Baladin, 16,4 milioni da un socio olandese: resta artigianale

Il birrificio di Piozzo accoglie un family office olandese. Quota rilevante ma di minoranza, closing a novembre.

di Elena Marchetti · 13 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Sala di fermentazione di un birrificio artigianale con tini in acciaio inox e un addetto al lavoro su una valvola.

Piozzo, provincia di Cuneo. Nel 1986 Teo Musso apre qui il pub Le Baladin. Dieci anni dopo, nel 1996, quel locale diventa il primo brewpub aziendale e indica la strada al movimento della birra artigianale in Italia. Oggi il pub e quel movimento compiono trent'anni, e il birrificio piemontese apre un capitolo nuovo: un round da 16,4 milioni di euro.

I soldi li mette un imprenditore olandese attivo nel fintech. L'operazione passa dal suo family office, e l'identità dell'investitore resta riservata. Entra nella compagine societaria con una quota rilevante, ma di minoranza.

Birra del Borgo e Marston's: il contesto

Il tema delle acquisizioni di marchi birrai è tornato di recente, e non in modo allegro. Birra del Borgo, rilevata nel 2016 dal colosso AB InBev, è stata dismessa pochi giorni fa: le proteste dei lavoratori e l'interesse di diversi soggetti non sono bastati a salvarla. All'estero non va meglio. Carlsberg ha annunciato la chiusura di Marston's, birrificio inglese storico: l'ultimo colpo alla tradizione brassicola britannica da parte del gruppo danese.

In questo scenario si inserisce la mossa di Baladin. Nelle intenzioni serve a guardare al futuro con ambizione e solidità, tenendo lontano il rischio di fare la fine dei marchi appena citati. Senza cedere l'anima artigianale.

Filiera italiana e la campagna del 2024

Dietro l'operazione c'è una struttura costruita in quattro decenni. La filiera agricola è nazionale e integrata: oltre il 95% delle materie prime è autoprodotto. E due anni prima di questo round, nel 2024, l'azienda aveva aperto il capitale alla propria community con una campagna di equity crowdfunding lampo: 5 milioni di euro raccolti in sei giorni, con oltre 2.300 piccoli investitori.

«Nel 2024 scegliemmo di aprire il capitale dell'azienda per crescere insieme alla nostra community attraverso un'operazione di crowdfunding - ricorda Teo Musso -. Oggi siamo particolarmente orgogliosi di annunciare un nuovo step di crescita di Baladin e di accogliere nella nostra famiglia un importante family office cui ci accomuna una visione di lungo periodo, di sviluppo sostenibile e di creazione di valore nel tempo».

Sei aperture, due a Milano e Roma

La liquidità alimenta un piano strategico su quattro direttrici: raddoppio della capacità produttiva industriale, spinta alla rete commerciale, potenziamento dell'infrastruttura digitale e ampliamento della rete retail.

Sul fronte ristorazione il progetto prevede sei nuove aperture. Due sono già definite «iconiche» e apriranno nei prossimi mesi a Milano e Roma. Si affiancheranno alle sedi operative di Piozzo, Torino, Torino Aeroporto, Roma e Cuneo.

I numeri danno la scala. Nel 2025 Baladin ha prodotto 27mila ettolitri, è in 47 Paesi con circa 3.000 rivenditori e 24.000 clienti online. La stima per la chiusura del 2026 è di 16 milioni di euro di fatturato, in crescita del 10% sull'anno precedente, con un contributo particolare dal riscontro di mercato della birra analcolica Botanic.

C'è poi una seconda fase: riordino e semplificazione societaria. L'intera rete di ristorazione a insegna Open Baladin, che da sola genera circa 5,5 milioni di euro di fatturato annuo, verrà integrata direttamente nel gruppo. Così il giro d'affari complessivo dovrebbe superare i 22 milioni entro la fine del 2026, ponendo le basi per oltre 45 milioni di ricavi netti nel 2029.

Isaac Musso, presidente e amministratore di Baladin SpA, commenta l'alleanza: «L'ingresso di un nuovo investitore rappresenta una grande opportunità per Baladin in quanto ci consentirà di compiere un importante salto dimensionale e di rafforzare significativamente il percorso di crescita che abbiamo delineato sia attraverso un incremento della produzione sia attraverso l'ampliamento della rete retail».

Resta da capire come il mercato leggerà l'operazione. Il closing è previsto per novembre, una volta completati i passaggi di approvazione da parte degli organi societari e verificate le consuete condizioni sospensive.

Spunto di cronaca: Dissapore

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