Da Niko a Milano: il menu e i prezzi del nuovo Romito al Bvlgari

Lo chef abruzzese porta in città un format pensato per essere diverso dal suo tre stelle.

di Giulia Ferrero · 7 settembre 2026 · 4 min di lettura

Interno del ristorante Da Niko al Bvlgari Hotel Milano con cucina a vista e tavolo apparecchiato con tovagliato damascato.

Tre portate, quarantadue euro, sedie imbottite e tovagliato damascato. Non è il menu del Reale, è quello di Da Niko, il nuovo ristorante che Niko Romito apre dentro il Bvlgari Hotel Milano, in via Privata Fratelli Gabba. Un indirizzo che profuma di Brera e di via Montenapoleone, a due passi dal quadrilatero dove un caffè costa quanto un piatto di pasta in periferia. Romito qui non si mette il cappotto bianco: fa il padron di casa.

Il concept si chiama informalità di lusso, parola d'ordine che in Italia gira almeno dal 2015 e che ogni volta divide la sala tra chi la vede come una trovata di marketing e chi la legge come una dichiarazione d'intenti. Da Niko sembra propendere per la seconda. Sedute comode, luci basse ma non cupe, una brigata che lavora a vista da una cucina aperta che profuma di brace e burro nocciola. L'idea, raccontano in casa, è che il cliente milanese — quello abituato al pranzo veloce e alla cena che dura quanto una riunione — possa mangiare bene senza sensi di colpa e senza aver prenotato tre settimane prima.

Il menu: pochi piatti, stessa grammatica di Rivisondoli

La carta gira attorno a una decina di portate, forse dodici contando i fuori menu che cambiano con la spesa del mercato. Pane e companatico — burro salato, olio nuovo, lievito madre — da consumare sul tagliere come antipasto condiviso. Poi i classici che ormai sono la firma Romito: il tacchino alla brace con la sua salsa, la cipolla cotta nel fieno, il riso al salto con midollo e rafano, la pasta e fagioli riletta come fosse un comfort food da bistellata. Qualche concessione lombarda, ma leggera: un risotto allo zafferano che profuma più di Parmigiano che di Milano, una cotoletta che non è quella della tradizione ma le somiglia, panata fine e fritta al punto giusto.

Chi conosce Spazio, il laboratorio di Rivisondoli che è la casa madre della cucina di Romito, ritrova la stessa architettura del piatto: pochi ingredienti, trattati come se fossero dieci, il fuoco come strumento principale, il vegetale che non fa da contorno ma da protagonista. La differenza, qui, è la velocità. Il servizio corre, le portate arrivano in sequenza, il cameriere non ti spiega venti minuti la filosofia del piatto. C'è chi apprezza, chi sente la mancanza del rito. Noi, onestamente, lo troviamo un sollievo in città.

Quanto si spende davvero a Da Niko

Il menu degustazione da tre portate — un antipasto, un primo o un secondo, un dolce — parte da 42 euro. Si può salire con la carta alla carta, dove i primi oscillano tra i 18 e i 24 euro, i secondi tra i 26 e i 38, i dolci intorno ai 12. Una bottiglia di vino della selezione corta — dodici etichette, tutte italiane, molte piccoli produttori che Romito segue da anni — parte da 28 euro, si arriva oltre i 150 per le verticali più ricercate. Il coperto è 3 euro, acqua e pane compresi.

Sono prezzi che a Milano non stupiscono, ma inseriti nel contesto Bvlgari — dove la notte in camera costa quanto una settimana di affitto — fanno quasi tenerezza. È una scelta: attirare il cliente dell'hotel che non vuole cenare nella sala fine dining dell'attico, e il milanese che passa per caso. Strategia che ha funzionato a Roma con Bvlgari Roma e Da Niko Piazza del Quirinale, aperto nel 2021. Qui si replica il modello, adattandolo a una clientela diversa.

Cosa convince e cosa lascia perplessi

La cucina è quella che conosciamo, e non è poco. Romito è uno dei pochi chef italiani che ha costruito un metodo — non solo un repertorio di piatti — e che riesce a farlo funzionare in contesti molto diversi tra loro. Il pane servito a tavola, con il burro montato al momento e un pizzico di sale affumicato, è da solo una ragione per tornare. Il riso al salto è chirurgico: croccante fuori, morbido dentro, il midollo che si scioglie come una promessa mantenuta.

Meno convincente, almeno sulla carta, l'idea di proporre la stessa grammatica in un contesto che non la chiede. A Milano chi va al Bvlgari spesso cerca il gesto, la performance, la teatralità del lusso internazionale. Da Niko va nella direzione opposta: silenzio, sostanza, niente aria fritta. Può funzionare, ma è una scommessa. Per ora la scommessa si gioca su un piatto di tacchino e un calice di Cesanese.

Orari, prenotazioni e quella cosa che nessuno dice

Aperto sette giorni su sette, pranzo dalle 12.30 alle 15, cena dalle 19.30 alle 23. La prenotazione si fa online sul sito del Bvlgari o via telefono, e a settembre i tavoli del fine settimana saranno già un miraggio. Una cosa che nelle comunicazioni ufficiali non compare, e che invece andrebbe detta: Da Niko non è il Reale, non è Spazio, non è un ristorante dove si va per un'occasione. È un posto dove si va perché si ha fame di qualcosa di curato, senza dover attraversare un rito. E a Milano, nel 2026, anche questa è una notizia.

Spunto di cronaca: Dissapore

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