Palazzo Petrucci porta la pizza sulla spiaggia di Posillipo

La famiglia Iaccarino accende un forno a legna dove prima c'era solo sabbia e ristorante stellato.

di Elena Marchetti · 8 settembre 2026 · 5 min di lettura

La pizzeria Palazzo Petrucci sulla spiaggia di Posillipo al tramonto: gazebo bianco, forno a legna nero acceso, tavoli apparecchiati, sullo sfondo il Golfo di Napoli e il Vesuvio.

L'odore della brace arriva prima del saluto. Siamo al confine tra Marechiaro e Posillipo, nell'edificio che da vent'anni ospita Palazzo Petrucci: due stelle Michelin, una cantina che è una enciclopedia, una terrazza che guarda il Vesuvio dritto negli occhi. Da ieri sera, però, al piano terra — letteralmente sulla sabbia — c'è un forno Stefano Ferrara nero lucido che sputa fiamme a quattrocento gradi. Non un corner, non un afterthought. Una pizzeria vera, con ingresso indipendente, trenta coperti sotto un gazebo bianco che trema al vento di libeccio e una vetrata che la notte la chiude senza spegnere la vista.

L'apertura è di queste ore, comunicata con la discrezione di chi non ha bisogno di strombazzare. Lino Scarallo, chef patron dal 2007, ha supervisionato impasti e topping per mesi. "Volevo la pizza che mangerei io a mezzanotte dopo il servizio", ha detto seduto a un tavolo di plastica bianca, un calice di Per'e Palummò in mano. La brigata di cucina è la stessa: sotto la guida di Salvatore Iaccarino, figlio del patron, ruotano gli stessi ragazzi che mandano fuori i bottoni di ricotta di bufala al limone. Cambia solo il ritmo. E il prezzo.

Il forno dove non te l'aspetti

L'impasto lavora ventiquattro ore a temperatura controllata, farina 0 Caputo Blu, idratazione al sessantacinque per cento, lievito madre rinfrescato ogni giorno. Nessuna poolish, nessun blend segreto. La stesura è classica, cornicione pronunciato ma non iperbolico, disco di ventotto centimetri che regge il peso del pomodoro senza cedere. La Margherita costa dodici euro: San Marzano DOP Agro Sarnese-Nocerino, fiordilatte di Agerola tagliato a mano, basilico dell'orto di Posillipo, olio evo Ravece. La Marinara, nove euro, usa lo stesso pomodoro, aglio di Ufita, origano selvatico del Cilento. C'è una pizza "Petrucci" a sedici euro: provola affumicata, pomodorino del Piennolo, crudo di Parma ventiquattro mesi, scaglie di Parmigiano Reggiano trentasei mesi. Nessuna frittura in carta, nessun calzone. Solo pizza tonda. Bevande: acqua, birra artigianale del Birrificio dell'Aspide, vini al calice dalla cantina di sopra — stessa etichetta, prezzo da enoteca.

Il primo morso è silenzio. Il cornicione crosta sotto i denti, l'interno è nuvola tiepida, il pomodoro ha quella dolcezza acida che solo il San Marzano vero sa dare. La bufala non annega l'impasto, lo accarezza. È pizza napoletana ortodossa, pulita, senza concessioni all'estetica da social. Ma il vero colpo è il contesto: mangi con i piedi nella sabbia compatta, il rumore del mare che copre le voci, una stella cadente che taglia il buio sopra Nisida. Il servizio è giovane, preparato, non invadente. Ti portano l'olio in un piccolo boccio di ceramica, ti spiegano l'origine del pomodoro se chiedi, altrimenti spariscono.

Tra il gazebo e la sala vetrata

La struttura è provvisoria solo sulla carta. Il gazebo ha pavimento in legno rialzato, riscaldatori a fungo per l'autunno, tendaggi laterali che si chiudono a zip. Dentro, tavoli quadrati in teak, sedie in corda intrecciata, tovagliette di carta paglia. Niente tovaglia di lino, niente posate d'argento: coltello e forchetta in acciaio satinato, piatti in gres bianco opaco. La vetrata a tutta altezza scorre su binari invisibili: aperta è continuum con la spiaggia, chiusa protegge dalla salsedine senza tagliare l'orizzonte. I bagno sono quelli della spiaggia privata Petrucci — puliti, forniti, con doccia calda — a trenta metri dai tavoli. Un dettaglio che conta quando porti i bambini o quando il vino sale.

Qualche sbavatura c'è. Il servizio al tavolo, abituato ai ritmi della gastronomica, fatica a stare dietro al turnover della pizza: tra il primo e il secondo giro possono passare venti minuti. Il vino al calice arriva a temperatura ambiente, non in ghiacciaia — per un Falanghina è un peccato. Il coperto, tre euro, compare in conto senza preavviso nel menu. E il vento, ieri sera, ha spento due candele su tre portate al tavolo: gesto romantico, gestione pratica zero. Ma sono difetti da rodaggio, non strutturali. La pizza resta al centro. E regge.

Il conto e la cantina

Due persone: due pizze, un'acqua, un calice di Piedirosso e uno di Falanghina, coperto. Totale cinquantotto euro. Onesto per Posillipo, onesto per la materia prima, onesto per la location. La carta dei vini è un estratto della cantina stellata: duecento etichette, focus Campania ma aperture su Borgogna, Mosella, Etna. Si può salire al piano di sopra per il caffè e un distillato — la grappa di Moscato di Saracena vale la salita — ma la maggioranza resta giù, a finire la bottiglia guardando le luci delle barche al largo. Nessun dolce in carta, per ora. "Arrivano a ottobre", promette Salvatore. "Babà e pastiera, versione spiaggia".

Il confronto con le altre pizzerie sul mare napoletane è inevitabile. Da Adolfo a Laurito fa fritti e pizza al portafoglio, qui si sta seduti e si usa il coltello. Le due anime di Marechiaro — la popolare e la borghese — convivono a duecento metri senza incrociarsi. Palazzo Petrucci Spiaggia non ruba clienti a nessuno: ne crea di nuovi. Quelli che vogliono la pizza di livello gastronomico senza la giacca, il rituale, le tre ore. Quelli che cercano il tramonto e trovano anche la tecnica. È un'operazione di posizionamento intelligente: il brand stellato scende a terra, si sporca le mani di farina, guadagna volume senza diluire valore.

Perché tornare a settembre

Agosto è il test, settembre la verità. La spiaggia si svuota, i turisti vanno via, restano i napoletani che conoscono il valore di un San Marzano vero. Il forno resterà acceso tutto l'anno, dicono i Iaccarino. Il gazebo sarà smontato a novembre, la vetrata diventerà parete fissa, i riscaldatori basteranno per l'inverno mite di Posillipo. Il menu si allargherà: pizze stagionali con zucca lunga, cicoria, salsiccia di maiale nero casertano. La cantina ruoterà verso i rossi strutturati. La sfida non è l'estate. È gennaio, quando il mare è nero e il vento fischia tra i piloni del gazebo smontato. Se la pizza terrà quella temperatura lì — croccante fuori, umida dentro — mentre fuori piove, allora Scarallo avrà vinto. Noi torneremo a verificare. Con il libeccio in faccia e il Vesuvio alle spalle.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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