50 Top Pizza 2026: vince Londra, Italia sul podio solo con Confine

Napoli on the Road conquista la vetta mondiale, lasciando New York e Milano a inseguire.

di Alessandro Ratti · 16 settembre 2026 · 6 min di lettura

Pizza Margherita napoletana con cornicione leopardato su pala in legno, forno a legna sullo sfondo

La sala stampa dell'Hilton di Park Lane puzzava di caffè bruciato e tensione. Fuori piovigginava, quella pioggia londinese che non bagna ma ti si appiccica addosso. Dentro, alle 13 precise del 16 settembre, il microfono ha gracchiato il nome che nessuno aveva puntato come favorito assoluto: Napoli on the Road. Giuseppe Cortese, 34 anni, origini casertane e un forno a legna che ha imparato a domare tra Brixton e Islington, ha alzato il trofeo con la faccia di chi non ci crede ancora. La migliore pizzeria del mondo, per l'edizione 2026 della guida curata da Luciano Pignataro, Albert Sapere e Barbara Guerra, sta a due passi da Camden Town.

Non è una novità che Londra macini coperti da record. Lo fa da anni, con una densità di forni a legna che fa impallidire il Vomero. Ma vedere un indirizzo britannico scavalcare storici come Da Michele o i nuovi mostri sacri newyorkesi cambia la prospettiva. Cortese non ha inventato nulla: impasto indiretto, 24 ore di maturazione, pomodoro San Marzano DOP, fiordilatte di Agerola. La differenza sta nella gestione del calore, in quel leopardato netto, asciutto, che a Napoli danno per scontato e qui diventa ossessione tecnica. La Margherita costa 14 sterline. Poco più di 16 euro. A Milano, per lo stesso livello, ne chiedono 18.

Londra batte New York di misura

Al secondo posto, staccato di un soffio, c'è Una Pizza Napoletana di Anthony Mangieri. Lower East Side, New York. Mangieri è un purista che fa la guerra al lievito madre da vent'anni, usa solo farina Caputo blu e cuoce a 450 gradi in un forno Stefano Ferrara su misura. La sua pizza è più alta, più morbida, quasi una nuvola che si scioglie in bocca. Costa 28 dollari, servizio escluso. La giuria ha premiato la coerenza maniacale, ma ha scelto la leggerezza londinese. Terzo, il primo italiano: Confine a Milano. Francesco Capece e Davide Fiorentini hanno portato in via Ravizza una pizza che guarda a Caserta ma parla milanese: servizio di sala strutturato, carta vini profonda, impasto a idratazione spinta (72%) che regge condimenti complessi senza cedere. Il prezzo medio a testa, vino escluso, sfiora i 40 euro.

Scorrendo la top 50, l'Italia piazza 14 insegne. Poche, se si pensa che la guida nasce a Napoli. I Masanielli di Francesco Martucci scala al quarto posto, guadagnando tre posizioni rispetto al 2025. Da Michele in the World (la succursale londinese, non la sede storica di Forcella) entra in top ten all'ottavo posto. Poi il vuoto: niente Roma, niente Torino, niente Sud oltre la Campania. 50 Kalò di Ciro Salvo scivola al 18esimo. Lievità, a Roma, resiste al 22esimo. La geografia del consenso si è spostata: premia chi esporta un format replicabile e chi cura l'esperienza complessiva, non solo il disco di pasta.

Il podio italiano si ferma al terzo gradino

La metodologia della guida resta ibrida: voto popolare online (pesato al 30%), ispettori anonimi (40%), parere di una giuria di esperti internazionali (30%). Un meccanismo che favorisce chi ha community forte sui social e struttura per reggere i flussi turistici. Napoli on the Road ha 140mila follower su Instagram, una macchina da prenotazioni oliata e due sedi gemelle. Confine ne ha 45mila, ma una lista d'attesa che si chiude alle 19.30 per la sera stessa. Mangieri non accetta prenotazioni: ti metti in fila, punto. Tre modelli di business diversissimi, valutati con lo stesso metro. Qualcuno, in sala stampa, mugugnava sulla legittimità del voto web. Nessuno ha proposto alternative credibili.

C'è un dato che i comunicati ufficiali non dicono: la pizza contemporanea, quella ad alta idratazione, cornicione pronunciato e topping da fine dining, ha colonizzato i primi 20 posti. Solo tre indirizzi propongono ancora la classica ruota di carro napoletana sottile e centro molle: Da Michele (Londra), Concettina ai Tre Santi (Napoli, 15esimo) e Pizzeria da Attilio (Napoli, 31esimo). Il mercato premia l'estetica da foto, la struttura alveolata che regge la burrata e il prosciutto crudo tagliato al coltello. Il pubblico vota con gli occhi prima che con la bocca. Noi lo vediamo dai dati di traffico sul sito: gli articoli sui "cornicioni perfetti" fanno il triplo dei click rispetto a quelli sulla gestione del pomodoro.

La geografia della pizza cambia pelle

Tra le new entry assolute spicca Pizzeria Mozza di Nancy Silverton a Los Angeles, 27esima. Silverton, 70 anni il prossimo mese, non è una pizzaiola: è una panettiera che ha applicato la logica del pane alla pizza. Il suo impasto usa lievito naturale e farine locali, cuoce in forno a gas a 350 gradi. Risultato: una base croccante, quasi un cracker spesso, che nulla ha a che fare con la tradizione STG. La guida la premia lo stesso. Segnale chiaro: i confini della categoria si sono rotti. Dentro ci finisce tutto ciò che cuoce in un forno caldo e si mangia con le mani. O con posate, se il topping lo richiede.

Un'altra assenza pesa: il Giappone. Nessuna pizzeria di Tokyo o Osaka in top 50. Eppure a Seirinkan, a Nakameguro, Susumu Kakinuma sforna dischi che farebbero piangere un assessore napoletano. Il problema è la visibilità: gli ispettori 50 Top Pizza in Asia non ci sono andati quest'anno. Budget tagliati, dicono voci di corridoio. La classifica rischia di diventare un campionato atlantico: Europa occidentale più Nord America. L'Australia entra con 400 Gradi al 34esimo posto, ma è un'eccezione. Il Sud del mondo, dove la pizza sta esplodendo (San Paolo, Buenos Aires, Città del Capo), resta fuori dai radar.

Cosa resta da capire

Cortese, il vincitore, domani riaccende il forno a Brixton alle 11 del mattino. Ha già 300 prenotazioni per la settimana. Ha assunto due nuovi pizzaioli, uno viene da Salerno, l'altro è inglese e ha imparato guardando video su YouTube. "La pizza non è più nostra", mi ha detto l'anno scorso a Identità Golose, stringendo un bicchiere di Gragnano. "È di chi la sa fare". La frase suona retorica, ma i numeri le danno ragione. La prossima edizione uscirà a settembre 2027. La cerimonia forse tornerà a Napoli, forse no. Intanto, a Milano, Capece sta testando un impasto con farina di grillo al 5%. Dice che dà sapore di nocciola e proteine extra. Non so se riderne o prenotare un tavolo.

La guida 2026 si compra su Amazon a 24 euro. La copertina è arancione fluo, impossibile da non vedere su uno scaffale. Dentro ci sono indirizzi, voti, schede tecniche. Manca l'anima dei luoghi: l'odore di fritto che esce dalla friggitrice di Concettina, il rumore del tram che fa vibrare i vetri da Una Pizza Napoletana, la luce tagliente che entra da Confine a mezzogiorno. Quella la trovi solo andando. Noi ci torniamo la settimana prossima. Londra, prima tappa.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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