Da Lioniello a Succivo la pizza fritta e il ritorno alla ruota di carro
Salvatore e Michele Lioniello gestiscono prezzi, impasti e stili diversi sotto lo stesso tetto dal 2018.
di Elena Marchetti · 5 novembre 2026 · 7 min di lettura

Via Murelle a Succivo, provincia di Caserta, riva destra dell'asse mediano ex 162. Qui c'è Da Lioniello, pizzeria che da otto anni segna il confine ideale tra l'ortodossia napoletana a sud e la mareggiata contemporanea casertana a nord. L'architetto Diego Granese ha firmato il layout nel 2018, quando Salvatore Lioniello ha spostato l'insegna dal vecchio locale di Orta di Atella: due forni a legna tenuti a temperatura insolitamente bassa per gli standard del passato, una sala che all'ingresso fa dire "sembra un ristorante", tettoia per la fila costante, parcheggio dedicato oltre il muro di cinta dove gli scheletri dei palazzi in costruzione dovrebbero a breve essere terminati. Dentro, nel frattempo, è nata una cantina e ha preso forma lo spazio per la produzione dei gelati. I numeri restano da stadio, la macchina organizzativa regge l'urto.
Salvatore e il fratello Michele, premiato Miglior Fornaio a Pizza Maxima, sono una solida certezza: Top Ten al Campionato della Pizza 2026, Top Five nel 2025 e nel 2024. Salvatore è stato tra i precursori della pizza a canotto, della "diversamente napoletana" nata nel 2012, hashtag fortunato e cappello iconico che li hanno resi famosi oltre la Campania fino all'apertura della seconda sede a Milano. Oggi coltivano nuovi progetti in fase di ultimazione con un occhio alla pizza in teglia e crunch. Il talebanesimo del cornicione ad alta alveolatura è caduto da tempo: in carta ci sono solo quattro pizze a ruota di carro, iper classiche, che segnano il trend del momento. Un ritorno alla tradizione che sembra una nuova onda ma potrebbe essere una risacca dovuta soprattutto alla mancanza di nuove idee, e i prezzi servono a rinsaldare il quadro.
I prezzi e la carta 2026 tra ruota e canotto
Si parte dalle ruote di carro: Ritorno al passato cioè la Cosacca a 8 euro, Marinara 7, Margherita 9, Provola e pepe 9. Le pizze "normali", cioè contemporanee, costano meno: Cosacca 6 euro, Marinara 5,50, Margherita 8. Una differenza compresa tra 1 e 2 euro, ma contrariamente allo storytelling della pizza per il popolo i prezzi minori sono della contemporanea e non della ruota di carro. Stesso limite invalicabile dei 10 euro per le pizze identificative, eccezion fatta per la fritta e al forno A casa ra nonn a 15 euro. Nella sezione Intoccabili: Ricordo di Nonna Nunzia al padellino 15 euro, Marinara dei Signori 11, Annanz' o camin 14. Nelle pizze "che ho voluto rivisitare": Capricciosa a modo nostro 13, A scarpett 14, L'irrinunciabile salsiccia e friarielli 14, Da Genova al Venezuela 15. La sezione Veg prevede Margherita con mozzarisella a 8 euro e Zuccona a 13. Buon repertorio di fritti con cinque frittatine a 3,50 euro l'una. Esiste anche la possibilità del degustazione a sorpresa a 40 euro.
Si mangia molto bene. Salvatore ha un tocco magico con l'impasto che coccola a dovere, tecnica solida che gli permette di declinarlo in versione contemporanea, ruota di carro, fritta e padellino con poche differenze. La maggiore penalizzazione, se proprio si vuol essere puntigliosi, la soffre un accenno la ruota di carro, ma la Cosacca resta molto buona: stesura ottimale, cottura perfetta, pomodoro che fa sentire la sua presenza. Difficile chiedere di più da una tradizionale. Ultimi lampi di stagione pazza e grandissima provola e pepe in versione con pomodorini che arricchiscono il sapore e si contendono il primato con la provola. La chiusura è spettacolare: salsiccia e friarielli su base fritta e ripassata al forno, tessitura, cottura e condimento magistrali, qui il binomio Salvatore–Michele marca la distanza con le altre pizzerie. Chiude il dolce in lattina stile bevanda, un po' troppo dolce, ma l'apertura a strappo segnala un elemento del nuovo progetto smart che a breve vedrà la luce. Nel frattempo avete una delle migliori pizzerie in cui disputare il confronto tra tradizionale, contemporanea e fritta.
La visita 2023 con Morese e la Disfida
A settembre 2023 Giuseppe Morese ci aveva portato qui dopo il processo alla mozzarella al Casale di Teverolaccio, aula della disfida tra il caseificio di Pontecagnano e il caseificio Di Santo di Cesa, con Morese difensore dell'eccellente bufala di Pontecagnano. La pizzeria conservava intatto l'impatto estetico a cinque anni dall'inaugurazione. Il quintetto base dell'innovazione casertana — Salvatore Lioniello, Carlo Sammarco, Francesco Martucci, Ciccio Vitiello, Franco Pepe — aveva visto alternarsi al comando con alterne fortune mediatiche, ognuno con elementi iconici assunti a identificazione oltre topping e cornicione: il cappello, il taglio dell'impasto, il total black, la visione ascetica. Osannati da folle plaudenti e masticatorie. Lioniello con la sua pizzeria a Succivo aveva deviato consistenti flussi fino a diventare destinazione gastronomica. Oltre il muro la situazione era migliorata: parcheggio dedicato, cantina introdotta, spazio per i gelati.
Folgorante l'impasto come la cottura. La novità maggiore sul fronte carta era l'introduzione di quattro pizze a ruota di carro, fenomeno dell'ibridazione degli stili che è la nuova tendenza dei pizzaioli contemporanei: accanto alla canotto ecco il ritorno alla tradizione con stesura super ampia da carretto dei Tribunali di cui sono maestri indiscussi Sorbillo e Michele, e poi l'apertura alla pizza nel ruuto riproposta da Pasqualino Rossi ad Alvignano o alle rigenerazioni nordiche con forni elettrici a camera come da Diego Vitagliano, o derivazioni come la crostopizza di Davide Ruotolo a Napoli e i panini pizza di Marco D'Elia a Salerno. Il Ritorno al passato di Lioniello, Cosacca con ragù di datterino, pecorino e olio di olive caiazzane, era super performante, delizia che scivola via leggera pur senza l'impatto instagrammabile di una canotto. Per far conoscere lo stile a Morese, irrinunciabile la "classica" margherita ma con fiordilatte: la puntualizzazione al tribunale sull'utilizzo di latticini di mucca o bufala trovava l'approvazione silenziosa di Morese, campione di bufala, anche se in carta si parlava in maniera errata di "mozzarella fiordilatte" citando a sproposito Agerola. L'equilibrio era da manuale, pizza finita nell'archivio delle memorabili. La new parmigiana di melanzana strizzava l'occhio al food porn: quarta edizione conosciuta, questa volta su pizza al padellino a triplo pre fermento, lievito madre liquido, poolish, biga, 90% idratazione e mix di tre farine, formula di pozione magica che fa il sortilegio al morso, croccante. Parmigiana della nonna con fette fritte accostata a stracciata e parmigiano reggiano 12 mesi, cuore morbido e occhiolino al food porn ma ben fatto. Chiusura salata con Sogni di Latte, la pizza canotto "originaria" per forma e dimensioni: farcitura con crema di pecorino bagnolese, provola affumicata di bufala, blu di bufala, all'uscita crema acida, caciocavallo stagionato 12 mesi, gocce di limone di Sorrento, polvere di caffè ed erba cipollina. Bell'assaggio. Ci voleva solo una coppetta di gelato alla nocciola preparato al momento. Voto 9,5 su 10.
La questione dei prezzi nel 2022
A settembre 2022 la notizia era il doppio prezzo della margherita: tradizionale a ruota di carro a 8 euro, canotto contemporanea a 6 euro. Stesso impasto, stessi ingredienti, stessa pizzeria. Salvatore Lioniello, tra gli esponenti della pizza con cornicione ad alta alveolatura, aveva inserito in carta quella tradizionale affiancandola alla "diversamente napoletana" marchio di fabbrica dal 2012. Era la rivincita della pizza tradizionale dopo anni di derive ed esagerazioni che avevano portato a micropizze troppo panciute? Possibile che le numerose critiche negative sul punto avessero convinto Lioniello a mettere al sicuro i risultati. L'obiezione di molti appassionati pro-tradizione riguardava la quantità di ingredienti, spesso ritenuta insufficiente e tale da essere una mezza fregatura: c'è più impasto a fare da contenitore e quindi i pizzaioli contemporanei risparmiano sulla farcitura e guadagnano di più alle spalle dei clienti. Il listino 2023 mostrava Marinara 5, Margherita 6, Diavola 7, Bufala 8, Parmigiana 9, Ortolana di Nonna Michelina 9, Capricciosa 11; le quattro ruote di carro: Ritorno al passato 6, Marinara 6, Margherita 8, Provola e pepe 8; pizze a modo nostro: Norvegese fritta e al forno 14, Marinara dei signori 8, Primavera 14, Ritorno bambino/a 10, Se io fossi margherita 8, Mydad 12, A Casa ra nonna 12, Ortese 12, Patanella 11, Ribelle 12, Mortdaella 12, Tonno&Cipolla 10,50, Cinghialotta 14,50, Sogni di Latte 12, Mimosa 13. Gelati due gusti a scelta tra cioccolato, nocciola, pistacchio, fragola, limone, zuppa inglese a 5 euro.
Succivo, un tempo sobborgo dell'agro atellano, resta la linea di confine ideale. A sud Napoli culla dell'ortodossia, a nord Caserta con la contemporanea da nouvelle vague a mareggiata. Incursioni dall'una e l'altra parte, ma è qui che c'è la pizzeria di Salvatore Lioniello e famiglia, tra le precorritrici della nouvelle vague. Telefono 081 1816 7658, Instagram Pizzeria Da Lioniello, numero 1 di pizza contemporanea per molti. Il confronto tra stili continua a disputarsi su questi tavoli, tra una Cosacca che scivola via e una base fritta che regge salsiccia e friarielli come nessun altro sa fare.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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