Consumi di vino, il mondo beve il minimo da 70 anni: Italia -9,4%

Il report AAWE sui dati OIV: nel 2025 consumati 208 milioni di ettolitri, il livello più basso dal 1957.

di Redazione Chiavi del Gusto · 5 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Bicchiere di vino rosso mezzo vuoto su un tavolo di legno in una trattoria poco illuminata, con un cartone di vino sfuso sfocato sullo sfondo

Duecentootto milioni di ettolitri. È quanto vino ha bevuto il mondo nel 2025, secondo il report dell'AAWE, l'American Association of Wine Economists, che ha confrontato i dati Paese per Paese prendendoli dal database della OIV. Rispetto al 2024 il consumo globale è calato di mezzo milione di ettolitri. Ma il numero che conta è un altro: per trovare un livello così basso bisogna tornare indietro di quasi settant'anni, al 1957, quando sulla Terra viveva circa un terzo della popolazione di oggi.

Italia terza al mondo, ma in discesa

Partiamo da casa nostra, dove il beccheggio va avanti da un po'. L'Italia resta il terzo Paese al mondo per consumi di vino, eppure tra 2024 e 2025 ha perso il 9,4%: da 22,3 a 20,2 milioni di ettolitri. Nel 2025, tanto per rinfrescare la memoria, ci si vantava della vendemmia da 47,4 milioni di ettolitri, primi al mondo con ampio margine su Francia e resto del globo. A vantarsene era il ministro Lollobrigida. E prima che partano le litanie contro l'Europa cattiva e salutista che vuole la morte del vino italiano, una precisazione: quei quasi due milioni di ettolitri persi non sono finiti in birra, cocktail o bevande No/Lo. Semplicemente, non sono stati bevuti.

La crisi dei consumi non si spiega solo con una maggiore consapevolezza dei rischi legati all'alcol. E non dipende, se non marginalmente, dall'arrembaggio delle bibite No/Lo: escluse le birre analcoliche, quei numeri restano di proporzioni lillipuziane. Forse una ragione più robusta esiste, ed è più banale: da un po' di tempo un litro di gasolio costa più di un vino in brick.

La Cina non è più la terra promessa

Dalla tabella emerge altro. La Cina, che una quindicina d'anni fa veniva indicata come la nuova terra promessa del vino, oggi mostra un ridimensionamento notevole. Dati alla mano: dai primi anni 2000 molti terreni cinesi sono stati convertiti in vigneti, con grandi gruppi vinicoli internazionali a investire massicciamente nel Paese. La produzione tocca il picco nel 2012, a quota 16 milioni di ettolitri. L'interesse dei cinesi per il vino cresce fino al massimo storico del 2017: 19 milioni di ettolitri consumati.

Poi qualcosa si rompe. Il problema principale, stando al racconto, è che la bevanda non garba proprio a Xi Jinping, che nel 2012 prendeva posto nello Zhongnanhai. Con una campagna anti-corruzione rigidissima e duratura, volta a 'purificare' il Partito Comunista Cinese dall'ostentazione della ricchezza, Xi individua nel vino rosso un nemico esemplare: il bene di lusso per eccellenza, spesso usato come regalia per cementare alleanze politiche e affari illegali. I vini premium diventano merce pericolosa da ordinare o da regalare. A questo si aggiungono le restrizioni agli alcolici durante i pasti ufficiali e i gusti dei giovani che, come qui da noi, snobbano il vino.

Il risultato: la produzione locale di vino crolla di oltre l'83% rispetto al massimo storico. Sul fronte dei consumi, dai 19 milioni di ettolitri di neanche dieci anni fa si arriva ai 4,8 milioni del 2025. Un calo del 75%.

Il Brasile rema contro

C'è anche qualche buona notizia. Il Brasile spicca con un +41,9% nel 2025 sull'anno precedente: 4,4 milioni di ettolitri contro 3,1. Dalla pandemia di COVID-19 in poi i brasiliani hanno mostrato un interesse crescente per il vino. Con un dettaglio che suona quasi comico per una nazione grande 28 volte l'Italia: il Brasile produce molto meno di quanto beve. Nel 2025 ha prodotto 2,8 milioni di ettolitri, e il Cile con gli altri Paesi importatori ringrazia. Guardando avanti, c'è l'accordo commerciale UE-Mercosur, favorevole sia ai brasiliani per placare la sete sia a noi nei panni di esportatori.

Il punto, allora, non è la concorrenza di altre bevande né una fantomatica guerra culturale contro l'alcol. I consumi scendono quasi ovunque per ragioni economiche e sociali, e i pochi mercati in controtendenza non bastano a bilanciare le perdite. Resta da vedere per quanto tempo quei mercati resteranno interessati al vino. Il mondo continua a produrne molto, ma pare avere sempre meno voglia di berlo.

Spunto di cronaca: Dissapore

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