Pollica, Eroe del Cibo FAO: qui nasce la dieta mediterranea
Il comune del Cilento è il primo in Italia a ricevere il riconoscimento della FAO, nel luogo dove Ancel e Margaret Keys codificarono il modello alimentare che ha cambiato la scienza nutrizionale.
di Marco De Luca · 25 settembre 2026 · 5 min di lettura

Sul muro del municipio di Pollica, 170 metri sopra il mare, una targa ricorda che qui è stata codificata la dieta mediterranea. Oggi pomeriggio il comune del Cilento riceve un titolo nuovo: Eroe del Cibo, assegnato dalla FAO nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Una ventina di comuni nel mondo, Pollica è l'unico in Italia. Il sindaco Stefano Pisani non nasconde l'emozione ma parla di lavoro: «Il riconoscimento non è un traguardo, è un obbligo». Ha ragione. Le targhe si mangiano, se non hai un progetto.
Il paese conta 2.200 abitanti. D'estate si moltiplica, ma fuori stagione resta quello che è: un borgo di pescatori e contadini appeso tra gli ulivi e il Tirreno. Arrivi da Salerno in mezz'ora di curva, superi Pioppi, e capisci perché qualcuno abbia scelto proprio questo luogo per studiare cosa mangia la gente quando sta bene.
Quando Keys scelse il Cilento
Lo studiò a Minneapolis, lo studiò a Napoli, lo studiò a Pollica. Lo scienziato americano era partito da un'intuizione semplice e un dato preoccupante: i bomber americani della Seconda guerra mondiale morivano d'infarto a quarant'anni. Qualcosa nella dieta spiegava la differenza tra Minneapolis e Napoli. Nel 1958 Keys avviò lo studio dei Sette Paesi, e il Cilento diventò uno degli osservatori principali. Con lui c'era Margaret, sua moglie, che non si limitava a raccogliere dati ma cucinava. Pubblicò un libro di ricette nel 1959, «Eat Well and Stay Well», tradotto in italiano solo anni dopo. Margaret andava al mercato di Pollica, parlava con le pescivendole, annotava i modi di conservare il tonno sotto sale.
Il dato che emerse fu chiaro: a Pioppi, frazione di Pollica, i livelli di colesterolo erano i più bassi del campione. La mortalità cardiovascolare, un quarto di quella registrata in Finlandia. Non era un caso clinico isolato: era un sistema alimentare intero, fondato su olio d'oliva, pane integrale, legumi, pesce azzurro, poco vino, pochissima carne.
Oltre la zuppa: il sistema alimentare
Parliamo di una dieta che non è mai stata una dieta. Non nel senso che diamo oggi alla parola, almeno. Era il modo in cui mangiava una comunità di contadini e pescatori che non poteva permettersi altro. Il maiale si ammazzava una volta all'anno, il pesce era quello del giorno, l'olio veniva dalle piante del proprio fondo. Il sistema alimentare mediterraneo — perché di sistema si tratta — nasce da una penuria che si trasforma in virtù. Keys lo capì e lo tradusse in numeri per la comunità scientifica internazionale.
La dieta mediterranea è patrimonio immateriale dell'Umanità UNESCO dal 2010, iscritta su proposta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco. Pollica è il comune capofila della rete italiana, che oggi conta oltre cento comuni tra Cilento, Costa d'Amalfi e Lucania. La sede operativa è a Pioppi, in un museo dedicato alla dieta che attira 15.000 visitatori l'anno.
Abbiamo visitato il museo di Pioppi a maggio. È piccolo, essenziale, ben fatto. Le sale raccontano il lavoro di Keys con fotografie d'epoca, strumenti di misura, diari di campo. Ma ciò che colpisce non è la museografia: è la lista della spesa appesa in cucina. Ceci, fave, olive, alici, pomodori, pane di grano duro. Costo totale, negli anni Sessanta, inferiore a quello di un pasto al fast food di oggi. È una provocazione che funziona. Ti fa pensare a quanto sia costato, in senso letterale, abbandonare quel modello.
Pollica oggi: cosa resta del modello
Il problema vero è questo: la dieta mediterranea si studia a Pollica, ma a Pollica si mangia ancora così? La risposta è sfaccettata. Sì, nei pranzi delle associazioni, nelle feste patronali, nelle case delle persone più anziane. Nei ristoranti ci sono eccezioni di altissimo livello — citiamo La Taverna del Capitano ad Acciaroli, dove Vittorio Scali serve una zuppa di cicerchia e fave che racconta il territorio meglio di dieci saggi — ma il turismo di massa ha portato anche pizzerie, hamburger, supplì. Il Cilento è diventato meta estiva e la pressione del mercato si vede. Non è un problema solo di Pollica: è il paradosso dei luoghi della dieta, che esportano un modello ma ne perdono la pratica quotidiana.
I numeri dell'obesità infantile in Campania raccontano una storia diversa. Il 30% dei bambini campani tra 8 e 9 anni è in sovrappeso, dato più alto d'Europa. A Pollica si lavora per invertire la tendenza: mense scolastiche basate sul modello mediterraneo, orti didattici, progetti con l'Istituto Nazionale Tumori di Napoli. Il titolo di Eroe del Cibo della FAO arriva anche per questo.
Stefano Pisani guida il comune dal 2016. Sotto la sua gestione, Pollica ha lanciato il manifesto della dieta mediterranea come bene comune: un documento che lega la tutela del paesaggio agrario alla sovranità alimentare. La farina di Senatore Cappelli, le alici di menaica, la colatura di Cetara, i fichi bianchi del Cilento: prodotti che esistono perché esiste un territorio che li protegge.
Il riconoscimento FAO e cosa cambia
Il titolo di Food Hero della FAO non comporta fondi diretti. È un riconoscimento morale, ma ha un peso politico: inserisce Pollica nella rete globale dei sistemi alimentari sostenibili, mette il comune in contatto con istituzioni internazionali, apre canali di finanziamento europei che altrimenti resterebbero inaccessibili. Pisani lo dice chiaramente: «Noi non abbiamo il budget per fare da soli. Il titolo ci dà accesso a programmi come Horizon Europe e PRIMA, che finanziano ricerca su sistemi alimentari nel Mediterraneo». La dieta mediterranea, in questo quadro, smette di essere curiosità folkloristica e diventa progetto di politica agricola.
C'è un rischio, va detto. I riconoscimenti internazionali possono trasformarsi in polvere mediatica: una conferenza stampa, qualche articolo, e poi nulla. Pollica ha evitato questa sorte finora perché ha costruito una rete di persone — ricercatori, produttori, cuochi, amministratori — che lavora tutto l'anno. Il Living Lab della dieta mediterranea, attivo dal 2022, coordina progetti di ricerca con l'Università di Napoli Federico II e il CREA. Sono i numeri che contano, non le targhe.
Resta una domanda. Ieri sera, dopo la cerimonia, siamo andati a mangiare alla marina di Acciaroli. Alici marinate, pane di grano duro, olio del Cilento DOP. Una bottiglia di Fiano di Castel San Lorenzo. Il conto: 28 euro a testa. Abbiamo pensato a Keys, a Margaret, alle loro annotazioni di campo. Si chiedevano perché quella gente stesse bene. Oggi ci chiediamo se quella gente ci sia ancora.
Spunto di cronaca: Dissapore
Newsletter
Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì
Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.



