PAC, tagli al biologico: cosa cambia dal 2028
Il Consiglio Ue ha approvato una posizione negoziale che elimina l'obbligo di aiuti all'agricoltura biologica. Ora la palla passa al Parlamento europeo.
di Redazione Chiavi del Gusto · 2 novembre 2026 · 3 min di lettura

Il 26 ottobre, a Lussemburgo, il Consiglio Agricoltura e Pesca dell'Ue ha chiuso un accordo sulla riforma della PAC post 2027. La riforma va di pari passo con il nuovo bilancio europeo 2028-34. Dentro quell'intesa c'è un'ipotesi che tocca da vicino il biologico: togliere l'obbligo di prevedere aiuti al settore.
Cosa prevede la proposta sul biologico
In pratica, ogni Stato membro sarebbe libero di decidere se destinare o no fondi all'agricoltura biologica. La motivazione ufficiale è semplificare la PAC e dare più autonomia ai singoli Paesi, che potrebbero distribuire gli aiuti in base alle proprie necessità agricole. Ma non è una decisione definitiva: il Consiglio ha approvato una posizione negoziale, che ora dovrà passare il confronto con il Parlamento europeo.
Il nodo è tutto qui. Se l'obbligo cade, la geografia degli aiuti cambia e si rischia di creare situazioni di serie A e serie B, con disparità economiche più forti tra gli Stati dell'Unione. Conseguenza diretta: alcuni Paesi diventerebbero più concorrenziali di altri sul biologico.
La richiesta delle associazioni: il 30% del bilancio
A rappresentare gli operatori del biologico in Europa è IFOAM Organics Europe. Insieme alle associazioni chiede l'opposto: destinare il 30% del bilancio della futura PAC ad azioni agroambientali e climatiche, aiuti all'agricoltura biologica compresi.
Il quadro di riferimento è la strategia Farm to Fork, presentata nel 2020 nell'ambito del Green Deal. Fissa l'obiettivo del 25% della superficie agricola dell'Unione coltivata a biologico entro il 2030. Prevede anche di ridurre del 50% l'uso e il rischio dei pesticidi chimici e di tagliare almeno il 20% dell'impiego dei fertilizzanti, sempre entro il 2030.
In Italia la preoccupazione è arrivata nero su bianco. FederBio, la federazione italiana delle associazioni del biologico, in un comunicato ha espresso forte preoccupazione per la decisione del Consiglio europeo.
L'Italia, 2.377.749 ettari a biologico
L'Italia è tra i Paesi con la maggiore superficie coltivata a biologico e sta ai primi posti nell'Unione per incidenza del biologico sulla superficie agricola complessiva. Il rapporto Bio in cifre 2026 dice che nel 2025 gli ettari erano 2.377.749, pari al 19,4% della superficie agricola utilizzata nazionale.
L'idea degli operatori italiani è arrivare al 25% entro il 2027, tre anni prima di quanto chiede l'Ue. Al momento la politica nazionale sembra collaborare: l'obiettivo è inserito anche nel Piano strategico nazionale della PAC, che prevede oltre 2 miliardi di euro per sostenere l'agricoltura biologica.
Quest'anno il Ministero dell'Agricoltura ha introdotto il nuovo marchio biologico italiano, pensato per valorizzare le produzioni fatte con materie prime interamente nazionali. Il marchio è disciplinato da un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio 2026, è volontario e gratuito e si affianca al logo biologico europeo, già obbligatorio per i prodotti biologici preimballati dell'Unione.
Resta il punto di partenza. Se l'Italia decidesse di non proseguire con i finanziamenti a questo tipo di agricoltura, l'obiettivo del 25% entro il 2027 sarebbe a rischio. E non è escluso un arretramento delle superfici coltivate a biologico.
Spunto di cronaca: Dissapore
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