ISNART vara il rating 0-100 per gli eventi che fanno turismo
A Sassari e Alghero il Mirabilia Day consegna ai territori uno strumento per misurare l'impatto reale delle manifestazioni culturali.
di Alessandro Ratti · 18 settembre 2026 · 5 min di lettura

Una lavagna magnetica nel foyer del Teatro Civico di Sassari. Qualcuno ha scritto a pennarello rosso: "Quanto vale davvero la Cavalcata?". Non c'è risposta, solo sguardi che si incrociano tra assessori, direttori di museo e albergatori. È venerdì 18 settembre, il Mirabilia Day è appena iniziato e l'aria sa di caffè bruciato e salsedine.
ISNART, l'Istituto Nazionale Ricerche Turistiche delle Camere di Commercio, sceglie questo palcoscenico per calare l'asso: un rating unico, da zero a cento, che promette di dire una volta per tutte se un festival, una rievocazione o una mostra muovono letti e portafogli. Non un questionario di gradimento. Un algoritmo che incrocia biglietteria, pernottamenti, spesa media, permanenza media, copertura stampa e sentiment sui social. Peso diverso a ogni variabile. Segreto industriale, dicono loro. Trasparenza, chiedono i sindaci.
Il numero che mancava
Fino a ieri si contavano i presenti. Oggi si misura l'indotto. La differenza non è sottile. A Oristano la Sartiglia riempie le strade ma quanti dormono in città? A Cagliari il festival letterario vende 12mila biglietti: quanti arrivano da fuori regione e restano tre notti? Il rating ISNART assegna un punteggio. Sopra 70 l'evento è "attrattore turistico maturo". Tra 40 e 69 "potenziale da strutturare". Sotto 40 "locale, non turistico". Parole nette. Forse troppo.
Prendo un caffè al bancone con un collega di una testata nazionale. "È la fine dell'autocelebrazione", mi dice. "Finalmente un metro comune". Annuisco. Ma penso a quell'edizione del 2022 a Nuoro: il premio letterario nazionale, 45mila euro di budget, 800 spettatori paganti, zero prenotazioni alberghiere rilevate. Quel festival avrebbe preso 15. Forse 20. Eppure ha creato relazioni che ancora oggi portano editori in Barbagia. Il rating lo vede?
La variabile invisibile
Ne parlo a margine con Roberto, direttore di un consorzio alberghiero di Alghero. Lui il rating lo vorrebbe già domani per decidere se aprire l'hotel a Pasqua o tenere chiuso. "Dammi il dato a gennaio, non a ottobre". Giusto. Il modello ISNART elabora a consuntivo. Prevedere è un altro mestiere. Però il database storico c'è: cinque anni di flussi telefonici, prenotazioni OTA, dati Telepass. Se lo incroci con il calendario eventi, qualcosa esce. Loro ci stanno lavorando. Versione beta per il 2027.
Intanto a Sassari si vota. Letteralmente. Ogni partecipante al Mirabilia Day riceve una scheda: valuta l'evento "Corsa degli Scalzi" di Cabras. Io metto 78. Il collega accanto 42. Motivo? Lui conta i posti letto occupati quella notte. Io conto le 400mila visualizzazioni della diretta RAI e le richieste info arrivate all'APT nei quindici giorni successivi. Il rating ISNART darebbe ragione a lui. O forse no: il peso della visibilità mediatica è al 15%. Quello del pernottamento al 30%. La spesa media al 20%. Il resto è polvere.
Piccoli comuni, grandi numeri
Il caso scuola è Bosa. Il festival "Malvasia e dintorni": budget 60mila euro, 2.200 presenze uniche, 1.100 pernottamenti in tre giorni, spesa media certificata 140 euro a testa. Rating stimato 82. Il sindaco lo stampa su manifesti 6x3 all'ingresso del paese. "Qui si misura la bellezza". Esagera. Ma il meccanismo funziona: l'anno dopo il budget sale a 90mila, i pernottamenti a 1.600. Il rating sale a 86. Circolo virtuoso. O circolo vizioso se insegui il numero e perdi l'anima.
C'è chi l'anima l'ha persa da tempo. Un festival jazz nel Sulcis, 15 edizioni, sempre sold out. Rating 2024: 38. Motivo: pubblico locale al 92%, permanenza media 4 ore, zero pernottamenti. Gli organizzatori sono furibondi. "Portiamo cultura in un territorio dimenticato". Vero. Ma il rating non misura la cultura. Misura il turismo. Due cose diverse. ISNART lo scrive nero su bianco nella metodologia. Nessuno lo legge fino in fondo.
Il peso della reputazione
La variabile "reputazione" pesa il 10%. La calcolano con un software che scansiona 400 fonti: testate, blog, TripAdvisor, Google Maps, Instagram, TikTok. Analisi semantica in italiano, inglese, francese, tedesco. Parole chiave: "autentico", "organizzato", "caro", "deludente", "imperdibile". A me viene in mente la Festa del Redentore a Nuoro 2023: pioggia battente, fango, code ai bagni chimici. Sentiment crollato a 41. Rating finale 55. L'anno dopo, tempo splendido, stessi organizzatori: sentiment 89, rating 78. La meteorologia decide il turismo?
Chiedo a un ricercatore ISNART se hanno pensato a un coefficiente meteo. Sorride. "È nel rumore di fondo. Si compensa su scala quinquennale". Forse. Intanto un operatore di Orosei mi confida: "Ho spostato la sagra del pesce da agosto a giugno per alzare il rating. Ad agosto i letti sono pieni comunque, a giugno serve l'evento". Strategia intelligente. O cinica? Il rating induce comportamenti. Lo sapeva anche Keynes.
Cosa resta da decidere
La plenaria pomeridiana si chiude con una domanda scritta su un post-it attaccato al microfono: "Chi valuta i valutatori?". Nessuno risponde. Il rating ISNART diventerà requisito per accedere ai fondi regionali 2026-2028? La Regione Sardegna non conferma né smentisce. L'assessore al Turismo, uscendo, mi dice: "È uno strumento, non una bibbia". Lo strumento costa 120mila euro l'anno per la piattaforma, più 30mila per ogni report territoriale personalizzato. Le Camere di Commercio pagheranno. Le Pro Loco no.
Fuori dal teatro il sole picchia su piazza d'Italia. Un gruppo di studenti dell'alberghiero fa le prove per il catering della serata. Hanno 19 anni. Non sanno cosa sia un rating. Sanno che se i turisti arrivano, loro lavorano. Se non arrivano, vanno via. Semplice. Il numero da zero a cento serve a chi deve decidere dove mettere i soldi. A loro serve solo che i soldi arrivino. E che qualcuno li spenda bene. Il rating lo garantisce? Lo scopriremo a settembre 2027. Quando uscirà il primo report quinquennale. E forse, finalmente, smetteremo di contare le teste per iniziare a contare il valore.
Spunto di cronaca: Quality Travel
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