Mattarella a Terra Madre: la biodiversità è questione sociale

Il Presidente lega il cibo ai diritti e alla dignità del lavoro nei campi.

di Alessandro Ratti · 24 settembre 2026 · 5 min di lettura

Mattarella parla a Terra Madre 2024 sotto la pioggia al Parco Dora, pubblico di contadini e delegati internazionali ascolta sotto i tendoni colorati.

Piove sul Parco Dora da mezzogiorno, una pioggia fine che bagna i gazebo dei Presìdi e lucida l'asfalto dove ieri camminavano diecimila delegati. Il Presidente arriva alle quattordici precise, scortato ma senza sirene, e sale sul palco mentre la folla smette di cercare riparo sotto le vele colorate. Non c'è il solito rito del taglio del nastro. Mattarella apre la quindicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto con un discorso di ventidue minuti e non pronuncia mai la parola "eccellenza".

Parla di biodiversità, ma la collega subito all'articolo 9 della Costituzione: tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Lo dice guardando in faccia i contadini africani in prima fila, i pastori sardi con il cappello calato, i giovani vignaioli dell'Etna. "La biodiversità non è un museo", dice. "È la condizione per la sopravvivenza di chi la terra la lavora ogni giorno, spesso senza contratto, spesso senza voce."

Il linguaggio della terra parla di diritti

Il passaggio più netto arriva al minuto dodici. Mattarella nomina il caporalato senza giri di parole. Cita i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro: nel 2023 sono state accertate oltre quattromila violazioni in agricoltura, il trenta per cento in più dell'anno prima. "Non c'è custodia del paesaggio senza rispetto per chi lo abita", aggiunge. La frase resta sospesa sopra i padiglioni dove si vendono tome a trenta euro al chilo e vini naturali a quaranta euro a bottiglia. Nessuno applaude per qualche secondo. Poi parte un applauso lungo, quasi liberatorio.

Ricorda la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano lasciato morire ad Aprilia nel giugno scorso. Non fa nomi, non serve. "La dignità del lavoro non è variabile dipendente dal mercato". È l'unica volta che alza la voce. In platea, Carlo Petrini annuisce, stringe il pugno. Abbiamo contato almeno una trentina di rappresentanti sindacali tra il pubblico, molti della Flai Cgil, arrivati con pullman notturni dalla Puglia e dalla Sicilia. Hanno portato striscioni piegati nelle borse, non li hanno aperti.

Non solo semi: il tema dell'acqua

Il Presidente sposta l'orizzonte sull'acqua. Cita l'Osservatorio Anbi: nel 2024 il Po ha toccato livelli minimi storici a marzo, non ad agosto. "La siccità non è un'emergenza, è la nuova normalità". Chiede una governance idrica che superi i campanili regionali, cita il Piano nazionale invasi fermo da vent'anni. "Senza acqua non c'è biodiversità, non c'è cibo, non c'è pace". Una frase che suona familiare, l'ha detta anche a Bonn alla Cop28, ma qui assume il sapore della polenta concia servita nello stand della Valle d'Aosta.

Petrini, nel suo intervento successivo, raccoglie il testimone. Annuncia che Slow Food destinerà un milione di euro del bilancio 2025 a progetti di rigenerazione idrica nelle aree interne. Poco? Forse. Ma è la prima volta che l'associazione mette soldi propri su infrastrutture dure, non solo su formazione. "I contadini non possono fare i guardiani del territorio a costo zero", taglia corto il fondatore. Il pubblico dei delegati internazionali — centottanta paesi accreditati — ascolta con le cuffie della traduzione simultanea.

La filiera corta che non c'è

Girando tra gli stand dopo il discorso, la retorica della filiera corta si scontra con i listini. Un produttore di grano antico senatore cappelli mi mostra il contratto di un mulino industriale: ventidue euro al quintale, prezzo uguale al 2021. L'inflazione ha mangiato tutto. "Mattarella ha ragione, ma il mio mutuo lo pago con i bonifici, non con gli applausi". Ha quarant'anni, due figli, ha convertito quindici ettari a biologico nel 2019. Ora valuta se reimpiantare mais da insilato. La sua storia non è un'eccezione: Coldiretti stima che nel 2024 abbiano chiuso seimila aziende under 40.

Lo stand del Ministero dell'Agricoltura espone un plastico della "filiera Italia". Bellissimo. Manca il prezzo all'origine. Chiedo al funzionario di turno: "È in definizione il decreto sui costi di produzione". È la stessa risposta che sento da tre edizioni. Intanto, al banco del Consorzio Parmigiano Reggiano, il listino alla produzione è fermo a undici euro al chilo da diciotto mesi. La grande distribuzione lo vende a diciotto. La forbice non si chiude con i discorsi, né con i convegni sulla "sovranità alimentare" in programma domani.

Il vino come testa di ponte

Nel padiglione del vino, la temperatura è più fresca, letteralmente e non solo. Qui la biodiversità ha un nome: vitigni resistenti, Piwi. La Regione Veneto ne ha iscritti al registro nazionale dodici nel 2024, contro i tre del 2020. "Sono l'unica risposta concreta al cambiamento climatico", mi dice un enologo di Conegliano che ha piantato Soreli e Bronner su due ettari. "Meno rame, meno zolfo, meno passaggi in vigna. Il consumatore non lo sa, ma il bilancio aziendale sì". Il suo Bronner 2023 ha preso i Tre Bicchieri. Costa diciassette euro in enoteca.

Mattarella ha citato il vino una sola volta: "Il paesaggio viticolo italiano è patrimonio dell'umanità, ma i viticoltori non possono essere gli unici custodi a proprie spese". È la frase che circola sui WhatsApp dei consorzi da ieri sera. Il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha diramato una nota alle ventitré: "Chiediamo al Governo di tradurre in credito d'imposta le parole del Presidente". La legge di bilancio arriverà in ottobre. Vedremo se le parole diventano numeri.

Mentre esco, la pioggia ha smesso. Un ragazzo del servizio d'ordine ripiega la bandiera europea bagnata. Un delegato del Mali mi regala un sacchetto di miglio rosso. "Portalo a casa, piantalo. Vedrai che cresce anche al Nord". Lo metto in tasca, accanto al registratore. Domani si ricomincia con i laboratori sul caffè e il panel sui mercati contadini. Il Presidente è già ripartito per Roma. Il fango sui miei scarponi, quello resta.

Spunto di cronaca: Dissapore

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