Volo diretto Milano-Faroe 2027, le isole escono dall'ombra

Atlantic Airways collegherà Malpensa a Vágar due volte a settimana da giugno, tagliando sei ore di viaggio attuali.

di Elena Marchetti · 19 settembre 2026 · 4 min di lettura

Scogliere a picco sul mare alle Isole Faroe, villaggi con tetti d'erba sotto una luce nordica drammatica

Vento che ti taglia la faccia sul faro di Mykines. Odore d'erba bagnata e guano di pulcinella di mare che ti entra nei vestiti. Fino a ieri per arrivare qui da Milano servivano due aerei, uno scalo a Copenaghen di almeno novanta minuti e la speranza che il bagaglio non restasse a Kastrup. Ora è ufficiale: dal giugno 2027 Atlantic Airways apre il diretto Malpensa-Vágar, due frequenze settimanali, Airbus A320neo, centottanta posti. Se confermano gli slot, si scende da sei ore porta a porta a due ore e cinquanta minuti netti.

Il peso dello scalo a Copenaghen

Lo scalo danese è sempre stato il collo di bottiglia. Non solo per il tempo: i voli Copenhagen-Vágar viaggiano spesso pieni di turisti americani e britannici in coincidenza, i prezzi a giugno superano i seicento euro andata e ritorno in economy. Ho visto gruppi di italiani rinunciare all'ultimo minuto perché il bagaglio a mano non entrava nei cappellini dell'ATR 72 che fa la tratta finale. Il diretto taglia la testa al toro: niente cambio terminal, niente rischio perdita valigie, niente notte forzata a Copenaghen se il meteo chiude Vágar, cosa che succede una volta su tre in inverno.

I numeri di Visit Faroe Islands parlano chiaro: nel 2023 gli italiani sono stati quindicimila, più del doppio del 2019. Siamo il settimo mercato estero, crescita del ventidue percento anno su anno. Ma la spesa media a testa resta bassa, circa mille euro contro i duemilacinquecento dei tedeschi, perché restiamo poco: quattro notti mediane. Il volo diretto dovrebbe allungare la permanenza a sei-sette notti, rendere appetibili i pacchetti fly&drive che oggi i tour operator scartano per complicazione logistica.

Cosa cambia per la cucina locale

Koks ha spostato la sua stella Michelin a Ilimanaq, Groenlandia, ma le Faroe non hanno smesso di cucinare. Il ræst, la fermentazione tradizionale, torna nei menu di Tórshavn: agnello appeso mesi al vento, pesce essiccato nelle hjallur, capanne di legno a grate. Al ristorante Ræst, prenotazione obbligatoria con tre settimane d'anticipo, ho assaggiato uno skerpikjøt di nove mesi: sapore violento, umami che ti rimane sulle dita per ore. Con il diretto, i foodies milanesi potranno fare un weekend lungo solo per la cena da Koks (quando riapre a Leynavatn) o per il brunch al Barbara Fish House, ostriche di Kunoy e pane di segale caldo.

Attenzione però: il grindadráp, la caccia tradizionale ai globicefali, divide anche qui. Il governo ha introdotto quote annuali e divieti in certe baie, ma le immagini girano sui social e allontanano una fetta di turismo consapevole. L'abbiamo visto a Bøur: la spiaggia rossa, il silenzio dei locali, i turisti che fotografano senza capire. Il volo diretto porterà più occhi, più pressione. Speriamo serva a finanziare la transizione verso un modello basato su pesca certificata e allevamento di salmoni in vasche chiuse, non solo sulla tradizione.

I numeri dietro la scommessa

Atlantic Airways ha ordinato due A320neo nuovi, consegna prevista primo trimestre 2027. L'investimento supera i centoventi milioni di corone, circa sedici milioni di euro. La compagnia prevede un load factor dell'ottantacinque percento già dal primo anno, forte della stagionalità estesa: giugno-settembre per trekking e birdwatching, ottobre-marzo per aurore boreali e storm watching. Il biglietto base dovrebbe attestarsi attorno ai trecentocinquanta euro tasse incluse, bagaglio in stiva escluso. Poco più di un Milano-Reykjavik, ma con metà frequenze.

Il nodo è l'aeroporto di Vágar. La pista è corta, milleottocento metri, soggetta a venti laterali violenti. L'atterraggio sull'acqua del fiordo di Sørvágur è spettacolare, ma d'inverno il tasso di dirottamento su Bergen o Edimburgo tocca il quindici percento. Il terminal attuale regge quattrocento passeggeri ora; con due A320neo contemporanei ne arriverebbero trecentosessanta in quindici minuti. Servono lavori, promessi per il 2026, ma alle Faroe i cantieri viaggiano al ritmo delle maree.

Oltre Tórshavn, le isole che non ti aspetti

Kalsoy si raggiunge in traghetto da Klaksvík, trenta minuti di rollio. Lì c'è il faro di Kallur, quello di James Bond in No Time to Die. Nessun guardrail, scogliere a picco di ottocento metri, puffins che nidificano tra i piedi. I droni sono vietati senza permesso scritto dell'Environment Agency, multa da millecinquecento euro. Ho visto un influencer milanese beccato l'estate scorsa: ha perso il drone e mezza giornata in commissariato. Il diretto porterà più gente su questi sentieri fragili; i sentieri non si allargano.

Alloggi: centoventi hotel totali, quattromila letti. Airbnb ha saturato i villaggi, Gjógv e Saksun hanno più seconde case che residenti. A giugno 2024 una camera doppia a Tórshavn costava duecentottanta euro a notte, colazione esclusa. Prenotare con sei mesi d'anticipo non è paranoia, è sopravvivenza. Il nuovo volo alzerà ancora i prezzi, a meno che non aprano ostelli diffusi o camping attrezzati, cosa che il piano turistico 2025-2030 prevede ma non finanzia ancora.

La domanda resta aperta: le Faroe reggono centomila turisti l'anno senza rompersi? Oggi sono a centoventimila. Il diretto da Milano ne aggiungerà forse ventimila, concentrati in luglio-agosto. La fragilità non è solo ambientale: è sociale. I giovani tornano dall'università a Copenaghen e trovano affitti triplicati. Il turismo paga le strade, i tunnel sottomarini, l'ospedale nuovo. Ma se l'identità svanisce dietro il vetro di un autobus granturismo, a cosa serve arrivare in due ore e mezza?

Spunto di cronaca: Quality Travel

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