Nadia Santini, prima donna italiana con tre stelle Michelin

Morta a 72 anni la cuoca che ha portato il Dal Pescatore di Runate alle tre stelle, prima in Italia.

di Alessandro Ratti · 2 novembre 2026 · 4 min di lettura

Tavolo di legno infarinato con sfoglia di pasta fresca, matterello e ripieno di zucca per i tortelli, in una cucina di campagna.

Nadia Santini è morta il 2 novembre 2026, a 72 anni. La notizia l'ha data la famiglia, con un messaggio che restituisce il carattere di una donna che ha sempre preferito la sostanza alla celebrazione: «Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla sensibilità, all'empatia e all'amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all'etica del lavoro e alla semplicità. Grazie Nadia, grazie Mamma».

Quello che lascia è un vuoto in una storia di ristorazione tipicamente italiana. Nadia Santini è arrivata dove nessun'altra chef donna era arrivata in Italia: le tre stelle Michelin. Da sola, per prima. E lì è rimasta, con la sua famiglia, silenziosa, rispettando la tradizione, il territorio e la fatica di una vita dedicata al ristorante.

Il ristorante è Dal Pescatore, a Runate, frazione di Canneto sull'Oglio, in provincia di Mantova. Trent'anni di stella Michelin sono il risultato di quella dedizione e di quell'amore. Un luogo diventato emblema di una tradizione italiana non solo gastronomica, ma di ristorazione: un'impresa di famiglia tenuta in piedi dall'unione dei suoi componenti, dal sacrificio e dal lavoro di tutti. Come succede ad altre migliaia di piccolissime aziende italiane, che su questa rete di sangue fondano il loro successo, o anche solo la capacità di stare in piedi.

Da Scienze politiche alla cucina di famiglia

Nata a San Pietro Mussolino, in provincia di Vicenza, nel 1954, Nadia Cavaliere – il cognome da nubile – non aveva in programma di diventare chef. Quando conosce Antonio Santini, futuro marito e compagno di una vita, studia Scienze politiche. Si incontrano all'università e si sposano nel 1974. Antonio viene da una famiglia di ristoratori: Dal Pescatore allora è una trattoria di campagna, che i due decidono di trasformare in un ristorante di alta cucina.

La scelta cambia il destino di entrambi. Dopo il matrimonio partono per un viaggio di nozze in Francia, lungo circa un mese e mezzo. Lì scoprono e studiano la grande cucina francese. Tornati in Italia, Antonio si occupa dell'accoglienza e della sala, Nadia entra in cucina. Ad aspettarla ci sono due figure fondamentali per la sua formazione: la suocera Bruna e la nonna Teresa, custodi di un patrimonio di ricette e conoscenze tramandate in famiglia.

Nadia non segue il percorso canonico dei grandi chef. Niente scuole prestigiose, niente lunghe esperienze nelle cucine di altri ristoranti. Impara sul campo: osserva, assaggia, sperimenta e costruisce una propria identità gastronomica. È un'autodidatta. Nella tradizione di famiglia trova il punto di partenza per arrivare molto lontano.

1982, 1988, 1996: le tre stelle

I primi risultati non tardano. Nel 1978 iniziano a uscire i primi articoli dedicati alla cucina del ristorante. Nel 1982 arriva la prima stella Michelin, nel 1988 la seconda. Poi, nel 1996, il riconoscimento più importante: Dal Pescatore conquista la terza stella. È il capitolo che fa entrare Nadia Santini nella storia gastronomica italiana. Il record non è solo essere la prima donna italiana a conquistare tre stelle. È averlo fatto senza mai aver bisogno di effetti speciali per imporsi.

Tra i piatti che raccontano meglio la sua identità ci sono i tortelli di zucca, preparazione simbolo della tradizione mantovana, gli agnoli in brodo di gallina, i risotti, le lumache, le rane e le ricette a base di pesce d'acqua dolce, come l'anguilla alla brace. Piatti che hanno attraversato generazioni e che nella sua cucina hanno trovato una nuova forma di eleganza.

Il premio mondiale e il titolo di Chef Mentor

La consacrazione internazionale arriva nel 2013. La giuria dei World's 50 Best Restaurants le assegna il premio Veuve Clicquot World's Best Female Chef e la riconosce come migliore chef donna del mondo. Il nome di Nadia Santini va così oltre i confini italiani e rende visibile il lavoro di una cuoca che per scelta aveva sempre tenuto un profilo lontano dai clamori mediatici.

Nel 2022 arriva un altro riconoscimento: la Guida Michelin le conferisce il titolo di Chef Mentor, celebrando il suo ruolo di riferimento per le nuove generazioni di cuochi. L'eredità non si misura solo nelle stelle conquistate, ma nella capacità di trasmettere un'idea di cucina fondata sulla disciplina, sull'umiltà e sulla conoscenza.

A tirare la sfoglia per i tortelli di zucca, lontana dai riflettori delle grandi capitali gastronomiche – forse per indole, forse per anagrafe – Nadia Santini è rimasta fino alla fine. Il solco di cui parla la sua famiglia resta lì, in una trattoria di campagna diventata ristorante di alta cucina: chi lo raccoglierà?

Spunto di cronaca: Dissapore

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