Casa Scaparone ad Alba: l'agriturismo del '500 senza tv
Nelle Langhe un borgo di fine Cinquecento con osteria, camere e azienda agricola: in cucina Umberto, tra tradizione piemontese e fermentazioni.
di Giulia Ferrero · 5 ottobre 2026 · 5 min di lettura

Nelle 18 camere di Casa Scaparone, ad Alba, la televisione non c'è. Non è una dimenticanza: la scelta è intenzionale. Nessun diversivo, nessuna interferenza, nessuna distrazione da quello che accade fuori dalla finestra, dove le colline delle Langhe si rincorrono su un tappeto di rossi accesi dal tiepido sole autunnale.
Casa Scaparone è un borgo di fine Cinquecento. Definirlo agriturismo è riduttivo: dentro ci stanno un'osteria, un bed and breakfast, uno spazio per eventi e workshop e un'azienda agricola. Tante anime in un solo corpo, quello di un'antica cascina che ha riacquistato vita grazie agli attuali proprietari, Alessandra Biglino e il marito Giovanni Battista Cornaglia, scomparso dieci anni fa. La coppia aveva trascorso anni in Costa d'Avorio; nel 1999 rientra in Piemonte, attirata dalla vita semplice e rurale della campagna. I restauri restituiscono smalto alla cascina, chiamata così in onore dell'ex proprietario, l'Avvocato Scaparone. Prima azienda agricola, poi nel 2002 l'apertura all'accoglienza e alla ristorazione, forte di un panorama che continua ad attirare turisti e autoctoni.
Chi guida Casa Scaparone oggi
Oggi il progetto è nelle mani di Alessandra e dei figli: Carolina si occupa della gestione e dell'organizzazione degli eventi, Umberto sta in cucina, insieme a un gruppo di giovani intraprendenti che ogni giorno si impegnano per tenere viva quest'oasi nella campagna langarola. La mente creativa è Umberto, che porta nei piatti la sensibilità estetica maturata anche grazie agli studi in design della comunicazione e alla passione per la fotografia. Il menù rincorre le stagioni, ma anche la disponibilità dell'orto in loco — più del 60% delle coltivazioni è di origine asiatica — e dei piccoli produttori che riforniscono l'osteria.
Il doppio registro del menù
La proposta gastronomica corre su un doppio binario. Da una parte la tradizione: vitello e nocciole (16 €), carne cruda (11 €), bagna cauda (11 €). Dall'altra il tentativo, ben riuscito, di attualizzazione: frutta e verdura fermentate (8 €), mosciame di lonza (11 €), ricotta, pesche e basilico (7 €). Nessun virtuosismo, tecnica pulita, sapori leggibili e tensioni gustative piacevoli fin dal primo morso. Quella di Umberto è una cucina frizzante, giovane come l'età media dei ragazzi che lo affiancano, autentica e legata alla terra. Si spendono in media 60 euro; i prezzi sono stati verificati in loco il 4 ottobre 2026.
Il pranzo si svolge sotto un candido bersò che scherma il tiepido sole di inizio autunno. La prima percezione è quella di sedersi alla tavola dei nonni, tra tavoli in legno e piatti sbeccati dal tempo.
Dall'aperitivo ai tajarin
Apre un aperitivo scoppiettante: al cocktail di fragole dell'orto e ginger beer si accompagnano grissini artigianali, popcorn con burro d'Alta Langa e nocciole in sabbiatura. Negli antipasti l'eco della tradizione si fa via via più complessa e giocosa. Il vitello tonnato cotto a bassa temperatura (13 €) arriva guarnito con uno zabaione salato ottenuto con grasso di vitello e fondo bruno, nocciole tritate e la loro crema. Il magatello si scioglie in bocca, la salsa aggiunge quella nota lipidica che avvolge le papille come un guanto.
La bagna caöda con crudités d'autunno (11 €) è la condizione sine qua non delle tavole piemontesi: la salsa avvolgente a base di aglio, olio e acciughe accompagna foglie di senape, ravanelli e carote ancora in fase di germoglio. L'aggiunta di latte stempera il gusto agliaceo e traghetta il piatto verso una dimensione decisamente più delicata. La frutta secca torna protagonista anche nel mosciame di lonza (11 €): l'antico salume rivierasco ottenuto dall'essiccazione e marinatura del tonno, qui riproposto in versione carnivora con lombo di suino marinato in olio, cipolle, olive e limone marocchino salato. I sapori si rincorrono come in un ping pong tra l'agrumato e il pungente, l'affumicato e l'amaricante. Chiudono il cerchio delle entrée frutta e verdura fermentate: carote, cetrioli, cipolla rossa, peperone friggitello, pesca e olive affumicate e ripassate alla griglia. I vegetali, sottoposti a lattofermentazione in aceto, zucchero e nella loro stessa acqua, donano quel tocco acidulo e aromatico sempre piacevole.
I tajarin al ragù di coniglio (15 €) sanno dei lunghi pranzi della domenica, quelli in cui le mani, ancora sporche di farina, arrotolano la pasta fresca e la scarpetta si fa incurante delle buone maniere. Non si sottraggono al cliché della pasta e ragù, lo reinterpretano con una cremosità avvolgente e rassicurante. All'interno del sugo si percepiscono anche le frattaglie dell'animale, che aggiungono al piatto un gusto più intenso e primordiale.
La pancia di maiale marinata all'angelica e ripassata alla brace (20 €) è di sublime tenerezza, resa ancora più accattivante dalla crosticina che regala piacevolezza al morso. Il piatto acquista una profondità vagamente acida con il fondo di cavoli fermentati al pomodoro, mentre il lebneh ristabilisce l'equilibrio con la sua consistenza lattica.
Nel dessert la pasticceria cede il passo all'arte bianca. La tirà (7 €) è la tipica focaccia dolce, qui impastata insieme alle prugne: lo zucchero muscovado dona lucentezza alla superficie, il Marsala avvolge con intensità e calore, il frutto accompagna con una nota zuccherina e la crema di lebneh conserva la sua voce soffice e burrosa.
Della visita a Casa Scaparone rimangono i sorrisi dei ragazzi, la passione di chi ogni giorno aspetta con pazienza che la terra dia i suoi frutti e le storie di resilienza, sacrifici e, infine, felicità che trasudano dai muri antichi e dalle panchine in ferro battuto che invitano a sedersi, perdendosi nelle pieghe del tempo. Casa Scaparone, Strada Scaparoni, 45, 12051 Alba CN. Telefono: 0173 33946.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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