Monferrato: cucina, grappa e paesaggi da scoprire
Tra borghi medievali, aziende vinicole e tradizione culinaria, il Monferrato offre esperienze autentiche fuori dalle battute turistiche più note.
di Giulia Ferrero · 3 ottobre 2026 · 7 min di lettura

Chiude la porta alle sue terrazze affacciate sulle Alpi e si sistema il cappello in pietra, mentre fuori la collina si tuffa nel verde dei vecchi vigneti. A Mombaruzzo, in provincia di Asti, Villa Prato non è solo un posto dove dormire: è un respiro profondo di storia, cura e silenzio. Undici suite, 800 metri quadrati di spa e un ristorante con un menù che parla di coniglio, bietole e sugo d’arrosto. Ma questa terra, il Monferrato, ha tanto altro da offrire. Tra le province di Asti e Alessandria si snoda un paesaggio che non ha nulla da invidiare alle Langhe più famose, anche se spesso viene confuso con loro. Borghi medievali, castelli, casolari in pietra da cantone e aziende vinicole si alternano in un gomitolo di strade che sembra non mai finire. È una geografia che invita a perdersi, sì, ma anche a fermarsi. A stare ascoltando il rumore delle uova che cuociono in padella o il profumo del burro che si scioglie nei krumiri Rossi. Perché il Monferrato non è solo paesaggio: è gusto, è memoria, è qualcosa che si porta a casa, anche se non si vive tutti i giorni.
Dove mangiare: bar, osterie e tartufo
A Rosignano Monferrato, in una piccola piazza che sembra uscita da un sogno lontano dal traffico, il Bar Sotto apre la mattina con croissant appena sforniti e cappuccino fumante. Cappuccino e cornetto costano 5 euro. Ma non è solo colazione: il locale, inaugurato a luglio e attaccato al ristorante Casa Cassano, diventa punto di ritrovo per chi cerca musica, vino e cibo. E quando arriva l’ora dell’aperitivo, i toast con ‘nduja e toma (8 euro), i fichi e la robiola (7 euro) e l’insalata di nervetti (8 euro) si accompagnano ai cocktail con la stessa passione con cui i bartender mescolano i ricordi degli ospiti. È lì che si capisce: chi ben inizia è già a metà del viaggio.
A Grazzano Badoglio, con i colli astigiani che si specchiano nei grandi vetri della Locanda Casa Costa, la cucina tradizionale si rinnova senza mai tradire le radici. Agnolotti di carne, vitello tonnato e battuta di fassona sono i protagonisti di un menù che cambia con le stagioni. Ora, in autunno, i funghi e i tartufi dominano: gnocchi con fonduta di Raschera e tartufo nero (20 euro), tagliolini con tuorlo crudo e tartufo bianco (35 euro) o con i porcini. Tra le seconde portate, il fritto misto alla piemontese di lonza, frattaglie, semolino bianco e nero, salsiccia, mela, amaretto e carote al burro (35 euro) è un’esplosione di sapori che sembra raccontare l’intera storia del territorio. Il menu degustazione costa 40 euro, compresi acqua e caffè, o 35 euro senza il secondo. E per chi vuole vivere l’esperienza completa, la locanda organizza escursioni nel bosco con i tabui e i loro cani, inseguendo il pregiato fungo che finisce poi a tavola.
Nel cuore di Casale Monferrato, l’Osteria Amarotto è un luogo che sa di legno levigato, vino invecchiato e risate condivise. Dal 1940 segue fedelmente le ricette del luogo, portando in tavola i grandi classici piemontesi. I tajarin al tartufo o ai funghi porcini sono una dichiarazione d’amore alla terra. Il carrello di bolliti e la bagna cauda, quella salsa calda e avvolgente a base di olio, acciughe e aglio, sono irresistibili. Ma non mancano mai i krumiri artigianali, da inzuppare nella crema di zabaione caldo. I prezzi partono dagli antipasti da 15 euro, i primi da 14, i secondi da 18 e i dolci da 7. È un posto dove il tempo sembra fermarsi, eppure ogni piatto parla con la voce di chi ha vissuto questa terra per generazioni.
Dolci, pasta fresca e grappa tra Asti e Alessandria
Alessandria custodisce un tesoro nascosto in una pasticceria che esiste dal 1820: Pasticceria Zoccola. La torta Albanese, con l’impasto alle mandorle, la vaniglia, l’essenza di maraschino e le scaglie di gianduia, è famosa in tutta la regione. Ma i cannoncini sono la vera stella: sette giri di pasta, ognuno diverso dall’altro, con farciture che vanno dalla panna alla crema, dal pistacchio alla Nutella, dai fichi alle confetture di lamponi e albicocche. La Tartufata, un morbidissimo pan di spagna guarnito con panna, tris di cioccolati e codette di fondente, è un’altra delle creazioni che rendono questa pasticceria una meta imperdibile. Il prezzo? 36 euro al chilo per la torta Albanese, 40 euro al chilo per i dolci. E se pensi che sia finita qui, sbagliato: i biscotti del Monferrato aspettano.
A San Germano, una frazione di Casale Monferrato lungo la statale che sale in collina, il Pastificio Baracco ha trasformato l’artigianato della pasta in una filosofia. Il suo agnolotto ripieno di manzo e coniglio è stato premiato da Slow Food nel 2015 come il migliore del Monferrato. E non a torto. Ogni stagione porta i suoi cambiamenti: in autunno i ripieni al tartufo nero, in inverno i cardi, d’estate la robiola con basilico e zucchine, in primavera gli asparagi. Ma sono solo alcune delle varianti che il pastificio offre, accanto a gnocchi, salse e dolci fatti rigorosamente a mano. L’agnolotto di carne costa 20 euro al chilo. E se vai a trovarli, non manca mai una prova: seduto al tavolino di legno, con la pasta appena fatta davanti, capisci perché questa terra ha tanto da dire.
A Mombaruzzo, in una strada che sembra non andare da nessuna parte, le Distillerie Berta custodiscono un’alchimia che dura da quasi ottant’anni. Fondata da Paolo Berta nel 1947, l’azienda è tra le pionieri della grappa invecchiata. Nelle quattro cantine sotterranee, il processo di distillazione è un rito quasi liturgico: dalla scelta meticolosa delle vinacce alla doppia distillazione, fino alla filtrazione a freddo del flemma. L’ingrediente principale? L’attesa. Come racconta Giulia Berta, nipote del fondatore, solo il tempo e la pazienza, uniti a pregiati legni di rovere, possono estrapolare l’anima più raffinata del distillato. Tra le creazioni, la SoloPerGian è una grappa unica: una fusione delle tre Riserve di Nebbiolo, Barbera e Moscato, affinate per dieci anni. Una dedizione affettuosa a Gianfranco Berta, figlio di Paolo e zio di Giulia, che evoca profumi di frutta matura, cacao e vaniglia. Parte da 23 euro. E quando la assaggi, capisci perché questa terra non si dimentica mai.
I krumiri Rossi, a Casale Monferrato, sono un’esperienza sensoriale che inizia già dalla piazza. L’inconfondibile profumo di burro ti chiama, ti invita a varcare la soglia del laboratorio dove vengono prodotti a mano i celebri biscotti con la forma ricurva ispirata ai baffi di Vittorio Emanuele II. Cinque ingredienti solo: uova, burro, farina, zucchero e vanillina. E tanta passione. Dal 1878 seguono la ricetta originale del pasticcere Domenico Rossi. 300 grammi costano 10,50 euro. Ma non è solo un biscotto: è un pezzo di storia che si scioglie in bocca, amato al Quirinale, a Montecitorio e perfino alla Casa Bianca. E quando esci dal negozio, la borsa frigo piena di dolci con la crema, ti chiedi come mai nessuno te l’abbia mai detto prima.
Dove dormire: tra suite e spa sulle colline
Villa Prato a Mombaruzzo non è un hotel: è un’esperienza. Ogni stanza è diversa dall’altra, dedicate a un membro della famiglia Prato. C’è lo Studio di Antonio, con le finestre a nicchia e i tendaggi carta da zucchero. La Foresteria di Stefano Alessandro, con i tessuti damascati e le poltrone imbottite. E la stanza di Donna Adele, una mansarda con le doghe in legno e luminosi lucernari. La famiglia Berta, già distillatori, ha acquisito il complesso nel 2006 e dopo un decennio di restauri lo ha portato al massimo splendore. Le terrazze dalle magnifiche vetrate dominano le Alpi, le sale affrescate risalgono al Duecento. Una notte costa 250 euro. E quando sei lì, con il silenzio che ti avvolge e il profumo della grappa che arriva dalla cantina sottostante, capisci perché questa terra è così speciale.
Il ristorante L’Officina, dentro Villa Prato, è dove lo chef Stefano Grasso trasforma la tradizione in qualcosa di nuovo senza mai perderne l’anima. Il menù parte dall’insalata di lingua di vitello e bagnetto, passa per l’agnolotto al sugo d’arrosto e arriva alla rollata di coniglio con le bietole. Ogni piatto è un dialogo con la terra, un’esplorazione di sapori che sembrano raccontare storie antiche. E quando esci, con il cielo che si tinge di viola sulle colline monferratesi, ti chiedi: quando torni?
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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