In Uganda l'allevamento di insetti sfama i campi di rifugiati
A Kyaka II, nell'ovest del Paese, quasi 140.000 rifugiati allevano larve di mosca soldato nera in taniche di plastica: da lì arrivano uova, pollo e verdure.
di Giulia Ferrero · 14 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Nell'ovest dell'Uganda c'è un insediamento che si chiama Kyaka II. Ci vivono quasi 140.000 persone, quasi tutte fuggite dalla Repubblica Democratica del Congo dopo anni di conflitti e instabilità. Il 78% degli abitanti sono donne e bambini. A ogni famiglia che arriva tocca un appezzamento di 30 x 30 metri — quando va bene, altrimenti più piccolo — per costruirci la casa e coltivare il terreno.
Taniche di plastica e larve di mosca soldato nera
Qui l'allevamento di insetti non è una teoria. Si parte dalla mosca soldato nera, Hermetia illucens: le sue larve mangiano materiale organico in decomposizione e crescono in fretta. Gli scarti organici, però, dentro l'insediamento sono difficili da trovare. A volte bisogna andare a prenderli al mercato vicino.
Il ciclo si chiude in tre passaggi. Le deiezioni delle larve, il frass, concimano l'orto. Le larve stesse diventano cibo per le galline. Così famiglie che prima non avevano di che mangiare oggi portano in tavola vegetali, uova e carne di pollo. A volte anche pesce, perché le stesse larve nutrono piccoli allevamenti di tilapia. Tutto dentro taniche di plastica riadattate.
A Kyaka II circa 500 persone lavorano in 32 gruppi che allevano insetti. Rispetto all'allevamento tradizionale serve meno spazio e meno acqua, e i vassoi si impilano in verticale. Non è poco, con il terreno che c'è.
Il settore cresce in fretta. Secondo le stime riportate dal Guardian, entro il 2030 il mercato degli insetti per l'alimentazione umana e animale potrebbe arrivare a 8 miliardi di dollari.
Grilli e larve della farina, il cibo di cui vergognarsi
Oltre alle mosche soldato si allevano grilli e larve della farina. Un tempo i contadini ugandesi li mangiavano come fonte di proteine. Oggi, con l'urbanizzazione del Paese e l'arrivo dello stile di vita occidentale, sono considerati un cibo povero, di cui vergognarsi. E non tutti possono permettersi questi allevamenti in più: le larve della farina vanno nutrite con cereali secchi, che negli insediamenti per rifugiati sono alimenti preziosi, destinati solo al consumo umano.
Quello che conta è la nutrizione. Una dieta a base di insetti dà a bambini e donne in età fertile proteine e minerali che non arriverebbero da altre fonti. Refugee Insect Production for Food and Feed (RefIPro) è il progetto dell'ONG danese Raise che porta l'allevamento di insetti anche nelle scuole primarie in Uganda. L'Università di Copenaghen, altro partner del progetto, riferisce che i bambini nutriti con gli insetti che hanno allevato loro stessi sono cresciuti di più in altezza e hanno mostrato miglioramenti nella composizione corporea.
Dalla polpa del caffè ai mangimi
La nutrizione con gli insetti resta comunque un pezzo di un progetto più ampio, che grazie agli allevamenti mette a disposizione molto più cibo. Il più grande in questa direzione è Bugs-Africa, cooperazione internazionale che coinvolge, oltre all'Uganda, l'Etiopia e la Costa d'Ivoire.
Un esempio è l'impresa sociale Proteen, che usa la polpa che resta dalla lavorazione del caffè per nutrire le larve, e ne ricava proteine per i mangimi e fertilizzante da restituire alle coltivazioni. In un Paese che è il secondo produttore di caffè in Africa dopo l'Etiopia, dove il settore coinvolge circa 1,8 milioni di famiglie e genera 1,5 miliardi di dollari di entrate dalle esportazioni, non è un dettaglio da poco.
Il modello si può replicare. Ma il punto di partenza resta lo stesso: scarti organici che diventano proteine, in un posto dove le proteine mancavano. E le larve della farina, per ora, restano un lusso.
Spunto di cronaca: Dissapore
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