MAHA e industria alimentare USA: scontro su narrazione e regole

Il movimento Make America Healthy Again ha scatenato una reazione coordinata dell'industria alimentare Usa per proteggere i propri interessi.

di Alessandro Ratti · 2 ottobre 2026 · 4 min di lettura

Schermo di smartphone con post social contrastanti su salute alimentare, sfocature di influencer e loghi aziendali

Make America Healthy Again ha trovato una sorpresa: il sostegno di buona parte del Congresso. Temi come il sistema alimentare industriale, l’uso dei pesticidi e gli alimenti ultra-processati, un tempo considerati riservati all’area progressista, oggi hanno un’ampia maggioranza di consensi. E l’industria alimentare non ci sta a guardare.

L’industria alimentare contro la narrazione MAHA

A occuparsi della risposta coordinata dell’industria è un’indagine de The Guardian e Documented. Il nome in codice è Growing a Healthier America, promosso dal Center for Food Integrity. L’organizzazione no-profit, finanziata da corporazioni del settore, ha come obiettivo principale monitorare il sentimento popolare e contrastare le narrazioni del movimento MAHA. L’idea è riabilitare la fiducia dei consumatori attraverso i social media, prima che la disinformazione minacci la stabilità del sistema agricolo.

Nel luglio 2025, Kelly Leighton, direttrice esecutiva del centro, ha spiegato in un video interno: senza una risposta coordinata, la disinformazione rischia di erodere la fiducia nell’agricoltura. Ecco perché è nata questa alleanza. Coinvolti direttamente marchi e associazioni di spicco: Chick-fil-A, Cargill, Dairy Farmers of America, CropLife America e l’American Farm Bureau Federation. I finanziatori privati sono stati invitati a versare somme ingenti. Un volantino interno svela i vantaggi per i sostenitori: fino a 50.000 dollari per aggiornamenti regolari, fino a 100.000 dollari per partecipare alle riunioni trimestrali, oltre 100.000 dollari per entrare nel consiglio direttivo con diritto di veto sulle strategie.

Il Center for Food Integrity ha rifiutato le interviste, ma ha rilasciato una nota ufficiale. Il messaggio è chiaro: riconoscono il legame tra alimentazione e salute. Growing a Healthier America sostiene un dialogo informato su come il sistema alimentare possa garantire un approvvigionamento sano ed economico e comunità rurali forti. Ma dietro le parole c’è una strategia ben precisa.

Influencer e social: la guerra della narrazione

Per mettere in atto la strategia di comunicazione, l’industria ha ingaggiato creatori di contenuti e influencer su TikTok, Instagram e Facebook. Il centro ha fornito guide dettagliate e report di monitoraggio. Suggerisce quali messaggi diffondere e quali figure impiegare in base al pubblico di riferimento: agricoltori locali per chi cerca autenticità, dietisti e scienziati per i più razionali, creatori di contenuti sullo stile di vita per chi cerca rassicurazione. L’obiettivo? Prendere il controllo della narrazione su cibo e salute.

Slade Wentworth, creatore dell’account Instagram thedadbriefs con oltre un milione di follower, ha accettato di partecipare alla campagna. La sua motivazione? Molte delle voci forti nel movimento MAHA tendono a promuovere affermazioni anti-scientifiche. Collaborare con il CFI è stata, per lui, un’opportunità per presentare una discussione equilibrata su argomenti che tratta normalmente. La campagna rivendica oltre 13 milioni di interazioni online.

Ma molti esperti di politiche alimentari leggono questa operazione sotto una luce diversa. Jerold Mande, ex sottosegretario aggiunto per la sicurezza alimentare al Dipartimento dell’Agricoltura sotto Obama, vede nella strategia dell’industria una gestione della crisi. Le aziende hanno compreso che la convergenza politica sul tema della salute pubblica minaccia le fondamenta dei loro guadagni. Si rendono conto di fronteggiare una minaccia esistenziale. Il loro modello di business si è sviluppato attorno a una domanda: come facciamo a fare soldi? E non si faranno progressi se non si usano le due potenti leve del governo: finanziamenti e regole.

Lobby, regole e il silenzio del governo

Marion Nestle, nutrizionista internazionalmente riconosciuta, non vede nulla di nuovo. Le grandi corporazioni usano da sempre ogni strumento per proteggere i propri interessi. La campagna del Center for Food Integrity è, per lei, un comportamento del tutto prevedibile. L’assenza di nuove regolamentazioni concrete lascia ampio margine di manovra all’industria. Le aziende alimentari hanno la licenza di fare tutto il lobbying che vogliono e possono dire quello che vogliono. Nessuno le costringe a fare nulla. Nessuno le ritiene responsabili di nulla.

Negli Stati Uniti si gioca su due fronti. Da un lato, un’opinione pubblica che chiede regole più severe su pesticidi e additivi, ormai in aperto contrasto con l’industria alimentare. Dall’altro, una battaglia per il controllo della narrazione sul cibo. Il governo degli Stati Uniti si trova a confrontarsi con le lobby del settore. E mentre i social brillano di nuove campagne, la domanda rimane: chi decide cosa mangiamo davvero?

Spunto di cronaca: Dissapore

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