JB Burger Milano: il Pastrami Reuben batte gli smashburger

Il flagship di via dell’Orso lancia il panino esclusivo che ruba la scena ai classici schiacciati.

di Alessandro Ratti · 4 novembre 2026 · 4 min di lettura

Pastrami Reuben di JB Burger Milano: brisket di Black Angus con bark, Monterey Jack, crauti e salsa Alabama su bun capovolto

Via dell’Orso, Brera. Il primo flagship milanese di JB Burger ha acceso le luci dove prima c’era Bun Burgers, insegna della Gioia Group di Vincenzo Ferrieri, socio di Bastianich nel progetto. Venti, venticinque coperti. Radica alle pareti, foto di famiglia ovunque, acciaio da diner americano in cucina e nel bancone. Un ibrido tra salotto di casa e acciaio newyorchese, contemporaneo, né troppo nostalgico né troppo asettico. La notizia è di queste ore: il brand degli smashburger ha scelto il centro per la vetrina principale.

Il piano d’espansione 2026 è già scritto: Rescaldina, Cagliari, Novara, un secondo indirizzo a Milano. Ma qui, al numero 20, la carta gioca una mossa diversa. Accanto agli smashburger rodati a Rozzano, al Fiordaliso, compare un’esclusiva per la città: il Pastrami Reuben. Non una variante, un altro oggetto. Bastianich lo presenta come il primo passo di una rotta che potrebbe portare bistecche, hot dog, altro ancora. Lo slogan campeggia sul muro: “It’s not just a smash. It’s culture”. Vuol dire che lo schiacciato è solo l’inizio del racconto.

Il Pastrami Reuben al banco

Cucina a vista, pranzo stampa. Il brisket di Black Angus, punta di petto marezzata, entra nel barbecue lento. Spezie tradizionali, fumo di legno, ore. Si forma il bark, la crosta scura che sigilla umore e sapore. Joe Bastianich lo spiega così: mesi di test su quella carne, sulla miscela, sulla cottura per arrivare a una morbidezza che regge il taglio. Il pastrami nasce in Romania, diventa icona nei deli newyorkesi; qui atterra in un panino che smashburger non è, condivide solo il bun.

Il bun arriva capovolto: le due fette girate a testa in giù perché i succhi non ammollino la mollica. Dentro, fette spesse di quel pastrami, formaggio Monterey Jack fuso, crauti, salsa Alabama. Chi ha assaggiato riferisce una carne saporita, grassa, tenerissima, golosa. Un confronto ardito: l’effetto al palato paragonato all’ascolto della Rhapsody in Blue di Gershwin, l’America autentica in un morso. Costa 14,90 euro, menu più cinque. Chi scrive lo definisce quasi economico per la resa gustativa, superiore a ogni smashburger provato in casa Bastianich, secondo solo al ricordo del pastrami di Giuseppe Zen alla Macelleria Popolare, altra storia, altro mondo.

La linea degli smashburger

Il menu base resta quello degli esordi al Fiordaliso, ruotante su quattro pilastri. New York Cheeseburger: pane, carne, cheddar, cipolla stufata, cetriolini, salsa JB. Singolo 7,90, doppio 10,90, triplo 13,90. Crispy Bacon Burger: cheddar, bacon, salsa smoke. 8,90, 11,90, 14,90. Sloppy Joe: doppio cheddar, salsa Sloppy Joe, salsa Alabama. 9,90, 12,90, 15,90. Chimichurri Burger: cheddar, jalapeños, cipolla stufata, chimichurri, Alabama. Stessi scaglioni di prezzo. Menu fisso più cinque euro. Esistono versioni pollo fritto, Beyond Meat, pollo plant based. Patatine da 3 a 4,90, nuggets, Banana Pudding a 3,90, insolito per il format.

La filosofia dichiarata punta a rinnovare la cultura del fast food attraverso l’autenticità d’oltreoceano. Il pastrami è il primo mattone visibile di un’idea più larga: non solo schiacciare carne, ma costruire un repertorio. Bastianich lascia intendere che la parabola dello smashburger potrebbe aver già toccato il picco, o almeno che il brand non voglia dipenderne in esclusiva. La scelta di aprire qui, in un ex locale della concorrenza amica, segna il territorio.

Spazio e memoria in via dell’Orso

L’arredamento mescola il caldo del legno e le cornici con i volti della famiglia Bastianich al freddo funzionale dell’acciaio professionale. Venticinque posti al massimo, turnover da fast food ma atmosfera da pranzo in famiglia. Nessuna concessione al design fine a se stesso. La storia del locale pesa: qui sfornava Bun Burgers, catena di Vincenzo Ferrieri, oggi alleato in JB Burger. Il passaggio di consegne è fisico, non solo societario. La cucina a vista resta il teatro principale, il bark che si forma sul brisket lo spettacolo quotidiano.

Quattordici euro e novanta per un panino che non è uno smashburger. Il prezzo concorrenziale dichiarato dall’azienda trova riscontro in chi ha mangiato: la qualità della carne, la complessità dei crauti e della salsa Alabama, la tenuta del bun capovolto fanno sembrare la cifra quasi simbolica. La domanda resta aperta: basterà questo Pastrami Reuben a reggere il peso di un flagship che vuole essere molto più di una catena di hamburger schiacciati?

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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