gradi ad agosto. L'investimento, seicentomila euro, rientra in quattro anni solo col risparmio idrico.

Campeggi che piantano alberi, non solo ombrelloni

Il progetto "Radici" ha piantato dodicimila alberi autoctoni nel 2025 tra Maremma e Salento. Lecci, sughere, filliree. Non è compensazione carbonio — niente crediti comprati su mercati opachi — ma ripristino ecologico su terreni di proprietà o in concessione lunga. Ogni albero è geolocalizzato, monitorato via drone ogni sei mesi. La mortalità al primo anno è sotto il cinque percento, contro una media nazionale del diciotto per i rimboschimenti ordinari. Li curano i giardinieri interni, assunti a tempo indeterminato, non cooperative esterne a cottimo.

La domanda spinge. Secondo l'indagine interna su quindicimila ospiti, il sessantotto percento degli italiani dichiara di scegliere la destinazione in base alle certificazioni ambientali. Erano il quarantadue nel 2021. Il prezzo medio pagato da chi chiede sostenibilità è quindici percento più alto. "Non è nicchia", taglia corto Bianchi. "È il nuovo standard. Chi non ce l'ha, nel 2027 sarà fuori dai motori di ricerca dei tour operator tedeschi e olandesi".

La clientela italiana cambia passo

Il presidente racconta un aneddoto: una famiglia milanese a Le Rocchette, in Sardegna, ha chiesto di piantare un albero a nome del figlio invece del solito gadget plastificato. Il villaggio ha organizzato la piantumazione collettiva con la scuola locale. Il post su Instagram ha generato centoventimila impressioni organiche. "Il marketing lo facciamo fare agli ospiti", sorride. "Basta dare loro strumenti veri, non slogan". La fedeltà — misurata col Net Promoter Score — tocca quota settantadue nei villaggi rigenerativi, contro sessantuno della media gruppo.

Resta il nodo margini. Il costo del lavoro è salito del nove percento in due anni, l'inflazione su food & beverage morde ancora. L'ebitda margin si attesta al ventidue percento, solido ma non stellare. Gli investimenti in rigenerazione — impianti fotovoltaici integrati nelle coperture delle mobile home, depuratori a fanghi attivi per riutilizzo irriguo, mobilità elettrica interna — assorbono quaranta milioni l'anno. "Le banche iniziano a chiedere i KPI ESG per il merito di credito", ammette il CFO. "Chi ha i dati certificati paga mezzo punto in meno sul debito. Fa la differenza".

Investire nel suolo, non solo nel brand

Il piano capex 2026 prevede quarantacinque milioni. Niente nuove strutture greenfield: consumerebbero suolo vergine, tradendo la premessa. Si lavora sull'esistente. Bagni modulari prefabbricati in legno certificato PEFC, smontabili e riciclabili al novantacinque percento. Sostituzione graduale delle flotte a gasolio con mezzi elettrici — oggi al trenta percento — e installazione di colonnine fast in ogni reception. A Roma Capitol, alle porte della capitale, stanno sperimentando la navetta on-demand prenotabile via app per la stazione FS: duecento metri a piedi, zero auto in struttura.

L'elefante nella stanza resta l'auto privata. Novanta percento degli ospiti arriva con la propria vettura, spesso carica di bici, sup, cani. Le navette elettriche dai caselli autostradali viaggiano al quindici percento del carico. "Serve integrazione tariffaria col treno", dice Bianchi. "Ne parliamo con Trenitalia e Regioni da tre anni. Intanto offriamo lo sconto del dieci percento a chi arriva in bici o treno. Lo chiede l'ospite, non l'ESG manager".

L'orizzonte 2027 fissa duecento milioni di fatturato e due nuovi contratti di gestione in Liguria e Puglia, su asset pubblici da riqualificare. La sfida è replicare il modello senza diluire gli standard. "La certificazione B Corp si rinnova ogni tre anni", ricorda il presidente chiudendo la cartellina. "Se nel 2028 non avremo migliorato l'indice di rigenerazione del suolo per ettaro gestito, la perdiamo. E con quella, l'accesso al credito agevolato. È questo il vero incentivo".

Abbiamo visto i cantieri aperti a Bibbona. La terra smossa profuma di humus, non di gasolio. La domanda vera non è se il modello regge. È se gli altri — fondi, catene internazionali, enti locali — avranno la pazienza di aspettare i tempi degli alberi.

Il credito verde come leva decisiva

L'accordo con Intesa Sanpaolo e Bper prevede una linea revolving da ottanta milioni legata a tre target: riduzione emissioni scope 1 e 2 del trenta percento al 2028, percentuale fornitori locali sopra il settanta, indice di biodiversità certificato da ente terzo. Manca un target, salta lo spread agevolato. È la prima volta che un gruppo outdoor italiano lega il costo del denaro alla salute del suolo. I concorrenti guardano. Alcuni prendono appunti.

Spunto di cronaca: Quality Travel

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