Carne coltivata, lo studio Cattolica e le mosse dell'Ue
Basse rese e costi alti secondo la ricerca presentata al Masaf, ma l'Europa intanto prepara i suoi esperti.
di Alessandro Ratti · 10 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Il palco è quello del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L'occasione: un evento di Afidop, l'Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp. Qui la Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università Cattolica ha presentato una ricerca su carne coltivata e latte hi-tech. Il risultato: rese basse, costi alti, e un impatto ambientale che non risulta inferiore a quello degli allevamenti tradizionali, cioè industriali.
Il megafono del ministro e la domanda che resta
Sul palco è saltato subito il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida: «L'Italia è stata pioniera nel vietare i cibi sintetici per tutelare la salute pubblica e il lavoro dei nostri agricoltori. I dati della Cattolica ci danno ragione». Il punto non è dubitare della serietà degli studiosi del Sacro Cuore. È un altro: se i risultati fossero stati di segno opposto, avrebbero avuto lo stesso megafono ministeriale?
Entriamo nel merito. La carne sintetica, cultured o cultivated meat, è davvero un bluff da abbandonare del tutto? Che non sia la panacea di tutti i mali è chiaro da tempo, e le aziende del settore stanno cambiando strategia. Le difficoltà tecniche — prima ancora dell'accettazione del pubblico o della regolamentazione politica — si chiamano scalabilità economica, e hanno rallentato lo sviluppo più del previsto.
Perché l'Europa non ha smesso di guardare lì
Eppure né la ricerca tecnologica né la spinta ideale si sono fermate. Forse perché i problemi di fondo non sono scomparsi: benessere animale, salute umana, impronta ecologica, riscaldamento globale. Lo dimostrano notizie altrettanto recenti, arrivate dall'Europa.
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha appena dichiarato che vuole assumere specialisti in carne coltivata e fermentazione di precisione. Serve a valutare più in fretta le nuove richieste e a prepararsi alle tecnologie prima che le aziende presentino i dossier.
La proposta sta nel documento «Esigenze dell'EFSA in materia di eccellenza scientifica e preparazione normativa», pubblicato per orientare la prossima strategia dell'agenzia. Le due tecnologie sono elencate tra le «aree scientifiche prioritarie per l'innovazione sostenibile nel settore alimentare e dei mangimi». Lì si dice che le valutazioni del rischio devono diventare «più rapide e adeguate allo scopo».
I numeri aiutano a capire l'urgenza. Studi recenti — la tedesca CellAg — rilevano che le risposte in materia richiedono dai due ai tre anni. Per le altre proposte nel campo dei novel food l'Autorità impiega 17 mesi, un anno e mezzo, per approvare o respingere. Se un'autorità europea investe risorse su un settore specifico, una crescita in quel settore se l'aspetta.
Il progetto PROFUSE e il mercato da 22 milioni
La Commissione europea, nella sua strategia green, continua a spingere anche sulla carne coltivata. E tramite il Consiglio europeo dell'innovazione (EIC – European Innovation Council) ha reso noto il risultato positivo di una ricerca tecnologica: il progetto PROFUSE, nato per risolvere la sfida della scalabilità — i costi alti — e per migliorare il prodotto finale, in termini di texture, sapore e valori nutrizionali.
Il progetto si è concentrato sul tessuto muscolare e ha sviluppato due tecnologie per le aziende che producono carne coltivata: una aiuta i muscoli a crescere più velocemente, l'altra fornisce una fonte affidabile e non geneticamente modificata di cellule muscolari di bovino. ProFuse stima un mercato di 22 milioni di euro nel 2050.
Nel frattempo potrebbero arrivare benefici a breve termine in altri settori. La ricerca riguarda stabilità e tenuta dei muscoli: le informazioni raccolte e le sostanze sviluppate possono servire allo studio degli effetti collaterali dei farmaci GLP-1, l'Ozempic e simili, tra i quali è accertata la perdita di tono muscolare. E il percorso funziona anche al contrario: le soluzioni trovate per i GLP-1, dai farmaci agli integratori alimentari, possono tornare utili allo sviluppo della carne coltivata.
Spunto di cronaca: Dissapore
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