Turismo europeo, Accor: pernottamenti +32% al 2036, Italia +33%

Il report di Accor, basato sulle previsioni di Tourism Economics, disegna la mappa del turismo continentale al 2036: la domanda internazionale corre più di quella domestica e le destinazioni si spostano verso est.

di Alessandro Ratti · 27 ottobre 2026 · 4 min di lettura

Skyline di una città europea al tramonto visto da una terrazza, con viaggiatori con bagagli che camminano su una strada di pietra sottostante

Trentadue per cento in più in dieci anni. È il numero che Accor scrive nero su bianco per i pernottamenti nelle strutture ricettive europee. Nel report “From Change To Opportunity – The Changing Face of Europe's Tourism Map to 2036”, basato sulle previsioni di Tourism Economics e riferito a 47 Paesi del continente, la crescita attesa tra il 2026 e il 2036 vale oltre 1,6 miliardi di notti in più ogni anno rispetto ai livelli di partenza.

A trainare il mercato sono i viaggiatori stranieri. I pernottamenti di chi arriva dall'estero dovrebbero salire del 42% entro il 2036, quasi il doppio del +24% previsto per i viaggi domestici. In volumi, per l'Europa significa avvicinarsi a un miliardo di pernottamenti internazionali in più all'anno. E la spesa segue: secondo il report, entro il 2036 i visitatori internazionali spenderanno in Europa oltre 1.300 miliardi di euro all'anno.

Dietro le stime ci sono quattro fattori indicati nel documento: l'aumento del reddito disponibile in molti mercati, una maggiore propensione ai viaggi internazionali, il miglioramento della connettività e gli investimenti nelle infrastrutture turistiche.

Italia, +33% e una domanda estera che corre

Per l'Italia le prospettive superano la soglia del 30%. Tra il 2026 e il 2036 i pernottamenti nelle strutture ricettive italiane dovrebbero aumentare del 33% in tutto. La componente internazionale pesa più di tutte: +45%, contro il +18% dei pernottamenti generati dai residenti italiani.

Il cambiamento più netto riguarda però la provenienza dei nuovi visitatori. Gli arrivi dall'Asia-Pacifico sono previsti in aumento del 92%, quelli dal Medio Oriente dell'83%. Tra i singoli mercati spiccano Cina e India: gli arrivi cinesi in Italia potrebbero crescere del 167% nel prossimo decennio, quelli indiani del 123%. Crescono anche le Americhe, con il Nord America a +52% e il Sud America a +70%.

Nel 2036 il 77% degli arrivi resta europeo

I mercati long haul cambiano la composizione della domanda, non la sua struttura. Gli spostamenti tra Paesi europei continueranno a essere la parte più consistente dei flussi internazionali nel continente: nel 2036 circa il 77% degli arrivi internazionali in Europa dovrebbe provenire da un altro Paese europeo.

Cambia però il peso relativo dei diversi mercati. Gli arrivi dalle economie europee emergenti crescono del 52% tra il 2026 e il 2036, rispetto al +34% previsto per l'Europa occidentale. I tassi più alti sono quelli di Georgia (+123%), Moldavia (+107%) e Armenia (+76%).

Fuori dai confini continentali la corsa è ancora più forte: Medio Oriente +93%, Asia-Pacifico +88%. Tra i grandi mercati asiatici, la Cina dovrebbe registrare un incremento degli arrivi verso l'Europa del 138%, mentre per la Corea del Sud la crescita prevista è del 121%. Alla base di queste previsioni c'è il progressivo ampliamento della classe media e di una popolazione in grado di sostenere economicamente viaggi intercontinentali.

Spagna, Francia e Regno Unito restano il centro

Spagna, Francia e Regno Unito continueranno a occupare un ruolo centrale, e nel 2036 i cinque maggiori mercati europei per pernottamenti internazionali concentreranno ancora più della metà del totale. La crescita, però, sarà distribuita in modo più ampio rispetto al passato: Europa centrale e orientale, Paesi baltici e alcune destinazioni balcaniche registrano incrementi superiori alla media europea. A favorire queste aree contribuiscono il miglioramento dei collegamenti, una maggiore accessibilità economica e la ricerca di destinazioni ed esperienze alternative rispetto alle mete europee più consolidate.

Per il settore alberghiero si aprono quindi nuovi spazi di investimento in mercati che hanno livelli di sviluppo turistico ancora inferiori rispetto alle grandi destinazioni dell'Europa occidentale e meridionale. Accor individua in particolare nuove opportunità per il segmento economy, legate all'ingresso sul mercato internazionale di una platea più ampia di viaggiatori provenienti dalle economie emergenti. Chi viaggia per la prima volta verso destinazioni lontane o poco conosciute tende a privilegiare marchi alberghieri riconoscibili, soprattutto quando deve confrontarsi con una nuova lingua, sistemi di prenotazione diversi e una minore conoscenza della destinazione. Un fenomeno che potrebbe interessare sia i nuovi viaggiatori provenienti da grandi mercati come Cina e India sia quelli originari delle economie emergenti dell'Europa centrale e orientale.

«L'Europa rimane la destinazione più desiderata al mondo grazie alla sua straordinaria varietà e l'Italia continuerà a svolgere un ruolo di primo piano in questa evoluzione. Le previsioni confermano la forza del nostro Paese come destinazione turistica, con una crescita complessiva dei pernottamenti del 33% entro il 2036 e un aumento ancora più significativo della domanda internazionale, pari al 45%», commenta Martin Sapori, portavoce di Accor Italia.

Per il settore alberghiero italiano, secondo Sapori, l'evoluzione è «al tempo stesso un'opportunità e una sfida»: intercettare nuovi mercati di provenienza, capire aspettative e modalità di viaggio che cambiano, continuare a offrire esperienze capaci di rispondere a una domanda sempre più internazionale e diversificata. «Le aziende che sapranno anticipare questi cambiamenti e adattare la propria offerta saranno nella posizione migliore per cogliere le opportunità di crescita del prossimo decennio e contribuire a rafforzare ulteriormente la competitività dell'Italia come destinazione turistica».

Spunto di cronaca: Quality Travel

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