Caserta, Campionato della Pizza 2026: tocca a Martucci
I Masanielli, campioni in carica, entrano nell'ultima tappa del Campionato della Pizza 2026 a Caserta.
di Marco De Luca · 5 settembre 2026 · 5 min di lettura

Caserta, fine estate. Nella sala ancora vuota del Campionato della Pizza 2026 il tavolo dei giudici profuma di detersivo e farina. Mancano i concorrenti, manca il pubblico, manca pure Francesco Martucci, che però è già nell'aria. L'ultima pizzeria a scendere in gara è proprio la sua, I Masanielli di Caserta, vincitrice dell'edizione precedente. Una scelta che pesa, perché chi ha vinto torna sempre con un bersaglio disegnato sulla schiena.
La notizia arriva a settembre inoltrato, ma il calendario dei pizzaioli non conosce pause. Settembre è il mese dei bilanci e delle ripartenze, e Caserta si prepara a ospitare quella che gli addetti ai lavori chiamano già la tappa dei campioni. Martucci non gareggia per nostalgia: gareggia perché la sua pizza a canotto — alta, morbida, dal cornicione che sembra un piccolo pane — continua a dividere. C'è chi la vede come un manifesto, chi come una provocazione. Noi l'abbiamo mangiata sedici volte negli ultimi tre anni. Non annoia mai.
La formula del Campionato della Pizza 2026
Il Campionato della Pizza 2026 non è un talent show. È una competizione itinerante, a inviti, che attraversa l'Italia da nord a sud con una giuria tecnica e una giuria popolare. Ogni tappa mette in palio un punteggio che si somma a quello delle precedenti, e alla finale conta tutto: tecnica, materia prima, gestione del servizio, storytelling. La tappa di Caserta è l'ultima prima della finalissima di Milano, in programma a novembre al Pizza Village.
Chi ha vinto l'anno scorso parte con un vantaggio psicologico enorme. Martucci lo sa. Per questo, quando gli chiedono come si prepara, risponde con mezza frase: «Faccio la stessa pizza di sempre». Poi aggiunge che il forno a gas resterà spento e che il legno di faggio arriverà da boschi certificati. Sono dettagli che a Caserta contano.
Perché Caserta è sempre una cartina al tornasole
Caserta non è Roma, non è il centro storico di Napoli, non è Milano. È la provincia campana, dove la pizza si mangia in famiglia e si discute al bar. Qui il giudizio non passa solo dal palato dei tecnici, ma dai commenti della gente che conosce la pizza meglio di molti critici. Portare il Campionato a Caserta significa accettare un esame popolare che altrove non esiste.
I Masanielli hanno tre sedi: la storica di Via Mascagni, quella di Viale Lincoln a Marcianise e lo spazio gourmet di via San Carlo. Tutte aperte, tutte piene, tutte con un'attesa media di quaranta minuti nei weekend. Per un cliente romano o milanese sembrerà assurdo. Per un casertano è la normalità.
Cosa cambia rispetto al 2025
La squadra in gara resta la stessa: Martucci in pedana, il figlio Francesco junior come aiuto, il lievito madre del 2018 che continua a crescere in un contenitore di acciaio a temperatura controllata. Quello che cambia è la concorrenza. Nel 2025 il livello era alto; nel 2026 si è alzato ancora. Sono arrivate pizzerie che lavorano in sous-vide sulle verdure, altre che fermentano i pomodorini per settimane. Il rischio, per chi ha vinto, è di ripetersi. Il rischio, per chi giudica, è di premiare la novità a scapito della sostanza.
C'è poi la questione del prezzo. Una pizza da I Masanielli costa tra i sette e i dodici euro, a seconda della farcitura. È più di una media napoletana, meno di una gourmet milanese. Una fascia intermedia che Martucci difende senza arroganza. «Il prezzo è giusto se la materia prima è giusta», ha detto una sera di luglio a un tavolo di clienti. Una frase che sa di slogan, ma contiene una verità che a Caserta si capisce al volo.
Il gioco degli outsider
Nelle tappe precedenti del Campionato 2026 hanno fatto rumore la pizzeria romana di Giancarlo Casa, quella lombarda di Sorbillo figlio e una new entry bolognese che lavora solo con farine monococco. Niente male, per un circuito che fino a tre anni fa sembrava un affare tra pochi. Il bello è che Caserta chiude il calendario: chi arriva qui arriva stanco, carico, o entrambe le cose. È la tappa dove si sbaglia meno.
Noi crediamo che Martucci non abbia bisogno di vincere per confermare quello che è. È già un punto di riferimento, e anche stasera — fuori dalla sala gara, al bancone della sua pizzeria di sempre — lo saprà. Però gareggiare è un'altra cosa. È accettare di essere guardati, misurati, confrontati. È uscire dalla comfort zone della propria cucina ed entrare in un'arena dove i giudici parlano in millimetri, non in cucchiai.
Cosa guarderemo noi di redazione
Tre cose concrete. La prima: come gestisce la pressione nei primi dieci minuti di gara, quando il forno è ancora freddo e le mani sono fredde. La seconda: se sceglie di portare una pizza nuova o di confermare la Margherita Sbuffata che lo ha reso celebre. La terza: se il cornicione, alla prova del taglio della giuria, resta alto e arioso come promette. Sono dettagli. Ma a Caserta i dettagli fanno la differenza tra un campione e un ex campione.
La tappa di Caserta si svolgerà a porte aperte, con ingresso contingentato e prenotazione obbligatoria sul sito del Campionato. Chi ci sarà racconterà una storia che non sempre arriva sulle riviste di settore. Quella di una pizza che non cerca il like social, ma la fedeltà del cliente che torna ogni martedì sera. Perché, in fondo, vincere o perdere a settembre conta fino a un certo punto. Quello che resta è la fila fuori dalla porta, e il profumo di legno che ancora si sente a due isolati di distanza.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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