Sicilia da mordere: la guida allo street food dell'isola
Arancini, panelle, cannoli e granita: un itinerario goloso tra Palermo, Catania e i mercati storici.
di Elena Marchetti · 2 agosto 2026 · 8 min di lettura

In Sicilia il cibo di strada non è una moda: è storia millenaria servita in carta oleata. Al mercato di Ballarò, a Palermo, il giorno comincia con il profumo delle panelle — frittelle di farina di ceci — e con la voce dei venditori che annunciano la stigghiola come fosse un titolo di giornale.
Arancino o arancina? Il derby infinito
La prima grande questione nazionale: arancino o arancina? A Palermo è femmina, tonda come un'arancia; a Catania è maschio, appuntito come l'Etna. Al ragù o al burro, il duello non conosce tregua e noi non abbiamo nessuna intenzione di sedarlo.
A Catania la tappa obbligata è la pescheria, dove tra un banco e l'altro si mangia il pesce fritto nel cartoccio. Poi la granita con la brioscia col tuppo, che qui è colazione, non dessert: mandorla di Avola o pistacchio di Bronte, la scelta è un atto di fede.
La regola del cannolo
E infine il cannolo, riempito al momento perché la scorza resti croccante, la ricotta di pecora dolce al punto giusto. La regola aurea dei siciliani: mai ordinare un cannolo già riempito. Mai.
Il nostro itinerario completo tocca otto città in dieci giorni, con le tappe imperdibili mercato per mercato. Portate fame e scarpe comode: il resto lo fa l'isola.
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