Principe di Savoia chiude per ristrassestramento fino al 2029
L'hotel simbolo di Milano ridurrà le camere da 300 a 120 per rinnovarsi.
di Redazione Chiavi del Gusto · 17 ottobre 2026 · 5 min di lettura

Il 28 dicembre 2026 sarà l’ultimo giorno di apertura del Principe di Savoia, l’hotel cinque stelle di piazza della Repubblica a Milano. Chiuderà per oltre due anni e mezzo, con una riapertura prevista nella seconda metà del 2029. L’annuncio è stato fatto da Dorchester Collection, che ha definito l’intervento uno degli investimenti più significativi nella storia dell’hotel.
Dalle 300 alle 120 camere
Il modello dell’hotel cambierà radicalmente. Ezio Indiani, general manager, ha detto al Corriere della Sera che le camere e le suite passeranno dalle circa 300 attuali a 120. Oggi l’hotel ha 257 camere e 44 suite. Le nuove camere di ingresso partiranno da circa 60 metri quadrati, contro i 27 metri quadrati della camera Classic attuale. Un passo verso spazi più ampi e servizi più personalizzati.
La riduzione delle camere non è solo una scelta estetica. Riflette l’evoluzione dell’ospitalità di alta gamma, sempre più orientata a superfici maggiori, privacy e esperienze su misura. Il Principe sembra puntare a competere in una fascia ancora più alta del mercato luxury milanese, dove negli ultimi anni si sono intensificati gli ingressi dei grandi marchi internazionali.
Residenze private e nuovi spazi
Tra le trasformazioni più significative c’è l’ingresso nel mercato delle branded residences. Il progetto prevede circa dieci appartamenti privati di altissima gamma, i cui proprietari potranno usufruire dei servizi dell’hotel. Dorchester Collection aveva già anticipato a luglio la creazione di una collezione limitata di residenze private, senza precisarne il numero.
Anche gli ultimi piani dell’edificio cambieranno. Al posto dell’attuale spa arriverà un nuovo ristorante, mentre l’area benessere sarà spostata al piano inferiore. Il progetto include un rooftop panoramico, una nuova destinazione wellness e un’offerta di ristorazione completamente ripensata. L’obiettivo dichiarato è rendere il futuro Principe più intimo rispetto all’hotel attuale.
Gli spazi comuni saranno ridisegnati con maggiore attenzione alla privacy e ad ambienti più raccolti. L’intervento interessa in profondità camere, ristorazione, wellness e aree comuni. Secondo le anticipazioni, l’hotel tornerà sul mercato con una configurazione profondamente diversa da quella attuale.
Un restauro per altri cento anni
Il calendario della chiusura ha un valore simbolico particolare. Il Principe di Savoia è stato inaugurato il 6 aprile 1927, inizialmente con il nome di Principe & Savoia. Il centenario cadrà proprio durante la chiusura. «Una ristrutturazione importante, ed ecosostenibile, ma necessaria per garantire l’esistenza di questo hotel per altri 100 anni», ha spiegato Indiani.
Christopher Cowdray, presidente del gruppo, aveva dichiarato a luglio che il restauro punta a riportare il Principe nella posizione di riferimento dell’ospitalità cittadina, preparandolo al suo secondo secolo di attività. L’operazione è presentata come un investimento sul futuro dell’albergo e, indirettamente, su quello di Milano.
La ristrutturazione segue la trasformazione del mercato alberghiero milanese. Indiani lega la crescita della città al percorso iniziato con Expo 2015, all’aumento dell’attrattività internazionale, agli investimenti e ai grandi eventi. A questi si aggiungono le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 e il calendario consolidato di appuntamenti legati a moda, design, fiere e manifestazioni internazionali.
La composizione della domanda è cambiata. Milano non vive più prevalentemente di clientela business. Secondo Indiani, il leisure è cresciuto sensibilmente, con una presenza rilevante di visitatori da Stati Uniti, Italia e Regno Unito. Un cambiamento evidente anche nei fine settimana, tradizionalmente più deboli per gli hotel cittadini orientati alla clientela d’affari.
La riduzione del numero delle camere a favore delle superfici, l’introduzione delle residenze private e la valorizzazione di wellness, ristorazione e rooftop indicano la volontà di aumentare il valore generato da ogni singolo ospite, invece di puntare sulla capacità. È una scommessa su un modello più esclusivo e meno massiccio.
Nei suoi quasi cento anni, il Principe di Savoia ha ospitato capi di Stato, famiglie reali, musicisti, attori, sportivi e protagonisti della finanza internazionale. Tra gli episodi ricordati da Indiani c’è il soggiorno della regina Elisabetta II, che nel 2000 trascorse tre giorni nell’hotel insieme al principe Filippo durante una visita di Stato. Nel 2006 arrivarono invece i Rolling Stones, presenti a Milano per un concerto a San Siro.
Durante il soggiorno della band, i Rolling Stones seguirono in hotel la finale dei Mondiali tra Italia e Francia. Nell’elenco degli ospiti passati dal Principe figurano anche Pelé, Diego Armando Maradona, Lionel Messi, David Beckham, Madonna, Lady Gaga, Brad Pitt, Matt Damon, Sean Connery, Frank Sinatra, Luciano Pavarotti, il Dalai Lama e Francis Ford Coppola. Alcune scene di Somewhere, film diretto da Sofia Coppola e uscito nel 2010, sono state girate proprio nell’hotel milanese.
Prima della chiusura, resterà aperto il Principe Bar, che ha dedicato l’ultima drink list ai lavori alla storia dell’albergo e agli avvenimenti che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni. Il 2027 avrebbe dovuto essere l’anno dei festeggiamenti per il centenario. Diventerà invece l’anno del cantiere. Una scelta che sintetizza la scommessa di Dorchester Collection: sacrificare una ricorrenza irripetibile per preparare il Principe di Savoia alla competizione nel mercato del lusso dei prossimi decenni.
L’hotel rimarrà chiuso per circa due anni e mezzo. La riapertura è prevista nella seconda metà del 2029. Il progetto modificherà il modello stesso dell’hotel, con camere molto più grandi, una componente residenziale e nuovi spazi dedicati alla ristorazione e al wellness. Dorchester Collection lo definisce uno degli investimenti più significativi mai realizzati nella storia del Principe di Savoia, senza averne finora comunicato il valore economico.
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