Vivere di Turismo 2026, a Rimini l'extralberghiero fa i conti col territorio
La quarta edizione del festival porta gestori e amministratori a confrontarsi su numeri, regole e identità dei luoghi.
di Alessandro Ratti · 24 settembre 2026 · 5 min di lettura

L'aria al Palacongressi sa di caffè bruciato e mare, il mix tipico di Rimini a fine settembre. Sono le nove di un giovedì che promette caldo. La fila per l'accredito avanza lenta tra trolley e badge colorati. Quattrocento iscritti, dicono gli organizzatori, il trenta per cento in più dello scorso anno. La quarta edizione di Vivere di Turismo non è più una scommessa: è il termometro di un settore che in Emilia-Romagna conta oltre centocinquantamila posti letto censiti, il doppio degli hotel tradizionali, e che fatica ancora a trovare una voce unica.
Non solo letti, ma identità
Aldo Picca, fondatore del festival, sale sul palco senza slide. Tratta "impatto" come una parola sporca, da maneggiare con i guanti. "Non possiamo misurare il successo solo in arrivi e presenze", dice, e la sala tace. Il dato è secco: nel 2025 l'extralberghiero ha generato tre miliardi di euro di indotto diretto in regione, ma il sessanta per cento dei gestori non ha un legame strutturato col territorio. Niente accordi col caseificio sotto casa, niente convenzioni con la cantina a cinque chilometri. È la foto di un'economia che passa ma non resta.
La mappa degli affitti brevi
La mappa proiettata dietro i relatori fa male agli occhi. Rimini centro, Bellaria, Riccione: macchie rosse dense sul lungomare che risalgono verso le colline. Airbnb dichiara dodicimila annunci attivi in provincia a giugno 2026, più ottomila su Booking. Numeri che fanno impallidire i cinquemila posti letto degli hotel a quattro stelle. Ma il dato che si discute al bar durante la pausa è un altro: l'affitto medio di un bilocale a Miramare è passato da seicento a novecento euro in diciotto mesi. Gli studenti dell'università di Bologna, sede di Rimini, hanno fatto un presidio silenzioso fuori dall'ingresso laterale. Nessuno li ha invitati a salire sul palco.
Scendo nel foyer e trovo Marco, gestisce quindici unità tra Bellaria e San Mauro Mare. Camicia stropicciata, sguardo di chi non dorme da settimane. "Il CIN, il codice identificativo nazionale, ha messo ordine, finalmente", mi dice scrollando il telefono. "Ma la burocrazia regionale è un labirinto: ogni comune interpreta la legge quadro a modo suo. A Santarcangelo vogliono la SCIA per ogni cambio lenzuola, a Cattolica basta la comunicazione telematica. Pago un commercialista solo per star dietro alle delibere comunali. E i vicini? Ti denunciano per il rumore dei trolley alle sei del mattino, non per la tassa di soggiorno non pagata."
Regole che tardano ad arrivare
Il tavolo tecnico del pomeriggio è il momento più atteso. Ci sono gli assessori al turismo di cinque comuni della riviera, un rappresentante di Federalberghi seduto in prima fila con le braccia incrociate, due avvocati specializzati in diritto turistico. Si parla del decreto Antiloco, della cedolare secca al ventisei per cento per chi ha più di quattro appartamenti, della stretta sugli affitti sotto i trenta giorni nei centri storici. "La norma è scritta male", taglia corto l'avvocata bolognese. "Dà ai comuni il potere di contingentare senza criteri oggettivi. Risultato: ricorsi al TAR a cascata. A Venezia hanno bloccato le chiavi elettroniche, a Firenze contingentano le licenze. Qui in Romagna si naviga a vista. Il rischio è che ogni sindaco si faccia la sua legge e per noi gestori programmare diventi impossibile."
Un dato salta fuori dal sondaggio live sul maxischermo: il quarantasette per cento dei presenti non sa se la sua struttura è classificata "imprenditoriale" o "non imprenditoriale" per il fisco. Una confusione che costa. L'Agenzia delle Entrate ha mandato duemila lettere di compliance in regione nei primi sei mesi del 2026. "Molti colleghi pensano che affittare su Airbnb sia reddito fondiario", mi sussurra una commercialista accanto a me. "Poi scoprono che se offri pulizia settimanale e cambio biancheria scatta l'attività d'impresa. E lì scattano INPS, INAIL, SCIA, HACCP. Un salto nel buio."
Cibo e accoglienza, il nodo mancante
Qui il festival tocca il nervo scoperto che a noi di Chiavi del Gusto sta più a cuore. Nessuna sessione ufficiale sul cibo. Nessun panel su come l'extralberghiero potrebbe trainare l'agroalimentare locale. Eppure i numeri sono chiari: il turista in appartamento spende in media quaranta euro al giorno in ristorazione e acquisti alimentari, contro i venticinque di chi sta in mezza pensione. È un fiume di denaro che cerca una foce. "Abbiamo provato a proporre un progetto di 'colazione diffusa' con i fornai di Rimini nord", mi confida un assessore durante un caffè veloce. "La burocrazia sanitaria per la somministrazione in struttura non alberghiera ci ha bloccato. Servirebbe un registro semplificato per i micro-conferimenti. Ma la Regione non legifera."
Fuori il sole picchia sul parcheggio. Un furgone bianco scarica cassette di pesche nettarine di Romagna IGP: destinazione un agriturismo sulle colline di Verucchio che ha appena trasformato tre stanze in appartamenti turistici. Il titolare, un ragazzo di trent'anni tornato dall'Australia, mi mostra l'app: "Vendo l'esperienza 'raccolta e cucina'. Cinquanta euro a testa, tutto esaurito fino a ottobre. Il turista in appartamento vuole sporcarsi le mani, non la chiave elettronica. Ma serve una cucina a norma, un bagno in più, l'HACCP. Ci ho messo quarantamila euro. Quanti se lo possono permettere?".
Il conto da pagare
L'ultima sessione chiude con una provocazione: "Se l'extralberghiero non si organizza in filiera, sarà l'algoritmo a decidere il futuro dei nostri borghi". Applausi tiepidi. Qualcuno guarda l'orario del treno. La prossima edizione è già in calendario: ottobre 2027, forse a Bologna, forse in una sede diffusa tra i comuni dell'entroterra. Intanto a Rimini i cartelli 'Affittasi stagionale' spuntano sui portoni del centro come funghi dopo la pioggia. I prezzi? Trattativa riservata.
Sul treno del ritorno, scorrendo le foto del convegno, noto un dettaglio: sul tavolo della presidenza, accanto alle bottiglie d'acqua ministeriali, c'era un cestino di piadine fredde. Nessuno le ha toccate. Simbolo perfetto, forse, di un settore che ha fame di regole ma snobba il pane di casa.
Spunto di cronaca: Quality Travel
Newsletter
Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì
Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.



