BrewDog licenzia 440 persone: soldi finiti per tutti

Il birrificio scozzese chiude i conti e lascia a mani vuote dipendenti, piccoli azionisti e fornitori.

di Giulia Ferrero · 19 settembre 2026 · 8 min di lettura

Il piazzale dello stabilimento BrewDog a Ellon all'alba: container refrigerati fermi, insegna al neon rotta, pallet di lattine vuote e un giubbotto alta visibilità abbandonato.

Ellon, prima dell'alba. Il parcheggio dello stabilimento è deserto, le insegne al neon spente da settimane. Quarantaquattro container refrigerati restano fermi nel yard, pieni di Punk IPA che nessuno spedirà. Dentro, negli uffici al primo piano, le scrivanie sono state svuotate in una notte: monitor, tazze con il logo del cane, fascicoli pendenze. Quattrocentoquaranta persone hanno ricevuto una mail alle 6:12 di venerdì. Oggetto: "Terminazione immediata". Nessun preavviso, nessuna liquidazione, neppure il mese di stipendio maturato. La lettera, firmata dall'amministratore giudiziario nominato dal tribunale di Aberdeen, cita l'articolo 12 della legge sull'insolvenza scozzese. I conti sono congelati. La cassa è vuota.

L'impero punk finisce in tribunale

James Watt e Martin Dickie hanno costruito la leggenda su una narrazione precisa: due amici, un cane, una ricetta ribelle contro la birra industriale. Nel 2007 producevano 1.000 ettolitri in un capannone affittato a Fraserburgh. Dieci anni dopo, la valutazione toccava 1,8 miliardi di sterline grazie al modello Equity for Punks, la raccolta fondi dal basso che ha convinto 200.000 piccoli investitori a comprare azioni a 95 sterline l'una. L'ultimo bilancio depositato a Companies House, quello chiuso al 31 dicembre 2025, mostrava ricavi per 312 milioni ma un EBITDA negativo di 28 milioni. Il cash burn era di 3,2 milioni al mese. Le banche hanno smesso di rinnovare le linee di credito a marzo. A giugno i fornitori di malti e luppolo hanno messo in mora i pagamenti. Ad agosto i furgoni della logistica hanno smesso di partire.

La procedura di amministrazione controllata è scattata il 12 settembre. L'incaricato, lo studio KPMG di Edimburgo, ha pubblicato la relazione preliminare ieri pomeriggio. Trentasette pagine fitte. Il patrimonio realizzabile ammonta a 41 milioni: impianti, magazzini, marchi, brevetti, la flotta di furgoni brandizzati. I debiti accertati superano i 210 milioni. Tra i creditori chirografari compaiono 187 piccoli azionisti retail che avevano sottoscritto l'ultima tranche Equity for Punks nel 2023, convinti dalla promessa di dividendi e sconti a vita nei bar. Il valore nominale delle loro quote: 4,3 milioni. Recupero stimato: zero virgola zero per cento. Stessa sorte per i fornitori non garantiti: 32 milioni di fatture insolute. Le banche, creditrici ipotecarie, si prenderanno tutto ciò che resta dopo le spese legali.

Quattrocentoquaranta vite interrotte

Sarah McAllister, 34 anni, turno di notte sulla linea d'imbottigliamento da sei anni, mostra lo schermo del telefono. L'ultima busta paga: 2.340 sterline nette. Il mutuo sulla casa a Newburgh scade tra dieci giorni. "Non ho neppure i soldi per il diesel per andare a firmare al Jobcentre", dice. Suo marito lavora offshore, turni di tre settimane, ma l'assegno di mantenimento per la figlia avuta dal primo matrimonio non arriva da mesi. Il sindacato Unite ha indetto un presidio per lunedì davanti ai cancelli, ma la sicurezza privata ha già cambiato le serrature. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto l'accesso ai registri per verificare se i contributi previdenziali degli ultimi tre mesi siano stati versati. L'amministratore ha risposto che i fondi per i contributi sono stati "distratti per esigenze operative". Una frase che in Scozia suona come un'ammissione.

Nel reparto qualità, Mark Henderson ha passato l'ultimo decennio a inseguire la costanza del dry-hopping. Ha un quaderno con 4.000 annotazioni sensoriali, temperature, tempi di contatto, lotti respinti. "Butteranno via anche quello", mormora caricando gli scatoloni nella sua Volvo station wagon. "La ricetta della Hazy Jane è qui, nella mia testa. Non nel cloud". Due colleghi più giovani, assunti a gennaio con contratti a termine, non hanno diritto neppure alla tutela contro il licenziamento collettivo: meno di due anni di anzianità. La legge britannica li lascia fuori da qualsiasi indennità. Il governo scozzese ha annunciato un fondo di emergenza da 500.000 sterline per la transizione, ma i moduli sono online, serve lo SPID britannico, e la biblioteca comunale chiude alle 17.

Gli investitori retail: "Ci hanno venduto un sogno"

A Londra, in un caffè di Borough Market, un gruppo di ex azionisti si incontra per la prima volta dal vivo. Sono in dodici. Hanno creato un gruppo WhatsApp da 3.400 membri. C'è chi ha investito 500 sterline, chi 20.000, i risparmi di una vita per qualcuno. Richard, 58 anni, ex insegnante, mostra il certificato azionario cartaceo: numero 147.892. "Mi avevano promesso l'accesso prioritario alle nuove birre, l'invito all'AGM a Ellon, lo sconto del 20% in tutti i bar del mondo". L'AGM del 2024 si era tenuta in streaming, domande filtrate, Watt che parlava di espansione in Asia, di un nuovo stabilimento a Brisbane, di una linea hard seltzer da 50 milioni di litri. Nessuno ha chiesto del cash flow. Il prospetto informativo dell'ultima emissione, 45 pagine, conteneva una clausola in caratteri 8: "In caso di insolvenza, gli azionisti ordinari sono subordinati a ogni altro creditore". Nessuno l'aveva letta. La Financial Conduct Authority ha aperto un'indagine sulle comunicazioni promozionali del 2022-2023. Watt ha rifiutato di comparire davanti alla commissione parlamentare per i consumatori, citando "impegni personali improrogabili".

La stampa specializzata britannica, The Grocer in testa, aveva segnalato i segnali già a fine 2024. La chiusura di 17 bar in UK nel primo semestre 2025, la vendita della quota di maggioranza nel joint venture cinese a un fondo di private equity di Singapore per 40 milioni, molto meno della valutazione contabile. La mossa più discussa: l'acquisto della distilleria LoneWolf per 12 milioni a ottobre 2025, pagata interamente con nuova emissione di azioni, diluendo ulteriormente i vecchi soci. "Hanno bruciato cassa per comprare asset che non servivano", dice un analista di Peel Hunt che chiede anonimato. "Il modello richiedeva crescita a doppia cifra per sostenere la struttura dei costi fissi: 42 milioni l'anno solo di affitti per i bar. Quando il mercato craft ha rallentato, il castello è crollato".

I bar: luci spente da Manchester a Tokyo

Il network retail contava 102 locali a marchio BrewDog al 31 agosto. Trentasette in UK, quindici in Europa, ventitrè in Asia, ventisette in USA gestiti tramite master franchise. A Milano, il locale di via Solferino ha abbassato la saracinesca martedì sera senza preavviso. Il gestore, una società veicolo italiana, ha lasciato una bacheca con un foglio A4: "Chiuso per manutenzione". I dipendenti italiani, una quindicina, hanno scoperto il licenziamento leggendo il giornale online. Il franchising giapponese, basato a Fukuoka, ha dichiarato bancarotta separata mercoledì: debiti per 380 milioni di yen verso fornitori locali di orzo e lieviti. A Columbus, Ohio, il taproom nel Short North District ha svuotato i fermente la scorsa settimana, regalando la birra ai clienti abituali prima di riconsegnare le chiavi al proprietario dell'immobile. Il marchio, però, resta. L'amministratore sta valutando offerte per il portafoglio marchi: Punk IPA, Elvis Juice, Hazy Jane, Lost Lager. Un fondo statunitense specializzato in distressed assets, Centerbridge Partners, avrebbe presentato un'indicazione non vincolante da 85 milioni per l'intero IP. Nessuna garanzia che i bar riaprano.

Nel magazzino di Ellon, i pallet di lattine vuote aspettano un compratore che non arriva. Le etichette sono stampate per il Natale 2026: grafica nuova, claim "BrewDog 20 Years". Due milioni di pezzi. Il costo di smaltimento supererebbe il valore dell'alluminio. I fornitori di packaging, una cartiera di Inverurie e un'etichettificio di Dundee, sono tra i creditori più esposti: 4,7 milioni complessivi. Hanno inviato lettere formali di riserva di proprietà, ma la merce è stata trasformata, imbottigliata, etichettata. La riserva di proprietà si estingue con la trasformazione. "Perderemo tutto", dice il direttore commerciale della cartiera. "Avevamo assicurato il credito con Euler Hermes. La polizza copre il 90% ma scatta solo dopo 180 giorni di insolvenza conclamata. Noi dobbiamo pagare gli stipendi domani".

Cosa resta del cane a due teste

La narrazione del "business for good" si sgretola davanti ai numeri. La B Corp certification, ottenuta nel 2021 con grande clamore, è stata sospesa a febbraio 2026 per mancato rispetto dei requisiti di trasparenza finanziaria. Il report d'impatto 2025, pubblicato a luglio, vantava 1,2 milioni di alberi piantati in Madagascar tramite il partner Eden Reforestation. Una verifica incrociata con i dati satellitari di Global Forest Watch mostra che l'area riforestata corrisponde al 12% di quanto dichiarato. Watt aveva definito le critiche "attacchi di competitor gelosi". Oggi il sito B Corp rimanda a una pagina bianca. La fondazione benefica BrewDog Foundation, finanziata con l'1% dei ricavi lordi, ha erogato 300.000 sterline nel 2025. L'ultimo bonifico risale a maggio. Il conto corrente della fondazione è intestato alla holding di Watt e Dickie, non a un ente separato. I revisori hanno definito la struttura "opaca" nella relazione allegata al bilancio.

I due fondatori non risiedono più a Ellon. Watt vive a Londra, in un attico a Battersea comprato nel 2021 per 4,2 milioni. Dickie si è trasferito a Sydney nel 2023, ufficialmente per seguire l'espansione Asia-Pacifico. Le loro quote personali, pari al 22% ciascuno dopo le diluizioni, valgono zero nell'attuale scenario. Ma entrambi hanno contratto prestiti personali garantiti da pegno sulle azioni residue: 15 milioni Watt presso Coutts, 9 milioni Dickie presso Macquarie. Le banche hanno già escusso il pegno. I titoli sono passati ai creditori garantiti. Watt e Dickie non sono più soci, sono debitori. Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni dal 12 settembre. I loro profili LinkedIn mostrano ancora "Co-founder & CEO" e "Co-founder & Chairman". Le foto profilo sono quelle del 2018: giovani, barbe curate, lattine in mano, il cane vero accucciato ai piedi.

A Ellon, intanto, il sindaco ha chiesto al governo scozzese di attivare il PACE (Partnership Action for Continuing Employment), il programma per i lavoratori colpiti da chiusure improvvise. La risposta è attesa per venerdì. Il centro per l'impiego locale ha 12 consulenti per 440 nuovi disoccupati. La media di ricollocazione nel settore manifatturiero nell'Aberdeenshire è di 14 mesi. La birra nel yard continua a fermentare nei container. La temperatura sale. Tra due settimane, la pressione farà esplodere le lattine. Nessuno sarà lì per sentire il rumore.

Spunto di cronaca: Dissapore

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