Pomodoro e cervello: lo studio su concentrazione e licopene

A maggio 2026 su Antioxidants una ricerca su 47 adulti sani: chi ha seguito la dieta con concentrato di pomodoro ha ottenuto voti più alti nei test di attenzione.

di Marco De Luca · 26 settembre 2026 · 3 min di lettura

Ciotola di concentrato di pomodoro su un tavolo di legno con pomodori freschi e basilico accanto.

Quarantasette adulti sani, tutti tra i 40 e i 55 anni. Alla fine in 42 hanno completato lo studio. Su questo campione si basa la ricerca pubblicata a maggio 2026 su Antioxidants, dal titolo "Tomato Intake Improves Cognitive Performance and Modulates Functional Brain Networks in Healthy Adults: A Randomized Crossover Clinical Trial". Diciassette autori. L'obiettivo era preciso: capire sul campo cosa succede al cervello quando si mangia concentrato di pomodoro.

Due cucchiai al giorno per tre mesi

Ai volontari hanno assegnato due diete. Ognuna andava seguita per tre mesi. Una prevedeva circa due cucchiai al giorno di concentrato di pomodoro. La quantità era calibrata sul peso corporeo, ma in media erano due cucchiai. In questa fase i partecipanti potevano tenere tutte le loro abitudini alimentari. Poi un mese di pausa e altri tre mesi con una dieta povera di alimenti rossi. Oltre al pomodoro, niente anguria, papaya, pompelmo e guava, il frutto rosso di origine messicana.

Prima e dopo ogni fase i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue, sottoposto alcuni volontari a scansioni cerebrali e misurato l'attenzione con un test carta e matita. Si chiama d2-R. Bisogna individuare in fretta certe lettere tra molte altre e fare attenzione ai piccoli segni che le accompagnano. In pratica, righe di "d" e "p" con trattini. Il compito è segnare solo le "d" accompagnate esattamente da due trattini, venti secondi per ogni riga. In media, chi aveva seguito la dieta ricca di concentrato di pomodoro e alimenti rossi ha ottenuto voti più alti nella concentrazione.

Perché il concentrato e non il pomodoro fresco

La scelta del concentrato non è casuale. Tra tutti i prodotti rossi è quello che contiene più licopene, il composto di cui i ricercatori volevano studiare gli effetti. Quello usato nello studio conteneva circa 111 mg di licopene per 100 grammi. La dose giornaliera di circa 35 grammi ne dava ai partecipanti poco più di 38 mg. Per ottenere lo stesso risultato con il pomodoro fresco se ne sarebbe dovuto mangiare molto di più.

Le analisi del sangue hanno confermato che chi aveva seguito la dieta del pomodoro aveva livelli di licopene nel sangue più alti. Il licopene è un carotenoide e, spiegano gli autori, riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica. È quindi plausibile che il composto arrivi anche al cervello, oltre a circolare nel sangue.

Il legame con la proteina BDNF

Il licopene è collegato anche a una proteina chiamata BDNF, che migliora la capacità delle cellule cerebrali di adattarsi. Sembra cioè che consumare pomodoro aiuti il cervello, quando è rilassato, a cancellare i legami neuronali ridondanti e a organizzare le risposte nervose in modo più efficiente.

Attenzione però. È uno studio preliminare, condotto su un campione limitato e molto omogeneo di persone. Non si può stabilire una correlazione causale certa tra pomodoro e concentrazione, anche se gli autori parlano di ottime possibilità che sia così.

A rafforzare l'ipotesi c'è un precedente studio pilota, condotto su persone anziane e riportato da ScienceAlert, testata di divulgazione scientifica. Per otto settimane avevano consumato un congee, una zuppa di riso cinese preparata con polvere di pomodoro, e le funzioni cognitive miglioravano.

Resta un punto aperto. Gli autori non attribuiscono l'effetto necessariamente al solo licopene. Il concentrato contiene anche altri carotenoidi e altri composti del pomodoro. La domanda quindi rimane: è il licopene a fare la differenza, o l'insieme della matrice del pomodoro?

Spunto di cronaca: Dissapore

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