McRib sotto accusa: la causa contro McDonald's va avanti
Una giudice federale di Chicago non archivia il ricorso: il panino nato nel 1981 non conterrebbe carne di costine di maiale.
di Redazione Chiavi del Gusto · 1 novembre 2026 · 3 min di lettura

Una polpetta di maiale disossato, modellata a forma di fila di costine. Sopra ci metti salsa barbecue, cipolle e cetriolini. È il McRib, il panino che McDonald's ha lanciato nel 1981 e che negli Stati Uniti vende a periodi, mai tutto l'anno. Più o meno quello che fanno certi ristoranti orientali con il surimi stampato a forma di gamberone.
Ora quel panino finisce davanti a un giudice. McDonald's dovrà affrontare una causa collettiva negli Stati Uniti: secondo chi ha denunciato, il McRib non conterrebbe carne di costine di maiale.
Spalla, cuore, trippa e stomaco: la tesi dell'accusa
Chi ha depositato il ricorso sostiene che dentro il panino finiscano tagli di maiale economici: spalla, cuore, trippa, stomaco. McDonald's ha negato di usare frattaglie, e lo ha fatto in modo netto. Il punto però resta il taglio: le costine valgono di più e giustificherebbero un prezzo più alto.
La causa l'hanno presentata nel dicembre 2025 quattro consumatori. La tesi è che l'azienda abbia ingannato i clienti di proposito. Per tre motivi. Il nome, che richiama direttamente le costine di maiale. La forma della carne. E il prezzo, più alto di quello degli altri panini.
Perché se ne parla solo adesso
Se ne parla adesso perché venerdì 30 ottobre la giudice federale April Perry, a Chicago, ha respinto il tentativo di McDonald's di far archiviare del tutto la causa. Nella sua osservazione c'è un dettaglio che pesa: sul sito di McDonald's il panino è descritto semplicemente come un prodotto con carne di maiale. E non puoi pretendere che un consumatore ragionevole si metta a fare ricerche prima di comprare un panino da fast food da 7 dollari.
La difesa dell'azienda va nella direzione opposta: nessun consumatore ragionevole potrebbe credere che dentro un panino ci siano le costine. Eppure, stando alla ricostruzione, la pubblicità sembra costruita apposta per far credere il contrario.
Attenzione: questo non è una condanna. È il via libera perché la causa vada avanti. Del resto, una class action può essere archiviata subito.
Chipotle, Taco Bell e i conti delle cause collettive
Negli Stati Uniti ormai c'è un filone di class action contro le grandi catene di fast food. I nomi che tornano sono McDonald's, Burger King e Wendy's. In queste cause, però, l'accusa quasi mai riguardava gli ingredienti: al centro c'erano gli hamburger delle pubblicità, più grandi di quelli veri.
I numeri fanno paura. Le class action possono arrivare a risarcimenti milionari e restano costose anche per chi vince, perché l'azienda deve spendere parecchio in pubblicità per tamponare quella negativa. Negli ultimi anni diverse cause su dimensioni e forma sono state archiviate.
Qualche precedente importante però c'è. Nel 2020 Chipotle ha accettato di pagare 6,5 milioni di dollari per chiudere una class action: si contestava la pubblicità dei suoi prodotti come privi di OGM, anche se usava ingredienti legati a colture geneticamente modificate. Diverso il caso di Taco Bell, accusata nel 2011 di usare un ripieno per i tacos con una percentuale di carne bovina inferiore a quella dichiarata. La causa fu ritirata senza risarcimenti, ma costò all'azienda tra i 3 e i 4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per difendersi.
Per McDonald's la questione decisiva sarà stabilire se un consumatore ragionevole possa davvero credere che il McRib contenga costine di maiale e se, per questo, abbia subito un danno economico.
Spunto di cronaca: Dissapore
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