Turismo, Fabri: strategia a dieci anni e tavolo permanente
Alla Giornata mondiale del turismo Confindustria Alberghi chiede una strategia nazionale di lungo periodo e un confronto stabile con le istituzioni.
di Marco De Luca · 28 settembre 2026 · 4 min di lettura

Il 27 settembre è la Giornata mondiale del turismo, istituita dall'ONU e celebrata ogni anno. Elisabetta Fabri, presidente dell'Associazione Italiana Confindustria Alberghi, l'ha presa come occasione per lanciare un messaggio che guarda lontano: «Dobbiamo decidere oggi chi vogliamo essere tra dieci anni».
Un tavolo permanente con il Ministero del Turismo
La richiesta è chiara. Confindustria Alberghi vuole una strategia nazionale di lungo periodo e un tavolo permanente tra istituzioni e imprese, coordinato dal Ministero del Turismo, con dentro i ministeri competenti su economia, attività produttive, lavoro e infrastrutture. Al centro della proposta: riqualificare il patrimonio alberghiero, sviluppare le competenze, far crescere professionalmente i lavoratori, destagionalizzare e misurare il valore generato dagli investimenti.
«Il nostro obiettivo è costruire un Paese che non subisce i flussi, ma li governa; che non consuma le destinazioni, ma le fa crescere; che trasforma la propria attrattività in lavoro, investimenti e benessere diffuso», dice Fabri. «Un'Italia capace di accogliere i nostri ospiti tutto l'anno e sull'intero territorio, senza perdere ciò che la rende unica». Per l'associazione, programmare meglio produce effetti su più fronti: le imprese possono pianificare, i lavoratori hanno opportunità di crescita professionale, le comunità trattengono giovani e sviluppano servizi, il Paese rende strategica un'industria che non può essere delocalizzata.
Quattro pilastri e l'obiettivo dei 270 giorni
Le direttrici indicate sono quattro: qualità, sostenibilità, professionalità e innovazione. Servono ad affrontare criticità strutturali del comparto: riqualificare una parte del patrimonio ricettivo, trovare competenze, migliorare l'accessibilità dei territori e gestire la concentrazione dei flussi. Fabri legge il momento così: «Dal nostro osservatorio vediamo un settore che è tra i motori più dinamici dell'economia, anche grazie all'attenzione che il Governo e il Ministero del Turismo hanno dedicato al comparto».
Per consolidare i risultati, aggiunge, serve una visione di lungo periodo: obiettivi, tempi e risorse, e la capacità di anticipare i cambiamenti. Tra i fattori che pesano, l'associazione elenca più concorrenza, pressione sui costi, difficoltà crescente a trovare professionalità e la necessità di intervenire su una parte significativa dell'offerta alberghiera.
C'è poi la geografia dei flussi. Secondo i dati citati da Confindustria Alberghi, circa tre quarti dei turisti si concentrano su appena il 4% del territorio nazionale. Un quadro che mostra la pressione su alcune destinazioni e, allo stesso tempo, il potenziale inespresso di vaste aree del Paese. «Decidere oggi chi vogliamo essere tra dieci anni significa darsi un orizzonte che vada oltre il presente», sostiene Fabri. «La nostra proposta vuole contribuire al dialogo già avviato con il Ministero del Turismo».
Destagionalizzazione, montagna e aree interne
La riqualificazione delle strutture ricettive è uno dei punti centrali, insieme a formazione, capacità di trattenere le competenze, accessibilità e periodi di attività più lunghi. L'obiettivo dichiarato è portare un numero crescente di destinazioni verso almeno 270 giorni di attività all'anno.
Destagionalizzare, però, non vuol dire solo tenere aperti gli hotel più a lungo. Il tema è distribuire meglio i flussi durante l'anno, ridurre la pressione sulle destinazioni nei periodi di picco e creare condizioni più favorevoli per investimenti e occupazione. Le città d'arte possono rafforzare la propria attrattività nei periodi di minore affluenza, la montagna ampliare l'offerta oltre la stagione invernale, le destinazioni balneari sviluppare attività oltre i mesi estivi. Per le aree interne, le opportunità passano da cultura, sport, benessere, congressi ed enogastronomia.
In questo scenario l'albergo è un elemento dell'economia territoriale, oltre la tradizionale funzione ricettiva. «L'albergo non è soltanto il luogo in cui si soggiorna, ma spesso la prima porta d'ingresso nel racconto dell'identità italiana: è dove il visitatore incontra il Made in Italy e il territorio», sostiene Confindustria Alberghi. Nelle aree interne e nelle destinazioni meno conosciute, le strutture possono diventare presìdi di rigenerazione locale, contribuire a nuovi ecosistemi economici e contrastare lo spopolamento.
Lo SROI per misurare ciò che resta
Un ultimo tassello è la misurazione. Confindustria Alberghi propone lo SROI, Social Return on Investment, per valutare nel tempo l'impatto sociale, ambientale ed economico degli interventi. Gli indicatori considerati: occupazione, investimenti, filiere coinvolte, servizi attivati e mesi aggiuntivi di attività. L'idea è affiancare ai tradizionali indicatori quantitativi del turismo una valutazione del valore prodotto sul territorio. «Vogliamo inoltre offrire uno strumento in più per dare evidenza al valore generato dalle politiche e dagli investimenti per il turismo», spiega Fabri.
Sullo sfondo c'è una concezione del turismo come componente strutturale della politica industriale: per l'associazione il comparto produce effetti che vanno oltre la filiera strettamente turistica, attraverso occupazione, investimenti, servizi e attività produttive collegate. «Il successo del turismo italiano non si misura soltanto nel numero degli arrivi, ma nel valore che resta dopo ogni partenza: lavoro, imprese più forti, territori più vivi», conclude Fabri. «Confindustria Alberghi è pronta a fare la propria parte al fianco delle istituzioni. È lavorando insieme, con visione e responsabilità, che il turismo può diventare una vera strategia di crescita per l'Italia».
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