Polpi, in UK la pesca esplode: export a 12,8 milioni di sterline
Gli sbarchi nei porti britannici sono cresciuti di quasi il 1.500% dal 2021: il cambiamento climatico ha portato il mollusco in mari dove era poco noto.
di Giulia Ferrero · 18 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Nel 2021 nei porti britannici si sbarcavano in media 220 tonnellate di polpo l'anno. Oggi si superano le 3.700. Un balzo di quasi il 1.500%, secondo i numeri Reuters: il mollusco è diventato di casa in mari dove fino a poco tempo fa era poco noto.
Un mollusco che non era di casa
A spingere il polpo verso le coste britanniche è il cambiamento climatico. Gli scienziati che seguono il fenomeno parlano della proliferazione più imponente vista al largo delle coste sud-occidentali del Paese da almeno 75 anni.
Per chi va per mare l'effetto è doppio. Il polpo si vende bene e ha un valore economico medio-alto: alcuni pescatori ne hanno tratto vantaggio.
Export a 12,8 milioni di sterline
Seafish, l'organizzazione di settore britannica, mette i numeri nero su bianco: le esportazioni britanniche di polpo sono passate dalle 164.000 sterline (circa 189.000 euro) dell'anno precedente a 12,8 milioni di sterline (circa 14,7 milioni di euro) nel 2025. A trainare la domanda sono Francia e Spagna.
Il mercato interno invece non si è mosso. Il consumo di polpo in Gran Bretagna non sembra aumentato, e ci vorrà tempo perché il Paese prenda questa abitudine a tavola.
Il governo studia le regole
Il 15 ottobre 2026 il Defra, il dipartimento britannico per l'Ambiente, ha riunito pescatori, ricercatori e autorità in una conferenza. L'obiettivo era capire come gestire una risorsa che potrebbe diventare strutturale.
Anjali Goswami, consulente scientifica principale del dipartimento, ha dichiarato che l'aumento dei polpi nelle acque britanniche è «un chiaro promemoria di quanto rapidamente possa cambiare il nostro ecosistema marino».
Granchi, aragoste e capesante pagano il conto
L'altro lato della medaglia si vede nelle catture. Il polpo si ciba di crostacei e molluschi altrettanto pregiati — granchi, aragoste, capesante — e le loro popolazioni calano. In alcune attività di pesca le catture sono diminuite del 30-50%, con perdite per i settori colpiti superiori a 10 milioni di sterline (oltre 11,5 milioni di euro) nel 2025.
Una ricerca pubblicata quest'anno, intitolata Common octopus (Octopus vulgaris) blooms off the Southwest of the UK: History, trends, causes and consequences, firmata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Plymouth con la partecipazione della Marine Biological Association e del Plymouth Marine Laboratory, ha rilevato che tutte le principali proliferazioni di polpi registrate nella regione negli ultimi 125 anni hanno coinciso con condizioni marine insolitamente calde.
Il cambiamento è probabilmente irreversibile e la pesca dovrà adeguarsi. Rispetto ad altre infestazioni — il caso del granchio blu — i polpi hanno un valore di mercato che permette ai pescatori di limitare i danni, se non di migliorare il fatturato.
C'è un dettaglio che pesa sui piani futuri: il polpo è uno dei pochi animali marini che non si può allevare. Per le sue caratteristiche genetiche e comportamentali deperisce in modo importante chiuso in gabbia. Resta la pesca, con tutto quello che comporta.
Spunto di cronaca: Dissapore
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