Porta per il Mediterraneo, a Napoli il Premio per 12 giovani artisti

Dal 16 al 27 novembre dodici studenti da cinque Paesi in residenza all'Accademia di Belle Arti, poi la mostra al Real Albergo dei Poveri.

di Giulia Ferrero · 28 ottobre 2026 · 4 min di lettura

Giovani artisti al lavoro attorno a un tavolo con schizzi, modelli in argilla e impasti, in una sala storica del Real Albergo dei Poveri a Napoli

In aereo da Napoli a Tunisi si vola un'ora e quarantacinque minuti. Per arrivare ad Amburgo ne servono due e venticinque. Antimo Caputo parte da questo scarto, da un dato geografico prima che temporale, per raccontare il progetto presentato insieme all'Accademia di Belle Arti di Napoli e a Valore Italia: Porta per il Mediterraneo, seconda puntata del Premio dedicato alla cultura e, soprattutto, ai giovani. Il luogo scelto per la presentazione è già di per sé un programma: il Real Albergo dei Poveri a Piazza Carlo III, in fase di ristrutturazione.

Dodici studenti, due gruppi, un solo vincolo

Dal 16 al 27 novembre dodici studenti di istituzioni accademiche di Marocco, Libano, Tunisia, Egitto e Giordania danno vita a una residenza d'artista internazionale. Li ospitano gli spazi e i laboratori dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ad accoglierli saranno dodici studenti dell'accademia napoletana. Convivenza, confronto, creazione condivisa: il percorso delle opere nasce così, stando insieme nello stesso posto.

I partecipanti sono organizzati in due gruppi. Ognuno è composto da sei studenti internazionali, uno per ogni Accademia coinvolta, e da sei studenti dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Le opere da realizzare in totale sono dodici e i linguaggi ammessi spaziano tra installazioni, performance, opere site-specific e sculture. Un solo limite: ogni lavoro deve rappresentare la sintesi dell'incontro tra gli artisti.

Il risultato si mostra al pubblico sabato 28 e domenica 29 novembre, in una mostra negli spazi del Real Albergo dei Poveri. Prima, il progetto passa però dalle aule: la ricognizione artistica si trasferisce nei diversi Paesi che partecipano, con il sostegno delle ambasciate e degli istituti di cultura italiani nei cinque Paesi, presenti alla presentazione in streaming collettivo.

Le sei accademie coinvolte

Le istituzioni chiamate in causa sono sei. Institut National des Beaux-Arts (INBA) di Tétouan, in Marocco, e École Supérieure des Beaux-Arts de Casablanca (ESBAC), sempre in Marocco. Poi Islamic University of Lebanon di Beirut, in Libano. Institut Supérieur des Beaux-Arts de Tunis (ISBAT), in Tunisia. Helwan University – Faculty of Applied Arts del Cairo, in Egitto. University of Jordan – Department of Visual Arts di Amman, in Giordania.

Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia, il centro di ricerca e alta formazione dedicato al restauro, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, spiega cosa significa la seconda edizione del Premio. "Il progetto Porta per il Mediterraneo significa valorizzare il talento nelle nuove generazioni e riconoscere alla cultura un ruolo fondamentale nella costruzione di relazioni durature tra Paesi e comunità". Il percorso, aggiunge, è reso possibile "dalla generosità e dalla sensibilità di Mulino Caputo, il cui impegno rappresenta un esempio virtuoso di mecenatismo culturale e di sostegno concreto alla creatività e al talento dei giovani".

Il Premio Caputo, si legge nella presentazione del progetto, promuove una visione della cultura come spazio di incontro e collaborazione, capace di superare i confini geografici e mettere in dialogo esperienze, competenze e sensibilità diverse.

Grano, farina, acqua: l'altra metà del progetto

Il mecenatismo di Antimo Caputo ha un fondamento semplice come l'idea del grano motore di nutrimento e di vita. Grano, farina e acqua sono le parole chiave di questo intervento del Mulino, che ha a cuore il linguaggio e la cultura napoletana. Non è la prima collaborazione culturale con Valore Italia: il Mulino Caputo ha finanziato il restauro conservativo di 30 opere della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, condotto dalla Scuola di Restauro di Botticino, oggi nel MIND – Milano Innovation District, braccio operativo di Valore Italia.

Sul fronte gastronomico il confronto passa dalla trasformazione dell'ingrediente, quella che accomuna le espressioni dell'arte bianca. Khobz nordafricano, pita levantina, pane azzimo, focaccia e pita greca, fino ad arrivare alla pizza napoletana: sono questi i punti di congiunzione elencati. La trasformazione della materia diventa così atto culturale e riconoscibilità del valore di ciascuna gastronomia locale.

Giuseppe Gaeta, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, chiude il ragionamento con una frase che tiene insieme i due mondi: "Immaginare qualcosa che non esiste accomuna artisti e imprenditori". Il messaggio di cooperazione non si esaurisce al vernissage. Saranno i cinque Paesi a ospitare pizzaioli e panificatori del Mulino Caputo, chiamati a illustrare ai giovani studenti delle Accademie di Belle Arti i loro processi di trasformazione della farina. Belle Arti e arte bianca provano a trovarsi su un terreno comune, dentro questa Porta.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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