Flegrea, 50 anni di pizza napoletana a Torino: com'è oggi

La storica pizzeria di Torino compie mezzo secolo: due piani, 180 coperti e una linea gluten free certificata AIC.

di Alessandro Ratti · 8 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Una pizza napoletana dalla cottura dorata servita in una sala vintage della pizzeria Flegrea a Torino, con sedie da cinema appese al soffitto.

La Flegrea ha aperto a Torino nel 1976. Sono cinquant'anni tondi, e li festeggia adesso. Si presenta come la prima pizzeria napoletana arrivata sotto la Mole, e a sentire loro la prima in assoluto. Può anche essere. Del resto, fino agli anni Ottanta e Novanta, le pizzerie napoletane fuori Napoli si contavano sulle dita.

Cinquant'anni e un locale rinnovato

Il locale è stato rinnovato da qualche anno. È vintage e un po' fané, come ti aspetti da un posto di una certa età, ma ha un tocco originale: niente affreschi del Vesuvio, niente busti di Totò, niente 'nzerte di aglio appese. Al loro posto ci sono mobili da casa, vecchi più che antichi, e sedie da cinema appese al soffitto a testa in giù.

Due piani, due sale ampie. Quella di sopra è enorme. I coperti sono 180, e con loro si moltiplicano forni e linee di preparazione. Anche per questo la Flegrea può fare una pizza senza glutine con linea completamente dedicata e certificazione AIC.

Il menu: 32 pizze, 5 calzoni e una linea gluten free

Il servizio è gentile e rapido. Anche in una serata movimentata come un weekend le pizze arrivano presto, e il personale di sala trova il modo di scambiare due parole e darti qualche informazione in più.

Il menu si apre con insalate, farinata, qualche fritto non insolito e qualche secondo. Poi cinque calzoni, quindi le pizze: 32 referenze, tra classiche e variazioni sul tema, più qualche azzardo fuori schema senza troppe velleità. Sugli impasti si paga un po' pegno alle mode: semintegrale, integrale, carbone e multicereale, oltre al gluten free già citato. Le birre artigianali sono del birrificio Soralamà, con ampia scelta in bottiglia e una proposta discreta alla spina.

Sono usciti di recente dal menu i fritti più interessanti: c'era un bel fiore di zucca non ripieno, insieme a panelle e porcini.

Stile vomerese, ruota di carro e 50 special

Le pizze sono in stile napoletano abbastanza classico, vomerese per dirla tutta. Varie testimonianze storiche riportano che già dagli albori della pizza napoletana, tra Ottocento e Novecento, esistevano differenze e stili diversi nella stessa Napoli, raggruppabili almeno in due modi. Nel centro storico la pizza era più larga possibile, con cornicione tutto sommato basso e centro sottilissimo, al confine con l'impalpabile: la cosiddetta ruota di carretto. Al Vomero, zona collinare e borghese, la pizza diventava più piccola, comoda nel piatto, da tagliare a spicchi o da mangiare con forchetta e coltello. Di conseguenza il cornicione era un po' più pronunciato e il centro leggermente meno sottile, parliamo di decimi di millimetro.

Per non scontentare nessuno, la Flegrea propone anche l'opzione di variare con la ruota di carro. In un caso, quello della celebrativa 50 special, la impone.

Cottura, impasti e condimenti

La pizza riesce bene prima di tutto nella cottura: si prende tutti i rischi della napoletana classica, ma evita sia il crudo che il bruciato, con una palette di colori che va dal caramello al brunito. L'impasto base non nasconde una lieve nota acidula, gradevole al palato e negli effetti: la digeribilità è eccellente. La multicereale è sfiziosa assai, con i semi oleosi che croccantizzano il cornicione. Sorprendente il gluten free: si vede subito che è diverso, ma al palato è gradevolissimo e quasi indistinguibile.

I condimenti sono decisi anche quando non sono aggressivi, e delicati nelle combinazioni che potrebbero pesare di più. La scarola della pizza omonima è dolce e croccante, bilanciata dall'acido del pomodorino e dall'umami sapido — anche troppo — di capperi e olive. La Cilento con cacioricotta è fatta come si deve. La Antica Roma con fichi, lardo, formaggio e noci è bilanciatissima e scioglievole.

Da un precedente assaggio resta il ricordo di una Margherita del Vesuvio con pomodori gialli in pezzi e non in salsa, dal fiore di ricotta molto delicato e con l'aglio in camicia. Una classica pizzeria in stile napoletano che tiene alto il nome della tradizione, senza fronzoli e senza capriole sui social. Non delude.

Spunto di cronaca: Dissapore

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