Trudeau al WTTC: «I canadesi non si sentono accolti negli Usa»

L'ex premier canadese al Global Summit del WTTC a Malta: per una destinazione la reputazione pesa quanto il prezzo. E il calo dei flussi verso gli Stati Uniti non è colpa di Ottawa.

di Elena Marchetti · 10 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Justin Trudeau interviene sul palco del Global Summit del WTTC a Malta durante una conversazione con Gloria Guevara.

Malta, Global Summit del World Travel & Tourism Council. Justin Trudeau, ex primo ministro canadese, è sul palco con Gloria Guevara, presidente e ceo del WTTC. Il tema non è il Canada. È come un Paese viene percepito da chi sceglie dove passare le vacanze.

La reputazione pesa quanto il prezzo

«Le persone hanno sempre una scelta su dove andare in vacanza, dove viaggiare per piacere o per lavoro», dice Trudeau. «Non si tratta soltanto del paesaggio, dei prezzi o del costo della destinazione. Conta anche la reputazione di un luogo e il modo in cui i visitatori si sentono accolti».

Da qui arriva al confine con gli Stati Uniti. Negli ultimi anni, dice l'ex premier, Washington ha perso parte della capacità di far sentire benvenuti i viaggiatori internazionali. «Gli Stati Uniti non sono stati particolarmente bravi nel far sentire i viaggiatori i benvenuti», afferma. «Ci sono state preoccupazioni legate ai controlli alle frontiere e a ciò che potrebbe accadere una volta arrivati nel Paese».

Per generazioni quel confine è stato visto come uno dei più aperti al mondo, tenuto insieme da legami familiari, economici e culturali che si intrecciano da decenni. Oggi il clima è diverso. «Per la prima volta molti canadesi sono preoccupati all'idea di attraversare il confine statunitense», spiega.

Flussi in calo di oltre il 20%, ma non per i prezzi

Il punto politico è questo: il calo dei viaggi verso gli Stati Uniti non nasce da misure di Ottawa. «Non abbiamo imposto penalizzazioni né reso più difficile viaggiare verso gli Stati Uniti. Sono stati i cittadini a scegliere di non andarci».

E non è una questione di soldi. Compagnie aeree, tour operator e operatori turistici statunitensi hanno tagliato i prezzi, eppure i flussi dal Canada verso gli Usa continuano a calare di oltre il 20%. «I canadesi hanno semplicemente deciso di guardare ad altre destinazioni», dice Trudeau. «E questo dimostra che le scelte dei viaggiatori risentono anche del clima politico e del modo in cui un Paese viene percepito».

Niente toni allarmistici, però. Il rapporto tra i cittadini dei due Paesi resta solido: «I canadesi continuano ad apprezzare gli americani e gli americani continuano ad apprezzare i canadesi». La frattura, secondo l'ex premier, è tra governi, non tra popolazioni.

Il turismo come antidoto all'isolazionismo

Nel suo intervento Trudeau torna più volte su un concetto: viaggiare è una forma di dialogo internazionale. Lo è ancora di più in una fase segnata dalla crescita dei nazionalismi e da atteggiamenti più chiusi da parte di molti governi. «La migliore risposta a questa tendenza è il turismo», dice. «Viaggiare significa conoscere persone diverse, essere curiosi verso il mondo, sviluppare empatia e apertura. Sono qualità di cui oggi abbiamo bisogno più che mai».

Da qui la critica alle istituzioni, che secondo lui continuano a sottovalutare il settore. «Molti governi considerano il turismo qualcosa che accade automaticamente e che non richiede particolare attenzione», osserva. Ricorda di aver istituito durante il suo mandato un ministero dedicato al turismo proprio per riconoscerne il peso economico e sociale.

G7, G20 e il valore dell'incontro fisico

Un altro passaggio riguarda le relazioni personali, in politica come nel business. Ripensando alla sua esperienza nei G7 e nei G20, Trudeau sostiene che la fiducia costruita tra individui conti spesso più delle relazioni istituzionali. «Le buone relazioni sono importanti», afferma. «Non esiste un sostituto dell'incontro diretto tra persone. Si può parlare di intelligenza artificiale, tecnologie digitali o esperienze virtuali, ma nulla sostituisce il fatto di incontrarsi fisicamente, condividere esperienze e costruire fiducia».

È uno dei temi ricorrenti di tutto il summit WTTC: anche in un contesto sempre più digitale, il valore delle relazioni umane resta uno degli asset più importanti per il turismo globale.

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