Vini naturali: moda passeggera o ritorno alle origini?
Macerazioni sulle bucce, lieviti indigeni e niente chimica: reportage dalla frontiera più discussa dell'enologia.
di Giulia Ferrero · 6 agosto 2026 · 7 min di lettura

Colore ambrato, profumi che sfidano le categorie, fondo nel bicchiere: i vini naturali sono la frontiera più divisiva dell'enologia contemporanea. Per i detrattori sono vini difettati travestiti da filosofia; per i sostenitori, l'unica risposta onesta a un'industria che aveva standardizzato il gusto.
Reportage tra Friuli e Sicilia
La verità, come spesso accade, sta nel calice. Abbiamo visitato cinque produttori tra Friuli, Slovenia di confine e Sicilia, dove la macerazione sulle bucce è pratica antica ben prima che diventasse tendenza: qui l'orange wine non è una moda, è memoria.
Lieviti indigeni, niente solfiti aggiunti o quasi, agricoltura biologica o biodinamica: il manifesto è chiaro, ma la qualità resta il discrimine. I migliori naturali sono vini vibranti, di una bevibilità che sorprende; i peggiori confermano ogni pregiudizio.
Nei wine bar delle città italiane, intanto, la rivoluzione è già avvenuta: le carte dei vini naturali sono le più consultate, e una generazione di sommelier racconta il vino senza solfiti come si racconta un artigianato. Il futuro dirà se è ritorno alle origini o capitolo passeggero. Noi, nel dubbio, continuiamo ad assaggiare.
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