Alessandro Feo, il ristorante sul mare del Cilento aperto tutto l'anno

A Marina di Casal Velino la cucina di Feo lavora il pescato locale con tecnica e prezzi onesti in ogni stagione.

di Giulia Ferrero · 4 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Caprese di mare con mozzarella di bufala e gambero rosso di Castellabate al ristorante Alessandro Feo.

L'ingresso è su via Angelo Lista, al numero 24, dove un tempo c'era un pub incrostato di perlinato che nascondeva le volte a ogive di terracotta, vuote dentro, coibentazione naturale che ancora oggi regala freschezza appena varcata la soglia. Alessandro Feo ha voluto questo spazio, se l'è preso e l'ha spogliato fino alla pietra, lasciando che le mura raccontassero la storia di un Cilento lontano dai ritmi mordi e fuggi della costa tra Agropoli e Sapri. È il 2019 quando apre, reduce dalle cucine di Da Claudio, del Rosso e il Mare ad Acciaroli — il locale del fratello e del figlio di Angelo Vassallo — e del Rumi a Marina di Ascea, membro del team Costa del Cilento; oggi, a settembre 2026, il ristorante figura nella selezione Michelin, lambito dalla Rossa che non ha ancora assegnato la stella agognata dagli affezionati, ma intanto lavora dodici mesi su dodici, rarità in un territorio che si svuota a fine agosto, e solo il Mediterraneo e il Boccaccio ad Acciaroli fanno altrettanto.

I menu degustazione e i prezzi di settembre 2026

Alla carta si esce con una media di sessanta euro per antipasto, primo e secondo, cifra che fa fatica a trovare rivali per il livello della materia prima; ci sono poi due percorsi fissi: Sotto Costa, cinque portate a settantacinque euro, e Mare Madre, sette portate a novantacinque, soglia psicologica dei cento non superata. La carta dei vini offre spunti interessanti, anche se in quell'occasione la tavola ha esercitato il diritto di tappo stappando un Trebbiano portato da fuori regione da un commensale. Il conto finale, insomma, resta onesto rispetto alla qualità che arriva in tavola, confermando un rapporto tra spesa e resa che già nel 2019 toccava al massimo i cinquanta euro pescando le voci più care.

Dai crudi ai primi: la sequenza del pesce

Il benvenuto gioca con la forma della stella Michelin, un amarcord messicano che strappa un sorriso prima di affondare nel concreto: la caprese di mare, sedici euro, è un classico storico dove la mozzarella di bufala abbraccia il gambero rosso di Castellabate, mentre la tartare di tonno con maionese di capperi, venticinque euro, ostenta un taglio netto e un sapore deciso che ne fa un cult irrinunciabile. La seppia, diciotto euro, un tempo legata alle fave primaverili, ora viaggia tutto l'anno grazie a taccole e cipollotto che lasciano il passo ad altre verdure di stagione, dimostrazione pratica di come Feo abbia destagionalizzato il piatto prima ancora che il locale. Il polpo con crema di patate alla fiamma via yakiniku, diciotto euro, restituisce il mare in bocca con una cottura che evita l'effetto bastoncino stoppaccioso, e tra i primi il tortello Mare Madre, ventisei euro, chiude in sé l'intensità salmastra stemperata dal limone candito; più complesso il risotto tra Casal Velino e Osaka, ventitré euro, tributo ai viaggi dello chef che incorpora brodo di katsuobushi e alga kombu nel riso cotto a puntino per coprire la tartare di tonno rosso, sferzato da burro acido e lime. Chiude il trittico l'insalata di pasta a mare affumicata, ventidue euro, portata da ombrellone nobilitata da un ragù di crostacei e frutti di mare, buona anche quando i litorali saranno bagnati dalla pioggia.

Secondi e dolci: tra Cilento e viaggi

Sul fronte dei secondi l'Ode al Cilento porta in tavola la ricciola di passo, ventisei euro, pescato accompagnato dalla verdura di stagione in un piatto semplice e diretto che fa della qualità dell'ingrediente l'unica protagonista; il baccalà gazpacho, venti euro, riprende un viaggio in Andalusia con cipolla marinata, insalata di cetrioli e un equilibrio centrato, mentre i totani terra e ghiaccio rosso, ventidue euro, costruiscono un contrasto tra pomodori freddi in granita e scarola con fagioli che chiama già la stagione fredda. I dolci escono dagli schemi: il babà, tredici euro, unisce mela annurca e sorbetto al kiwi legati da un curd al limone, il comfort al cioccolato, quattordici euro, riposa su una madeleine con cacao all'olio evo e si sviluppa tra bavarese e namelaka, forme e consistenze che soddisfano chi cerca il cacao in purezza; la piccola pasticceria chiude il cerchio, mentre il servizio risulta un po' troppo ingessato e la carta si snocciola in racconti fin troppo forbiti, difetti che la guida diretta di questa recensione aiuta a bypassare. Voto finale: otto su dieci.

Tornando indietro al giugno 2021, il nuovo dehors aveva appena cambiato il volto del locale, permettendo la ripartenza post lockdown con uno spazio all'aperto accogliente che si affiancava alle sale interne; il benvenuto era un tacos di gambero rosso di Acciaroli, il pane ottimo accompagnava l'olio dell'agriturismo Zio Cristoforo, sulla strada che si inerpica verso le colline alle spalle della marina. La caprese di mare, undici euro allora, vedeva tartare di gambero e perle di pesto su pomodoro confit, latticini e crostacei già classico campano. L'insalata di seppie cotte a bassa temperatura con fave, foglie di cipolla croccanti e crumble di nero di seppia, quattordici euro, valeva da sola il viaggio, peccato legata strettamente alla stagione delle fave; gli spaghettoni Vicidomini con colatura di alici, bacche di mirto su fonduta di mozzarella nella mortella, undici euro, definiti dallo chef "un po' difficili come il Cilento" per la lunghezza della pasta, regalavano sapidità rotonda e cremosità, una cacio e pepe cilentana ben riuscita. Il baccalà in oliocottura con gazpacho di pomodoro e cipollini croccanti, quattordici euro, precedeva un predessert agrumato a otto euro e il Sottobosco nocciola e liquirizia a sette, chiusura sulla ruota panoramica della piccola pasticceria con una sala giovane, attenta, ancora acerba in qualche dettaglio.

Ancora più indietro, al luglio 2019, l'ex pub mostrava le ferite del perlinato appena rimosso e le volte in terracotta tornate a respirare, la terrazza in completamento con annesso orto prometteva un futuro all'aperto; Feo confessava la fatica di far capire la sua proposta a una clientela locale abituata a porzioni ciclopiche e prezzi da battaglia, ma il benvenuto per tre commensali — ricotta di bufala e tartufo nero estivo, babà con guanciale, tartare di tonno e crema di ostrica, gambero di Acciaroli e stracciatella — mostrava già i muscoli del tonno e la direzione. La caprese di mare con mozzarella, pomodorini confit, perle di pesto, tartare di gambero rosso e olio extravergine apriva un percorso che, a distanza di sette anni, ha guadagnato continuità, tecnica e una clientela invernale che qui trova un approdo felice, in attesa che la Rossa decida se quella stella disegnata sul benvenuto debba diventare realtà.

Alessandro Feo Ristorante, Via Angelo Lista 24, 84040 Marina di Casal Velino SA, telefono 328 893 7083, Instagram: Alessandro Feo.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

Newsletter

Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì

Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.

Leggi anche